2007-2017 I partiti resistono sulle proprie macerie. Chi dobbiamo ringraziare?

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Caro Beppe, i partiti sono già distrutti. Cosa vuoi costruire?

Redazione

Il V-Day ha avuto un grande successo. Che Beppe Grillo rappresenti un ‘fenomeno’ Formiche lo aveva capito prima della manifestazione di Bologna. Non entriamo nel merito di un dibattito politico che fatica a orientarsi nei meandri dei sentimenti dell’opinione pubblica. Ci limitiamo a concordare con Giulio Tremonti che ha spiegato come fra tanti moralisti Grillo sia almeno simpatico. Il punto che ci interessa comunque non è il giudizio sulla persona e sulla piazza bolognese. Ciò che ci sorprende è che Grillo si ponga l’obiettivo di distruggere i partiti. Caro Grillo, i partiti sono già distrutti: ci hanno pensato da se! Il tema che dovrebbe appassionare tutti è come far funzionare meglio la nostra democrazia ed il sistema della rappresentanza. Escludere dal Parlamento i condannati è una battaglia cui è difficile sottrarsi. Fissare il limite del numero dei mandati non è una cattiva idea. Ma sono tutti palliativi. Se i partiti sono morti, o li si vuole uccidere, come li sostituiamo? Grillo ha un’importante blog, noi una piccola rivista e ancor minore sito. Pensiamo sufficiente? Noi, no. Protestare va bene: ognuno lo fa con la propria sensibilità. Ma ciò che serve al Paese è la costruzione. Quando Grillo annuncerà di voler costruire qualcosa di pubblico e non solo distruggere, saremo più lieti. Anche se non dovessimo condividere il suo progetto.
11/09/2007

Molta acqua è passata sotto i ponti e i nove milioni di voti che gli italiani hanno riversato sul M5S nel 2013 dicono che “Formiche” non aveva male interpretato le intenzioni di Giuseppe Grillo. Non ne siamo stupiti.

Chi invece pare non avere colto il valore di quei nove milioni e rotti di voti o i settecentomila incassati da Virginia Raggi, sembrano essere gli eletti stessi, che, a seconda dei casi, più che apriscatole, sembrano essersi trasformati in scatolette di tonno o di pelati o di ciò che vi pare, comunque scatolette.

Potrebbe sembrare un giudizio ingeneroso, eppure a osservare le liti, le prudenze, i timori, generatori o genitori di errori enormi, viene il dubbio o il timore che il patrimonio di consenso sia stato dilapidato malamente per scarsa preparazione alla complessità del guidare uno stato, peggio che se fosse avvenuto per dolo.

Sappiamo benissimo che non esiste una soluzione diretta del problema enunciato da Formiche ben dieci anni fa, e che non è sostituendo una classe politica con un’altra di onesti individui che si otterrà il risultato sperato.

Non è chiudendo le frontiere o bombardando gli scafisti che si bloccheranno i flussi migratori, bensì guardando nel futuro, a dieci, quindici, venti anni di distanza se non a un secolo, almeno.

Ma come si possono acquisire tali doti divinatorie? In realtà, chi guarda al futuro o lo fa partendo da un atteggiamento passivo, quindi senza interesse o possibilità a governarlo, oppure lo fa determinando o disegnando il futuro medesimo, il che è tutt’altra cosa.

Nel primo caso, al massimo si potranno ottenere lauti guadagni in borsa o più semplicemente si conoscerà in anticipo di che morte si morirà, nel secondo caso ci si dovrà impegnare anche mettendo gli scarponi sul terreno, se non si vedranno altre alternative.

Pare brutto dire questo, ma invecchiando, invece di diventare pompiere mi scopro incendiaria, sarà il caldo o sarà il fastidio, no, il dolore, di vedere frustate le aspettative di nove milioni di italiani o di settecentomila romani.

Non vorremmo che la conquista del Parlamento rappresenti per il M5S ciò che Stalingrado fu per il nazismo e non la Linea Maginot, ma a voler essere troppo  teneri con le istituzioni è proprio questo il risultato che si rischia di ottenere. Non dico che le si debba bombardare quotidianamente, ma nemmeno che si possa immaginare di frequentarne gli uomini che per trent’anni le hanno animate senza alcuna attitudine o abilità altra da quella di portare a casa lo stipendio, nel migliore dei casi, di operare per interessi privati (amanti, amici ecc), fino a interpretare la salvaguardia del Paese interloquendo con la mafia, i terroristi, alleati furbetti o paesi terzi molto aggressivi, in una logica che ha portato come risultato solo vantaggi agli avversari.

Un caso per tutti, giusto per far capire che non molleremo mai, quello di Giulio Regeni, ammazzato la seconda volta da Calabresi, Bonini e Foschini chiamati a fare le foglie di fico, no, i DISINFORMATORI, per conto di istituzioni che non riesco a nominare per le lacrime che mi offuscano la vista.

Non staremo alla finestra a guardare.

Dionisia

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