Padre Paolo Dall’Oglio, figura cruciale per capire l’oggi e il domani

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“Che il tempo non attenui la ricerca della verità nella sparizione del gesuita Paolo Dall’Oglio“.  Giustamente così ricorda il Presidente Mattarella. Noi aggiungiamo che va appurata la sorte del costruttore di pace perché, in Siria, da anni, cercava di non far accadere quello che poi è accaduto. Campione di dialogo intereligioso e testimone di visione geopolitica intelligente, che per anni non è sembrato figura rilevante a nessuno di quelli che oggi lo scoprono come cruciale, se posso usare l’espressione evocativa. La Siria è un Paese dove, ormai, è sotto gli occhi di tutti il danno provocato dall’avidità e stoltezza dei più diversi imperialismi. In Siria non vogliono lasciare un sasso sull’altro e, così facendo, vogliono terrorizzare milioni di innocenti siriani costretti nella spirale dove la paura ingiustificata e artatamente costruita, ha legittimato la repressione che, a sua volta, legittima e alimenta la paura. Un gran test maligno quello attuato in Siria a discapito del futuro di chissà quante altre nazioni.

A quattro anni dalla scomparsa di padre Dall’Oglio, mi porrei il problema culturale di chi abbia cominciato a dare corpo a questo test e dove, in una situazione confusa come l’attuale, le informazioni derivanti da questo test ci possano portare. Intendo dire rispetto alla spirale artificiosa della paura che legittima la repressione (e così via), senza lasciare speranza alla pace, alla convivenza civile e consapevole tra i diversi ma uguali nel loro diritto a vivere la loro diversità. Dimenticare l’attività intellettuale di Padre Dall’Oglio, equivale a lasciare fare, senza immaginare un qualche contrasto, i preparativi della Grande Terza (Ultima) Guerra Mondiale. Forse è ora di denunciare, tutti i giorni, chi spinge, tutti i giorni, verso l’Apocalisse. Bisogna arrivare a farlo non solo dando la colpa al pazzarello nordcoreano. Che ci mette del suo ma, in realtà, potrebbe essere solo uno che ci sta dicendo che, se non la smettiamo, lui, prima di soccombere, una città statunitense la rade al suolo, facendo milioni di morti. Cioè uno che sta banalmente spiegando il principio di rappresaglia bellica piuttosto che di attacco preventivo.

Cose da non sottovalutare in presenza della confusione mentale che regna alla Casa Bianca. Non solo quindi a P’yongyang.

Oreste Grani/Leo Rugens

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