Con Profumo si vince o si perde? Con Tabacci, a Siena, l’Italia perse clamorosamente

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Oggi, scrivo, più a giri concentrici, del solito.

Bruno Tabacci, in politica, non è certo un vincente. Se non per se. Nel senso che è un personaggio, di una certa età, dai modi signorili, centrista da sempre ma non certo determinate per seguito elettorale, se stabilisce un legame con qualcuno. Evidentemente oltre che essere esperto di complessità italiche, deve avere altre doti o rappresentare altri poteri. Certamente averlo verificato legato con il massone, già fervente comunista, rutelliano dell’ultima ora, Pier Luigi Piccini (intendo l’ex sindaco PCI di Siena) mi lasciò irrisolti alcuni quesiti che su di lui mi ponevo ciclicamente. Una volta, in Siena, offrendo ad entrambi un pranzo (incredibile quanti secoli sono passati da quando avevo soldi per offrire un pranzo a questi personaggi entrambi danarosissimi) ebbi modo di osservarli a tavola a sufficienza per capire alcuni aspetti del carattere dei due (anche i gusti enogastronomici) ma non il motivo ultimo del loro rapporto politico.

Tabacci è certamente una persona di valore e si dice che sia ascoltato da Alessandro Profumo. Se queste relazioni di stima sono vere vuol dire che la strategia di sicurezza nazionale implicita in tutto quello che attiene alla galassia Leonardo Finmeccanica fa capo a Bruno Tabacci. E qui casca l’asino perché direi che la cosa non mi convince più. Né in chiave nazionale, né. tantomeno, internazionale.  Leggete e fatevi un’idea di come la situazione sia delicata e come di polenta per capire questi intrecci gli amici pentastellati ne debbano mangiare ancora tantissima.

Oreste Grani/Leo Rugens


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