Ma glieli vogliamo dare trent’anni al piromane arrestato per aver incendiato la Pineta di Castelfusano?

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Una volta tanto, pare sia stato arrestato il piromane.

La quasi flagranza consente di dire che (ovviamente fatte tutte le verifiche di legge) questa volta un bel quasi ergastolo glielo potremmo appioppare a questo pezzo di merda.

Direi che al 22enne idraulico, originario di Busto Arsizio, sorpreso proprio nell’area d’origine del rogo, e fermato dai Carabinieri della Stazione di Roma Acilia, deve aspettare, ben recluso, almeno per gli anni che ci vogliono per vedere tornare grandi, dopo averli impiantati anche con i suoi lavori forzati, gli alberi bruciati.

Se poi vuole, stanco della punizione (recluso e libero quanto basta per i lavori forzati con tanto di GPS sottocutaneo) dare fuoco al materasso in cella e soffocare, vediamo cosa si può fare per accontentarlo.

Ma la questione da troppi anni irrisolta di come ci si debba attrezzare per prevenirli e poi, eventualmente, quando fossero appiccati, spegnere gli incendi con la massima efficienza, è ben altro che la mia fesseria del giorno di poter dare trent’anni al Carneade piromane di turno. Quando rarissimamente venisse arrestato.

Non è materia mia ma da quel poco che capisco ci vuole una visione complessiva per affrontare un gioco al massacro di questa dimensione. I Canadair e gli elicotteri, se interpreto i segnali che emergono dalle cronache e dalle inchieste giornalistiche, non solo sono pochi, ma mal dislocati, tecnologicamente arretrati rispetto alle intelligenze artificiali di cui potrebbero essere dotati, ma il personale, sia pur eroicamente dedicato al settore pericolosissimo, è scarso e mal pagato. Ma soprattutto è scarso e impiegato a forte rischio di incidente.

Per ora ho fatto un accenno ma mi riservo di tornare sull’argomento quando farà meno inutile rumore parlarne sotto l’effetto, come siamo, della “stagionalità”.

In bocca la lupo ragazzi e grazie di tutto quanto state facendo per tutti noi.

Oreste Grani/Leo Rugens

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