Alberto Massari non pensa minimamente che Giulio Regeni fosse una spia!

Chiunque lo avrebbe capito, eppure, non è stato così. Ci cominciamo a chiedere perché una cosa detta con tanta chiarezza e non equivocabile è stata, viceversa, equivocata. Sarebbe bastato investigare nel web, anche superficialmente, per sapere come Alberto Massari la pensi su Giulio Regeni, sulla sua fine atroce, sulla responsabilità certa di tale Khaled Shalaby e su quel dittatore sanguinario di al-Sisi. Da persona. Giuliano Foschini, che professionalmente ha preso a cuore il gravissimo “Caso Regeni”, non mi aspettavo “un lucciole per lanterne” di questa dimensione. Da un vero amico della verità, non è opportuno che vengano attribuite al Massari cose che non pensa e che soprattutto non ha detto. Perché Massari, facendo bene, ha dichiarato durante il convegno “Intelligence collettiva: I Servizi Segreti nel Mondo” organizzato dal deputato Angelo Tofalo (M5S) il 21/7/2017:

“… Dal punto di vista storico – secondo il Rapporto Martre – l’intelligence economica è nata in Gran Bretagna, culla della rivoluzione industriale. Attualmente, sia a Londra sia nelle università, prospera un mercato privato dell’informazione. Tra i tanti giovani che lavorano in questo settore è doveroso ricordare il nostro Giulio Regeni, un compatriota friulano orribilmente trucidato di cui non dobbiamo perdere la memoria e nel cui nome l’associazione che presiedo istituirà una borsa di studio; Regeni incarna, con la propria formazione, il prototipo dell’operatore di intelligence culturale del futuro. Dobbiamo considerare aperto il conto con l’Egitto.  Infine, ritengo che la stabilità politico-economica del paese dei faraoni sia in rapido deterioramento. …”

E questo testo lo abbiamo ricavato dall’ascolto della relazione che, oltre a tutto, Massari ha letto come si vede dal filmato in rete. Chissà, invece, Giuliano Foschini cosa ha sentito. Come tutte le notizie false o mal riferite (siamo certi che si tratta di questo in questo caso) che possono mettere radici nel web, consiamo, comunque, di non far passare sotto silenzio il pezzo di Repubblica. Tanto meno la lettera di smentita alla ricostruzione dei fatti che speriamo lealmente venga pubblicata su Repubblica e che altrettanto abbiamo avuto modo di reperire in rete sul profilo facebook di Massari.

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La Redazione.

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