Vitalizi e non solo. In quel “solo” c’è Siena ad esempio

-ceccuzzi

Il 2 luglio del 2016 (a me piace raccontare le storie sempre in anticipo sulle ondate emotive e “populiste” successive) ho ragionato ed informato i miei quattro lettori e mezzo, sui vitalizi riguardanti, ad esempio, la Regione Puglia. Tutte banalità, tutti numeri buttati lì a caso. Nel pezzullo infilai però un’informazione degna di nota che vi invito a riconsiderare: senza il 7% del SEL, tale Franco Ceccuzzi (PD), nella primavera del 2011, non sarebbe stato eletto sindaco di Siena!  Intendo dire quel Franco Ceccuzzi, sodale di quel Giuseppe Mussari (di cui nessuno più parla); quel Franco Ceccuzzi, sodale e appoggiato da quello Stefano Bisi che ora fa lo smemorato, sia sui suoi rapporti, appunto, con Giuseppe Mussari che con David Rossi, il morto suicida. Cioè, sui suoi rapporti con il MPS. Fa lo smemorato perché troppo impegnato a fare il gran Maestro del Nulla Organizzato, ovvero il GOI, nel 300° anniversario del fondazione della massoneria moderna (1717)? Chissà se viene prima l’uovo o la gallina! Rileggete il post e riflettete sui vitalizi. Ma se vi rimane un minuto, fatelo anche su Niki Vendola e le sue responsabilità politiche e, dico una cosa che può sembrare esagerata per uno gnomo, storiche.

Se infatti Franco Ceccuzzi non veniva eletto quella primavera a Siena, il Piave sarebbe passato per la città del Palio, Verdini non si salvava, Matteo Renzi non sarebbe stato imposto come cetriolo aggiuntivo per le terga italiche. Ma questa dei se e dei ma è un’altra storia o, forse, sempre la stessa, da troppi anni. Voi intanto fatevi distrarre dal “profumo di vittoria” sui vitalizi che nessuno toglierà a nessuno. Non ci riusciranno neanche i miei amici del M5S, infervorati per il successo apparente. Amici che, ad esempio, sanno/capiscono poco o nulla di “chi” fece vincere a Franco Ceccuzzi le elezioni della primavera del 2011, quale sindaco di Siena. E qui me la rischio: non capendo chi sono i pupari, difficilmente si può pensare di non essere pupi nella grande messa in scena della politica italiana.

Oreste Grani/Leo Rugens


NUMERI PERICOLOSI NELLA BARI CHE FU DI ALDO MORO

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Le notizie che seguono (apparentemente datate) non sono frutto di una qualche deriva populista, para-sovversiva, mistificatoria pentastellata o, più semplicemente, “very incazzata”. Sono, viceversa, dati ricavati, in assoluta trasparenza, attingendo a quanto è disponibile, sulla dolorosa materia dei paradossi e della non equità, nel mare magnum dell’amica rete. Dati mai smentiti o attenuati nella loro gravità, da interventi dell’autorità preposta a “far di conto” all’INPS.

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Come i lettori di questo blog sanno, per noi “Equità” è sinonimo di “Sicurezza”. E in queste vicende offensive, come vedrete, di equità c’è veramente poco. È evidente quindi  (fatevelo dire da uno che la stagione del terrorismo nostrano rosso-nero l’ha conosciuta da dentro) che si lavori poco per prevenire, disinnescare, diminuire le distanze, provando, così facendo, ad abbassare i livelli di aggressività che potrebbero, viceversa, covare sotto la cenere. Qualora, infatti, si aggirassero ancora, nel nostro apparentemente sonnecchioso Paese, dei giovani dal sangue caldo e non esclusivamente dediti alle fragranze di Hugo Boss, temo che queste sperequazioni offensive sarebbero un combustibile sufficiente se qualcuno, dentro o fuori l’Italia, volesse utilizzarlo per incendiare nuovamente le nostre contrade che, non lo dimenticate, hanno visto uccidere, in altra e meno violenta situazione di sperequazione sociale, in una atipica guerra civile, centinaia di nostri connazionali ritenuti di destra, di sinistra, di niente.

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Tengo a precisare, per amore di verità, che questi numeri offensivi per chiunque abbia a cuore le sorti del Paese, maturavano – anche e soprattutto – durante il Governatorato di Niki Vendola, foglia di fico per eccellenza della degenerazione della sinistra italiana in ala della partitocrazia, sfacciata e proterva come mai si sarebbe potuto lontanamente immaginare.

Ma da chi fece vincere la “banda Mussari-Verdini-Nannini altri” (MPS), nella primavera del 2011, alle elezioni comunali senesi, apportando quel determinante 7% di voti Sel alla nullità piddina Franco Ceccuzzi, cosa altro ci si potava aspettare? Un giorno, quando qualcuno avesse gli strumenti culturali e la volontà di farlo, si potrebbe scoprire che senza le complicità maligne di alcuni, camaleonticamente e culturalmente mimetizzati, molto di quanto è accaduto a Siena e in tutto il Centro Italia, dentro e fuori le “Banche”, non sarebbe potuto accadere. In Italia e a Siena in particolare.  E questo a prescindere dai gusti sessuali che comunque hanno sempre un loro esoterico peso.

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Consigli per una vecchiaia felice. Come si fa a lavorare (lavorare…) 15 anni e garantirsi una pensione di 10.071,8 euro lordi al mese (circa 7mila netti)? Rivolgersi per informazioni in via Capruzzi a Bari, sede del consiglio regionale della Puglia. Dove, alla faccia della crisi (per gli altri) è stata appena disposta l’erogazione dei vitalizi agli ex consiglieri, compreso l’ex vicepresidente Sandro Frisullo.

I vitalizi sono uno dei tanti regali previsti dalla legge 8 del 2003, meglio nota come legge De Cristofaro. Oltre a prevedere che ai consiglieri in attività spetti una indennità pari all’80% di quella dei parlamentari (da quest’anno sono 11.190,89 euro al mese) cui si aggiunge una diaria variabile ed esentasse, la legge ha pensato pure alla vecchiaia del consigliere. Che ha diritto, con almeno 5 anni di servizio ed a partire dai 60 anni d’età, a un vitalizio mensile pari al 40% dell’indennità. Più sono gli anni trascorsi in aula, più sale l’assegno (fino ad arrivare al 90% per chi ha fatto tre lustri o più) e più diminuisce l’età minima necessaria a ricevere il vitalizio (bastano 10 anni di presenza per ottenere il vitalizio a 55 anni). Gli anni, ovviamente, si calcolano all’italiana (bastano 6 mesi e un giorno), e per chi si fa riconoscere l’inabilità parziale o totale al lavoro non si calcolano affatto: l’ex consigliere Tommy Attanasio, per dire, da giugno riceve i 7.274 euro corrispondenti ai suoi 10 anni in consiglio nonostante abbia appena 52 anni. Dunque, un baby pensionato.

Naturalmente non c’è trucco e non c’è inganno. È tutto in regola, come la legge comanda. Per aver diritto al vitalizio, i consiglieri in attività lasciano ogni mese nelle casse dell’ente il 25% dell’indennità. Soldi ben spesi, dato che il vitalizio è come WinForLife, una rendita assolutamente cumulabile con qualunque altro reddito e con la pensione di anzianità o di vecchiaia.

Logico che nessuno se la faccia sfuggire. Finora, a fronte di 35 consiglieri non rieletti, l’hanno potuta chiedere in 19. Tra loro c’è pure l’ex vicepresidente Sandro Frisullo, che avendo trascorso in consiglio 15 anni di vita, ha diritto alla cifra massima (10.071 euro al mese). Frisullo, peraltro, è stato il primo in assoluto a sfruttare un’altra normetta inserita con lungimiranza nel 2003. A chi è stato destinatario di «misure cautelari tali da impedire l’effettivo esercizio del mandato», la legge garantisce il 50% dell’indennità, il 70% della diaria e il 100% del trattamento accessorio (in cui sono compresi i 900 euro di rimborso per il «rapporto con gli elettori»). Frisullo, arrestato il 18 marzo e tecnicamente in carica fino a maggio, per due mesi ha dunque ricevuto il sussidio regionale.

Tra gli ex consiglieri che portano a casa il vitalizio massimo ci sono anche Luciano Mineo, Roberto Ruocco, Nicola Tagliente e Giovanni Copertino. Pina Marmo, l’unica donna della passata legislatura, deve invece accontentarsi di appena 3.783 euro lordi al mese: con soli 5 anni di contribuzione, in virtù di un altro bizantinismo contenuto nella legge, può infatti ricevere un assegno leggermente ridotto anche se le mancano 3 anni ai fatidici 60 d’età.

Ora, è chiaro che non approfittare di questo beneficio sarebbe criminale. E infatti Antonio Scalera, che nella scorsa legislatura ha fatto solo 44 mesi, per poter accedere al vitalizio ha chiesto di versare i 38mila euro che mancano (2.377,18 euro per 16 mesi). Altri ancora, essendo troppo lontano il traguardo dei 5 anni, hanno chiesto indietro i contributi versati: si tratta di Zaccagnino (riceverà 36.599 euro), Caputo (20.674 euro) e degli ex assessori Magda Terrevoli e Gianfranco Viesti (20.854 euro a testa). Il tutto, naturalmente, senza contare la liquidazione che spetta agli ex consiglieri con almeno una legislatura alle spalle: un bell’assegnone da non meno di 129mila euro, tanto per rendere meno traumatico il ritorno tra i comuni mortali.

Non vi incazzate troppo

Oreste Grani/Leo Rugens

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