Oggi è tempo di parlarvi di Germaine Tillion: una francese che ci piace

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Centodieci anni addietro (30 maggio 1907) nasceva Germaine Tillion una delle più grandi (diciamo la più grande, così ho detto la mia) etnologhe della storia. La specialista dell’Islam e del mondo arabo ha provato a diventare anche la donna più vecchia del mondo ma il suo ultimo aprile è stato quello del 2008: muore il 19 di quel mese. Pensando a Rita Levi Montalcini e alla sua altrettanto lunghissima vita, mi chiedo se non ci sia qualcosa di rizomico ed invisibile che lega l’ intelligenza, le peculiarità intellettuali e longevità. E l’essere donna. Donne entrambe cresciute nelle sofferenze estreme e dedite alla meditazione più intima attraversando il male assoluto che nel XX secolo entrambe conobbero. La gemella di Rita Levi fu internata e morì di stenti; Germaine Tillion fu lei stessa internata in un campo nazista e si salvò miracolosamente. Ma non della sua esperienza tragica di sopravvissuta voglio farvi cenno. Piuttosto mi interessa, qualora non la conosceste, segnalarvi il fatto che la studiosa, tra l’altro, affermava che l’umanità è un tutto indivisibile nello spazio e nel tempo.

Di lei, con calma piatta (comunque si capisce che ci si trova di fronte ad una fuori classe), l’Enciclopedia Wikipedia scrive:

Germaine Tillion (Allègre, 30 maggio 1907 – Saint-Mandé, 19 aprile 2008) è stata un’etnologa francese. Internata nel campo di concentramento nazista di Ravensbrück, dopo la liberazione ha rivestito ruoli molto delicati durante la Guerra d’Algeria e nel dibattito sulla condizione femminile.

Germaine Tillion, diplomata presso l’École pratique des hautes études, l’École du Louvre e l’INALCO, si è formata tra l’altro sotto il magistero di Marcel Mauss e di Louis Massignon. Tra il 1934 e il 1940, realizza quattro soggiorni in Algeria per studiare il gruppo berbero degli Chaoui. Tornata in Francia al momento dell’armistizio del 1940, diviene capo del gruppo di Resistenza del Musée de l’homme, con il grado di comandante dal 1941 al 1942. Denunciata dall’abbé Robert Alesch, collaborazionista, Germaine Tillion viene arrestata il 13 agosto 1942, e deportata il 21 ottobre 1943 a Ravensbrück, ove perderà la madre, la scrittrice Émilie, grande resistente, deportata nel 1944 e uccisa col gas nel marzo del 1945. Durante il suo internamento, redigerà su un quaderno scrupolosamente nascosto un’operetta intitolata Le Verfügbar aux Enfers, in cui alternerà a testi narranti con umorismo le dure condizioni di detenzione, arie popolari del repertorio lirico o popolare. Dopo la guerra si consacra a lavori sulla storia della Seconda guerra mondiale (un’inchiesta sui crimini di massa commessi dai tedeschi, sui campi di concentramento sovietici tra il 1945 ed il 1954) poi sull’Algeria. Direttrice di studi all’École pratique des hautes études, realizzerà venti missioni scientifiche in Africa del Nord e in Medio Oriente.

Torna in Algeria nel 1954, sollecitata da Louis Massignon, per una missione d’osservazione e partecipa alla creazione di un importante progetto di centri sociali per la formazione popolare. I numerosi lavori di ricerca da lei condotti a quest’epoca riguardano le società mediterranee e la condizione femminile. Ad Algeri, il 4 luglio 1957, incontra in modo clandestino Yacef Saadi, uno dei principali capi del FLN (il Fronte di liberazione nazionale algerino) durante la battaglia di Algeri nel 1957. L’obiettivo dell’incontro, richiesto dal Saadi, era di tentare di mettere fine alla spirale delle esecuzioni capitali e degli attentati.

Dopo la guerra d’Algeria, si dedica a diverse lotte politiche, tra l’altro contro la pauperizzazione del popolo algerino, contro la tortura in Algeria e soprattutto per l’emancipazione delle donne del Mediterraneo. Il suo seminario di «etnologia del Maghreb» tenuto all’École pratique des hautes études è rimasto leggendario. Nel 1999 le è conferita la Grand-croix della Légion d’honneur. Nel 2004 lancia con altri intellettuali francesi un appello contro la tortura in Iraq. Muore sabato 19 aprile 2008 nella sua casa a Saint-Mandé un mese e mezzo prima di compiere 101 anni. Dal maggio 2015 i suoi resti sono stati trasferiti nel Pantheon di Parigi, tra i grandi di Francia, che hanno arricchito l’umanità con i loro studi scientifici o letterari.”

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Chiara Pasetti sul Il Fatto Quotidiano (lunedì, 29 maggio 2017), ammirata, la definisce, specialista dell’Islam e del mondo arabo. In realtà è la più grande studiosa del mondo femminile mediterraneo. Come si desume dalla sua biografia, ne sa, di Battaglia di Algeri, come pochi. Forse, almeno come il nostro Pompeo De Angelis che già ha dimostrato, nei post dedicati all’Algeria, quanto ne sappia di quel Paese determinante per gli equilibri del nord dell’Africa. Provo oggi con questo pezzullo ad invitare Pompeo a parlarci di quella Algeria combattente per l’indipendenza dai Francesi. Appena se la sente, vorremmo leggere della sua personale esperienza culturale e politica vissuta in quegli stessi anni in cui la Tillion si interessava di Algeria e delle sue donne.

Di lei ha scritto sulla rete anche Mario Porro, un pezzo che aggiungo a quanto ho già riportato, sperando così di fare omaggio alla gigantessa delle etnologhe.

Oreste Grani/Leo Rugens


 

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