Rimembranze di quando ho cominciato ad appassionarmi alla politica estera e ai grandi avvenimenti storici

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Avevo circa 9/10 anni ed era pertanto il fatidico 1956, quello, per intendersi, della Rivoluzione Ungherese, soffocata nel sangue dai carri sovietici e dell’occupazione del Canale di Suez.

Erano gli anni in cui l’Occidente (chiamiamolo così) doveva, ad ogni costo, difendere la democrazia dal comunismo. Alcuni ritenevano che, se attaccati, saremmo dovuti essere pronti a sacrificare le nostre stesse vite perché i figli dei nostri figli avessero sempre quella libertà che fu strappata all’assolutismo attraverso le più diverse ed ardue battaglie vinte nei secoli. Io piccolino (ma non troppo) sentivo parole che mi avrebbero segnato a vita: che la democrazia sarebbe potuta essere difesa solo se le potenze occidentali (così si chiamavano) fossero state capaci di dare ad essa il valore di un ideale anche capace di richiamare un largo seguito degli uomini che vivevano nel “mondo non collegato”, espressione che nessuno ha mai, dopo quegli anni, più usata.

 

Nessuno oggi non è collegato. Volente o nolente. La fissazione prevalente politica era che l’espansione del comunismo doveva essere arrestata, impedendo che le nazioni “non collegate”, chiamate così, passassero ad esso. Su questi timori in Italia (e non solo) nasce Gladio e da questa nascita si svilupperanno non poche cose di difficile lettura futura. Perché, tale struttura, nacque con queste finalità nobili ma nessuno, come a volte si fa con le creature in carne ed ossa, pensò poi a come si dovesse allevare/educare tale organismo e, soprattutto, gli uomini e le donne che lo componevano. Dicevo che in quegli anni il racconto era che le nazioni “non collegate”  in nessun modo dovevano passare al comunismo e ciò doveva realizzarsi con la difesa della democrazia ma il dibattito era incentrato a che non si ritenesse di presentare la forma di convivenza politica solo come una lotta condotta con lo scopo di mantenere ad ogni costo le condizioni di vantaggio dell’Occidente sul resto del Mondo. Perché, è doveroso ricordarlo, nel confronto con gli altri paesi, l’Occidente a quell’epoca aveva immense ricchezze a disposizione. 

 

La democrazia, si diceva in quei momenti di dibattito acceso, ha servito bene l’Occidente. Ed è quindi semplicemente naturale che l’Occidente la difenda. Ma se la difesa della democrazia apparirà (e così fu) nella luce in cui si presenta, non farà presa sul resto del mondo. Si diceva (e così fu) che la democrazia è un sistema buono per l’America, per l’Inghilterra, la Francia, il Canada e la Germania Ovest (all’epoca ancora divisa) e gli altri paesi occidentali, ma ci si chiedeva cosa mai essa potesse offrire al mondo “non collegato”. Così è stato. In quel momento era il comunismo, oggi è il pensiero islamico nelle varie sue articolazioni. Ancora una volta lo scontro è culturale e di valori. Cosa stiamo onestamente offrendo agli altri? Il comunismo fu battuto con una concomitanza di scelte culturali, di manovre economiche e, in alcuni casi, con la forza militare. Altre volte si presero legnate come in Vietnam. Ma si sconfisse il potere che il comunismo esercitava sul pensiero dei popoli. Ci pensò la cultura e la letteratura più che i cannoni. Zivago di Pasternak – per capirsi – più che le corazzate. Fu fatto conoscere il comunismo e quella conoscenza scavò il fosso alla dittatura. Ma di pari passo con la diffusione delle notizie sulla vera essenza del comunismo si provò a mettere in campo la conoscenza positiva dei grandi valori e dei grandi vantaggi della democrazia. Ci si provò e si investi molto in cultura e “libertà”. Anche in giustizia.

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Da troppi anni nulla si è fatto per propagandare i vantaggi di un mondo senza la violenza jihadista perché, diciamolo, il mondo culturale del campo della democrazia fa veramente schifo. Senza giustizia, senza equità, senza cultura. Il mondo dove dovrebbe regnare la demo-crazia, tiranneggiano i miliardari che hanno rimosso come e dove (e soprattutto grazie al sacrificio di chi) hanno accumulato le loro ricchezze. Tutto è lecito per i ricchi, fino a diventare presidente degli USA e far sedere, quando ci si assenta, la propria figlia al proprio posto tra i governati della Terra. Questo in America, mentre in Italia un ricco malandrino, diventato capo del governo con l’aiuto della Mafia, per decenni impedisce lo sviluppo equilibrato del Paese con le sue storture mentali da intrattenitore barzellettiere di un pubblico, secondo lui, in eterna crociera.  In Francia, arriva un Macron e la gente non si chiede come crescano i funghi che hanno solo apparentemente un DNA molto simile a quello degli umani. In Argentina (solo per fare un esempio tra i tanti altri), dopo anni di sofferenze, arrivano gli esponenti di una famiglia di miliardari a continuare a far soffrire la gente. In mezza Europa ci sono re e regine straricche seduti su tesori grondanti sangue versato per lo sfruttamento disumano attuato a spese di milioni di esseri viventi. O vogliamo far finta di non sapere perché la Regina d’Olanda è ricca? Così i re del Belgio? O quelli danesi? Lasciando da parte i massacratori dell’Impero inglese che hanno fatto ricca Elisabetta!

 

È ora di non nascondere nulla. Non ci si può più servire dell’imbroglio se si vuole affrontare la marea montante islamista. Ci sono milioni di affamati che spingono sulla riva sud del Mediterraneo. Dobbiamo fare scelte non ipocritamente buoniste ma intrinsecamente buone o dovremo considerare perduta la battaglia, prima ancora di vederla realmente iniziare. Perché, che sia chiaro, la fase insorgente non è ancora iniziata e, per ora, a macchia di leopardo, vedete solo episodi di terrorismo. Che già bastano per farvi cacare sotto. Figurarsi quando attaccheranno. Questo è il tempo della grandezza e, ad oggi, in “occidente”, non vedo grandezza. I Romani, che certo sapevano usare le armi, furono grandi perché, oltre che violenza ragionata, portarono la legge, le leggi, i commerci, l’acqua ovunque e la tolleranza per i culti.  Paradossalmente Roma portò l’ordine e la pace in un periodo storico in cui la pace non era prevista. I Francesi furono grandi solo quando propugnarono idee di libertà, di uguaglianza e di fraternità per tutti i popoli. Gli Stati Uniti furono grandi solo quando decisero, dopo tanti tentennamenti, di unirsi agli antinazifascisti di tutto il Mondo. Non si può raggiungere la grandezza correndo dietro soltanto ai propri interessi egoistici. Soltanto servendo gli altri e difendendo i diritti altrui si può entrare di diritto nella memoria storica.

Oreste Grani/Leo Rugens

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P. S.: Lewis M. Eisenberg, nuovo ambasciatore USA a Roma, finanziere (money – money) con difficoltà a capire di cosa si tratta quando si dice complessità mediterranea.

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