Le giornate della rabbia a Gerusalemme sembrano non avere mai fine

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Tra le tante possibili forme di rabbia, quella che vediamo essere movente in quanto avviene in questi giorni a Gerusalemme è certamente tra le più pericolose per le conseguenze tra la gente che abita quelle terre e per l’assetto geopolitico mediterraneo, se non mondiale. La rabbia è un’emozione che sta avvelenando la società contemporanea in generale e la vita delle popolazioni palestinese ed ebraica in particolare. La rabbia è questione della nostra mente che si è soliti investigare soprattutto in chiave privata e per le conseguenze tra le mura domestiche o al massimo nei luoghi di relazione lavoro o dove la burocrazia esercita il suo potere. Quando la rabbia dovesse riguardare un intero popolo le misure interpretative dovrebbero essere adeguate alle complessità implicite. I palestinesi convocano per domani un’altra giornata della rabbia. Il virus non è più epidemico ma potrebbe mostrarsi nella sua virulenza pandemica.

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La metafora la uso volutamente. Dalle nostre parti qualcuno, per parlare di virus e di vaccini, gioca al grande gioco di Big Pharma ma, temo, anzi ne sono certo, dalle parti di Gerusalemme il gioco della rabbia virale, da domani sarà di vita o di morte, esclusivamente. Da domani non avendo nessuno saputo/voluto operare saggiamente per la pace e la convivenza,assisteremo ad una carneficina dove la ragione sarà orribilmente calpestata a favore di fanatismi ed esercizi muscolari di forza irrazionale. Israele in una sua visione individualistica della sua stessa esistenza si prepara al suicidio convinta viceversa di aver ragione ad ammazzare tutti i palestinesi della terra. Questi ormai hanno solo rabbia che li alimenta e sono pronti a sgozzare, nelle loro case, gli ebrei. Il cervello, come forse sapete, si adatta grazie alla sua plasmabilità e duttilità, ad ogni possibile soluzione. In questo caso sono tutti pronti al sacrificio estremo.

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La rabbia lasciata liberà ha fatto questo e nessuno ha agito perché questa degenerazione non avvenisse. Reazioni eccessive? Ormai, chi potrebbe dirlo? Non doveva accadere e basta. Ora, chissà quando, i libri di storia proveranno a dire qualcosa. A seconda dell’autore sembrerà avere ragione quello o quell’atro. A che servirà? A chi servirà? Certamente il sangue vampirescamente alimenta interessi inconfessabili. E questo lo dico senza scadere e concedere nulla agli stereotipi e ai luoghi comuni. Ma che in troppi non vogliano la pace, spero che nessuno ne voglia dubitare. Cominciando a ricordare che Arafat non poteva essere dichiarato morto tanto era ricco e che questa ricchezza contrastava talmente con la povertà che il suo popolo viveva che le cifre non solo non dovevano essere rese pubbliche ma che a distanza di anni ancora nessuno sa esattamente quanto avesse accumulato il buon capo indiscusso. Con quanto vivano (poco o niente) invece i palestinesi rabbiosi, è chiarissimo. La sicurezza è una questione di equità e non di pallottole ben indirizzate. O di metal detector. Ci vogliono le misure di prevenzione, ci vuole la tecnologia, ci vuole l’ascolto, ma certamente in assenza di una politica intelligente, i muscoli non basteranno. Leo sempre più in ansia per l’amico popolo israeliano.

Oreste Grani/Leo Rugens

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