Tangeri – Pompeo De Angelis

baia tangeri

La baia di Tangeri, 1679

Si dice che la parabola del colonialismo inglese sia quella di Robinson Crusoe. Lo disse, ad esempio, James Joyce in un conferenza a Trieste del 1912 nota sotto il titolo di “Verismo e idealismo nella letteratura inglese”. Lo scrittore di Dublino sostenne che “il vero simbolo delle conquiste britanniche è Robinson Crosue, che, naufragato in un’isola deserta, con in tasca un coltello e una pipa, diventa architetto, falegname, arrotino, astronomo, fornaio, maestro d’ascia, sellaio, vasaio, contadino, sarto, ombrellaio, prete. Come Venerdì (il fedele selvaggio che vi giunge in un giorno infausto) è il simbolo delle razze assoggettate” (1)  Joyce non aggiunse Crosue soldato, armato di fucili e munizioni salvate dall’affondamento della nave, eppure la connotazione marziale è indispensabile per definire il prototipo del colonialista: homo faber più homo miles. Aggiungo, a mio arbitrio, che come la storia simbolica di Robinson comincia a Salé, porto marocchino sull’Atlantico, capitale nel XVII secolo di una repubblica di corsari barbareschi; così nella città di Tangeri iniziò il colonialismo non romanzato della Gran Bretagna su nazioni popolose e strutturate civilmente e politicamente. Esistono due tipi di colonialismo, quello su plaghe senza frontiere e senza densità di popolazione e quello su subcontinenti assaliti da sparute pattuglie per assoggettare i numerosi sudditi, considerati selvatici, di imperi già esistenti. L’espansione inglese sugli imperi asiatici derivò dal matrimonio di Carlo Stuart II re d’Inghilterra, di Scozia e d’Irlanda, Difensore della Fede con Caterina di Braganza, figlia Giovanni IV re del Portogallo e dell’Algarve, signore della Conquista, della Navigazione, del Commercio, dell’Etiopia, dell’Arabia, della Persia e dell’India. Gli sponsali avvennero il 21 maggio 1662. Per contratto matrimoniale l’impero lusitano cedette alla corona inglese la località di Tangeri (conquistata ai mori nel 1471) e le sette isole di Bombay in cui le roccaforti portoghesi proteggevano da tempo il loro commercio delle spezie; più, in contanti, 2 milioni di corone pari a circa 300mila sterline. Questa dote nuziale indirizzò gli inglesi sulla rotta marina intorno all’Africa, inaugurata da Vasco da Gama. I colonizzatori posero piede, in primo luogo, nella baia di Tangeri, dove un certo un commerciante dello Yorkshire, Hugh Cholmeley, investì la propria fortuna nel costruire una citta murata, ben provvista di cannoni e un frangiflutto che proteggesse il nuovo porto dai venti invernali e un molo che rendesse profonda l’acqua per gli scafi della Royal Navy. Oltre ciò costruì le caserme per 4.000 veterani dell’armata di Cromwell (e relativi bordelli), le case e i dormitori per altrettanti civili e un campo da bocce. Nel 1677, il molo di Tangeri si sporgeva per 450 metri dalla costa africana.

SPARTEL

Un episodio dimenticato quello del porto di Tangeri, che invece è il punto di partenza verso un successivo predominio globale dell’Inghilterra: vi riparava una flotta navale e una guarnigione, un presidio che controllava i movimenti di Cadice, di Cartagena e di Tolone dei re cristiani e strozzava il Mediterraneo chiudendo all’impero ottomano l’espansione verso l’Atlantico pur fiancheggiata dai corsari di Barberia con la bandiera della Mezzaluna: un puntino sulla mappa del mondo contro una popolazione nordafricana numerosissima. Allo stesso modo, il sultano di Istanbul strozzava la gola del Mediterraneo all’impero russo nel Mar Nero e nei Dardanelli. In Occidente, l’equilibro di potenza era fissato nel mare interno. Ma l’Oceano Indiano era aperto.

Per arrivare da un porto d’Inghilterra a Tangeri in Marocco occorrevano due settimane di navigazione. Proseguendo da Tangeri a Bombay passavano altri sei mesi di viaggio. Tangeri divenne una stazione di servizio sul tragitto per le coste del Levante. Fin dall’inizio del XVII secolo, una flotta di otto galeoni inglesi fece il percorso di Vasco da Gama, veleggiando lontano dalla costa per prendere il vento e impiegava ben più di un anno nell’andata e ritorno. Il 31 dicembre del 1600, la regina Elisabetta aveva concesso, ad una appena fondata Compagnia delle Indie, il monopolio sull’Oceano Indiano e le otto navi che facevano l’andirivieni erano di un ditta commerciale di spezie orientali e di aromi prelevati dai negozi dell’arcipelago indonesiano. Dal 1601 al 1677, anno dell’inaugurazione del molo di Tangeri, la Compagnia aveva fatto complessivamente meno di seicento viaggi con i suoi otto velieri. Avere il monopolio dell’Oceano Indiano, concesso dal governo inglese, non significava avere dei punti d’appoggio sulla terra asiatica, ma un districarsi fatto di abilità alla Robinson Crosue fra isole di un altro oceano; comunque un commercio di piccole dimensioni. La dote dell’infanta portoghese offrì alla Gran Bretagna la possibilità di avere finalmente una stazione di arrivo, simile a quella di Tangeri, nel mare arabico, in cui impiantare le banchine, i magazzini e i cannoni sotto la bandiera della Union Jack. Il dono della regina consorte creò anche una abitudine che influenzò la società dell’isola britannica, infatti lei introdusse a corte lo cha, cioè il te, come i portoghesi chiamavano l’infuso di Camellia sinensis prendendo a prestito la parola dalla lingua mandarina. Catarina organizzava ogni pomeriggio le riunioni delle dame per sorseggiare la bevanda esotica servita in porcellane cinesi insieme a marmellata di arance dell’Algarve e accompagnamento di musici con viola. Il te delle cinque divenne una cerimonia aristocratica: chi non si concedeva la routine del five o’clock tea venne considerato un infimo plebeo. Il te divenne in poco tempo la merce più richiesta dal popolo inglese. Nel 1664, una intera flotta aveva trasportato il primo ingente carico di cha in patria. Il re autorizzò la Compagnia delle Indie ad allargare i territori delle primitiva colonia per introdurvi la coltura della pianta cinese. Il te fu la principale merce importata dai magazzini di Bombay, da Calcutta e da Madras insieme alle porcella e le sete. L’affare del cha divenne il più importante della Compagnia delle Indie e l’erario ci guadagnò una importante entrata con la tassa sulla Camellia sinensis, tanto elevata da determinare il contrabbando e la contraffazione delle erbe. Bisognerà aspettare il 1784 per una democratizzazione del te, quando Il primo ministro inglese William Pitt ridusse l’imposta dal 119% al 12,5%.

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Quello raccontato fu l’inizio del processo di formazione dell’impero inglese in mezzo agli imperi del mari estremi: l’impero cinese, quello russo, quello ottomano, quello Safawide in Persia e quello Moghul in India. La storia inglese comincia con un matrimonio che segna la rinuncia del Portogallo ad essere protagonista in quelle lontananze che Defoe simboleggiò come un’isola deserta sulla cui spiaggia apparivano le orme di Venerdì, moltiplicabili per milioni di assoggettati, dove il suo eroe poteva essere il dominatore perché si riteneva unico e solo. Per duecento cinquanta anni, il romanzo fu ideale e veritiero, come spiegò James Joyce nel 1912. Forse doveva trovare scritto, nel romanzo, che Crusoe ogni pomeriggio si faceva un infuso di erbe aromatiche per il suo relax pomeridiano, ma quella parte della parabola vi manca.

Pompeo De Angelis

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Galeone del XVII sec.

(1) La prima edizione di Robinson Crosue di D. Defoe è del 1719.