Alle armi pronti a difendere la libertà e l’amica democrazia

jihad

L’Occidente (chiamo così un po’ di gente che vive in Europa e in giro per il resto del Mondo) può e deve accettare la tremenda sfida della guerra tra la gente perché non basteranno le mezze misure (e non mi riferisco a quelle relative alla sicurezza, campo nel quale che ognuno si sbizzarrisca a rialzo quanto vuole) per arrestare la marea dello jihadismo. Quelli di voi che se la sentono, devono prepararsi a sostenere, con ogni mezzo, anche prendendo le armi, le conquiste della società occidentale (continuo a chiamarla così) e quel tipo di progresso che essa ha, fino ad oggi, sia pur in parte e con non pochi limiti da non dimenticare, realizzato in favore della persona umana. Quelli che non vogliono arrendersi alla marea montante di nemici dell’uomo, devono far comprendere con molta chiarezza che queste conquiste, questi progressi hanno valore anche per le nazioni più modeste del mondo. Quelli che non vogliono arrendersi alla marea montante riconoscendo il benessere e il privilegio in cui vivono e la superiorità delle condizioni chiamiamole spirituali rispetto a quelle godute in altri Paesi con forme di organizzazione politica e sociale diverse, devono persuadere tutto il Mondo, e in special modo le nazioni non collegate al mondo jihadista e arabo, ch’esso è determinato dalla più seria e decisa volontà di avvalersi della sua condizione economica privilegiata per servire l’Umanità. In altre parole quelli che non vogliono arrendersi devono pensare e sviluppare un’azione su scala mondiale.

15-jihad

Oggi la sfida fra quelli che non si vogliono arrendere e il mondo variegato jihadista assume il valore d’un grave impegno ed implica una lotta che ci incute spavento in quanto dal suo esito dipenderà per lungo tempo, e forse per secoli, il corso stesso della storia. Anche per questo i problemi che derivano da questa sfida devono essere da noi delineati in termini chiari e precisi. Quali sono in effetti le uniche forze valide della democrazia e del campo delle libertà? Esse riposano nell’individuo. Ecco la risposta che mi stava a cuore emergesse. La democrazia o mondo delle libertà, considerata nello sviluppo da essa assunto grazie a lunghe lotte nell’Occidente stesso, potrà vivere o morire a seconda di quello che sapranno fare per difenderla coloro che realmente credono in essa. Difenderla con ogni mezzo, armi comprese. E questa è l’aria che tira e questo è il vento che va ascoltato. Possono stipularsi patti, possono istituirsi alleanze, possono riunirsi tra loro paesi aventi varie forme di governo, o in virtù di accordi spontanei, o per ragioni economiche di concorrenza ma la democrazia e la libertà non riposano genericamente sullo Stato. Anche quando gli Stati siano ispirati ad alti princìpi democratici, la lotta per la democrazia e per la libertà deve essere in definitiva combattuta dal singolo individuo.

jihad-terrorismo

Se si vuole che la democrazia esca trionfalmente da questo conflitto certo e già entrato nella fase post terroristica che si definisce dell’insorgenza e che nel prossimo periodo di 30-50 anni avrà carattere risolutivo, agli individui che credono nella libertà e nell’autonomo controllo delle proprie vite, bisogna far comprendere l’indicibile pericolo dell’ora presente. Essi devono condannare apertamente ogni forma di assoggettamento di un popolo ad un altro, ovunque esso risulti perpetuato. La difesa della libertà deve diventare una invocazione tale da suscitare rispondenza in tutti coloro che desiderano essere liberi. Liberi anche di prendere le armi in difesa della democrazia e della nostra libertà di pensiero. E tempo che la relazione tra il popolo e le forze armate torni al centro delle preoccupazioni di quelli che vedono lungo e questa relazione va coltivata sinergicamente ogni giorno diffondendo amore e rispetto per i nostri combattenti, gli unici che potranno, quando l’ora si farà buia, sostenuti dal popolo consapevole, tenere botta. Il resto è califfato.

Oreste Grani/Leo Rugens        

Annunci