Sempre a proposito della lunga ombra dell’Eliseo

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Ci sono vari modi per parlare di giornalisti e di servizi segreti, di giornalisti che ricevono informazioni da ambienti riservati, di ambienti riservati che costruiscono false notizie grazie a giornalisti compiacenti e teste di cazzo che cadono nelle trappole che giornalisti al servizio dei servizi, predispongono. Ma di Bel Ami, pronti a tutto, è pieno il mondo e non c’è nulla da fare contro il fenomeno dilagante. Poi ci sono dei giornalisti atipici, di cui, in vita, pochi conoscono l’identità e il vero ruolo e dei corrispondenti di guerra capaci di servire verità e propria visone dei conflitti. Ci sono addirittura dei giornalisti che hanno la licenza di uccidere e non raccontando solo cazzate nei giornali un tempo ed oggi nella rete. Ed è di uno di questi giornalisti atipici che oggi vi voglio lasciare traccia, in questo marginale e ininfluente blog. Si tratta di William Bechtel (alias Grand Bill), uomo dei secoli scorsi, intendendo nato nel 1894, di doppia nazionalità, francese e svizzera, volontario in Indocina e combattente a Dien-Bien-Phu. Giornalista quindi dell’Agenzia di stampa ACMÈ ma che passa alla storia dei servizi e delle licenze di uccidere per aver avvelenato, per conto dei francesi dello SDECE, il 15 ottobre 1960, tale Felix-Roland Moumiè, oppositore del capo del regime camerunese Ahmadou Ahidjo per fare, si disse, un favore personale al Presidente della Repubblica francese Generale De Gaulle. Lo avvelena a Ginevra dove il camerunese (che muore, per lento rilascio delle sostanze avvelenanti, solo il 3 novembre successivo) era in contatto con i Cinesi già insediati, da anni, a Berna per preparare la loro penetrazione in Africa.

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Rileggete cosa afferma questo farneticatore quando parla di licenze di uccidere, di capi di stato, dei francesi, di De Gaulle: uccidere, per fare un favore al suo Presidente.

A quei tempi, in Italia, si parlava dei corazzieri che raccontavano che il nostro di presidente, Giovanni Gronchi, si fermava inopportunamente a casa delle mogli dei servitori dello Stato per, si presume, fotterle e, fottendole, umiliare i servitori dello Stato (mariti e scorte). In Francia si ordivano complotti e un giornalista patriota, per fare una gentilezza geopolitica al Capo dello Stato, invitava a pranzo, con la scusa di un’intervista, un politico fastidioso africano, e, durante la conversazione, lo avvelenava. Io so che quel  giornalista (!?) è morto a oltre 90 anni, nel 1986, nell’Ospedale Militare (!) Francese di Val-De-Grace, pieno di onorificenze. Vi aggiungo qualche particolare e vediamo se vi divertite un po’ ma, soprattutto, passata una parentesi alla Hollande (motorino per andare a fottere) capite che, con la Francia, quando c’è all’Eliseo un capo (ed ora sembra esserci), c’è poco da scherzare. SDECE o DGSE che vi vogliate chiamare.

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Si trattava quindi di tale Louis Bechtel, Luis William, Louis Despartes, Pierre Jurdan Charles o Claude Bonnet, ingegnere di formazione chimica, nato ad Epinal, ufficiale della riserva dell’esercito francese descritto come figura di ammirevole dedizione durante la Prima Guerra Mondiale. Un poliglotta (!!) che è arrivato a dirigere la Scuola per Interpreti per conto dell’Esercito Francese.

Se vedo che vi divertite a leggere queste mie stupidaggini, torno sull’argomento e vi parlo, con maggiore attenzione, di come questi signori francesi (anche il Grande Bill) dessero la caccia ai patrioti algerini del FLN (Ferhat Abbas, Ahmed Francis, Master Ellenberger mentre i nostri del SIFAR cercavano di dargli una mano a liberarsi del gioco francese.  Perché, non vi dimenticate, che un tempo sapevamo fare qualcosa oltre che consentire ai nostri 007 (senza licenza di uccidere!) di farsi i cazzi loro.

Oreste Grani/Leo Rugens che eviterebbe di sottovalutare la fase.  Scazzi, a Ventimiglia, compresi.   

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