Chi semina vento, raccoglie tempesta

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E Donald Trump, dopo aver parlato/predicato/minacciato, per anni, usando solo termini evocanti contrapposizioni con quasi tutto il mondo (tranne che con sua figlia Ivanka), scopre che gli USA sono un grande Paese ma sempre sul punto di rivivere climi e giornate da guerra civile! Se fosse vero che si meraviglia di tale violenza latente, sarebbe un altro esempio di come sia un personaggio pubblico alienato dalla realtà (tra l’altro ha scoperto – sconcertato – che si lavora molto a fare il Presidente degli USA!!!!!) e quindi, come a volte succede per gli alienati, pericoloso. Gente che si ammazza ancora in nome del gen. Lee e impugnando la bandiera del glorioso Sud sembra testimoniare che i cannoni conquistano ma non è detto che convertano, intendendo dire che nell’estate del 1865, la logorante Guerra di Secessione era finita dopo aver fatto pagare lo spaventoso prezzo di seicentoventimila morti, della distruzione dell’economia sudista accompagnata dalla rovina di una parte rilevante del paesaggio delle regioni meridionali ma che non era detto che il “nazionalismo” (“siamo una sola Nazione”, piagnucolava ancora ieri Trump) avesse realmente trionfato. Erano stati liberati quasi quattro milioni di schiavi (questa era in realtà il segreto dell’economia sudista) ma la pace era scesa solo sui campi di battaglia.

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L’odio cova negli USA da allora, mai rimuovendo che Martin Luther King è stato ucciso perché alla fine gli USA non divenissero mai, in modo compiuto, un vero grande crogiolo di democrazia e di riferimento liberare e libertario per il Mondo intero. Così la morte di Robert Kennedy, sempre nel fatidico 1968, dopo quella del fratello John. Per tornare agli USA e ai loro mal di pancia, guai a dimenticare che, il 14 aprile del 1865, Lincoln, dopo una giornata di lavoro indefesso nel tentativo di ragionare su come impostare la complessa ricostruzione, non volendo tassativamente, nel dopo guerra, altre persecuzioni né tantomeno sangue, andando a teatro, andò all’appuntamento con la morte. Al Teatro Ford fu colpito alla testa con una colpo di pistola da John Wilkes Booth, un attore fanatico confederato. Il giorno dopo il Presidente morì, inaugurando la prassi che i presidenti, da quelle parti, si possono anche uccidere. Il medico sudista che aveva curato l’attentatore che fuggendo si era ferito una gamba saltando dal palcoscenico dopo aver sparato, si chiamava Mudd e, da quel momento, non so per quanto tempo, negli Usa il suo cognome che per assonanza ricorda il termine mud, che significa “fango”, “calunnia”, divenne famoso anche per aver dato ad una espressione inusuale, un senso comune.

Anche questa cosa come quasi tutte quelle che immetto nella rete è completamente da me inventata.

Chissà per cosa diventerà famoso realmente questo Donald Trump oltre che per le curve delle donne della sua vita, per l’amicizia con Flavio Briatore, per il turnover elevatissimo tra i suoi collaboratori e per il colore e la consistenza dei suoi capelli? Bravo chi lo sa!

Oreste Grani/Leo Rugens curioso come non mai.

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