Le parole hanno un peso e senza una bilancia interiore si possono usare inopportunamente

Baldelli informazione

Che cosa significa “controinformazione”? In che modo opera un circuito di controinformazione? Ma questo oggi, direte voi, che minchia va cercando? Sì, oggi, cerco rogna, più del solito. Ieri infatti, per valutare l’intervento di un relatore da parte di un altro, al Convegno “Intelligence Collettiva: I Servizi Segreti nel mondo” ho sentito usare (evocare?) la parola contro-informazione con un’accezione negativa del termine.

Il 23 maggio 1971, uscì, su il Manifesto, un primo tentativo di definizione secondo il quale la controinformazione sarebbe stata un’informazione, che prendendo in contropiede la “normale” informazione, le succhiava il sangue.

Mi piacque quella lettura vampiresca! Vantaggio pertanto della controinformazione sarebbe stato, secondo i compagni intellettuali dell’epoca, quello di cogliere il pubblico in un momento in cui “è già sensibilizzato” da qualcuno che sta parlando o scrivendo, e sulla base di quella attenzione riacutizzata, indurlo a considerare le cose in modo diverso. Già sensibilizzato? E quelle quattro stranote informazioni su Carrero Blanco, il suo tuffo acrobatico, e l’ETA le vogliamo spacciare per sensibilizzazione? Vogliamo chiamare “riacutizzare l’attenzione” parlare di Sua maestà britannica e l’Intelligence service senza neanche farci vedere qualche frame di film di 007?

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Oppure, quasi mezzo secolo dopo, dico io, controinformazione è, dicendolo dal basso di questo ininfluente e inattendibile blog, andare dove la gente si sta per “fare un sonno” sotto l’effetto oppiaceo e camomilloso delle banalità sparse a tutte mani perché nulla si chiarisca e nulla cambi, facendo notare, con coraggio e schiena drittissima che quel modo soporifero e vaniloquente distorce le informazioni. E come interpretando tra le righe (intelleggendo quindi), anche di questa attività gattopardesca, si possano ricavare informazioni diverse e forse più vicine alla verità. Senza se e senza ma. A noi piace parlare diretto (alla israeliana, per capirsi, e non alla levantina obliqua) quando si parla della sicurezza dello Stato e della vita futura dei nostri concittadini, che continuiamo a sentire anche compatrioti e certamente in pericolo. Soprattutto se lasciati in mani tanto compromesse nei “pasticci” e nelle “pastoie” che hanno connotato gli anni del cuore nero dei servizi o peggio, quando a guidare i servizi c’erano degli scolaretti litigiosi. Litigiosi in quanto ben nutriti dal “populista dei populisti” Pantalone. Ad ascoltare la manifestazione di ieri ci si chiede, in semplicità d’animo e rattristati dalla natura stessa del quesito, che fine abbia fatto la “controinformazione” (Grillo questo seppe fare in sede Parmalat, Rai, SIP/Telecom) che seppe radunare oltre 9 milioni di italiani perché questi (o quelli come questi) andassero tutti a casa?

fumerie

Certo, alcune verità incontrovertibili appaiono forme di controinformazione polemica e aggressiva ma questo avviene platealmente quando manca ogni forma di informazione, quando le notizie diffuse risultano alterate nei contenuti o, peggio, manomesse nella tecnica espositiva. A meno che uno non voglia considerare informazione/formazione la solita minestra riscaldata di Hitler che si era fatto ingannare e che aspettava lo sbarco della forze alleate, invece che in Normandia, dove dopo avvenne, a Calais! Acqua passata che non macina più e che nessuno, in buona fede, può spacciare per momenti di riflessione sull’intelligence collettiva, partecipata, culturalmente capace di affrontare le complessità criminali emergenti. Minaccia islamica compresa. Dove era ieri l’Europa in quell’aula spesata da cittadini ignari? Dove era ieri la funzione di lettura pre-veggente (e di guida quindi) che l’Intelligence, collettiva e partecipata, deve sapere assumere nella Nuova Repubblica promessa implicitamente nel “tutti a casa” grazie al quale si è dove si è?Ieri,mentre scorrevano le ore, mi è sembrato di assistere al tentativo di mettere la mordacchia (intrisa di laudano) a qualunque necessario cambio paradigmatico culturale dell’ambiente dell’intelligence. Una giornata dove, viceversa, una vastissima cornice di pubblico attento e mai così numeroso (centinaia di cittadini in carne ed ossa e migliaia via telematica tutti alzatisi presto), in data infelice (venerdì 21 luglio), si meritava ben altro. Soporifero e gattopardesco, con delle eccezioni, ovviamente. Come sempre succede. Ma non sta a me, che sono di parte, parlare della qualità di questi segni distintivi e delle eccezioni che confermano la regola.

Oreste Grani/Leo Rugens