Giuliano Tavaroli, ovvero una persona per bene ma certamente distratto

Tavaroli

Oggi è il 29 agosto 2017 ma l’argomento è troppo importante per non interrompere il digiuno!

Meglio tardi che mai, si potrebbe dire. Ma che così sia a qualunque costo.

Finalmente al COPASIR  (ecco il meglio tardi che mai e ci voleva Gamberale!), si sono accorti che VIVENDI (Francia) si è impadronita delle telecomunicazioni italiane. Lunga marcia incominciata quando sembrava che la TELECOM fosse di Tronchetti Provera  piuttosto che ben protetta dai super vigilantes riunitisi intorno a Giuliano Tavaroli. In realtà, interferenze e condizionamenti, come trovate scritto a seguire nel post pubblicato il 17 agosto u.s., erano più che plateali e solo i soliti ciechi, sordi e muti e anche un po’ vigliacchi e venduti, non se ne potevano accorgere. Direi che su questa questione delle telecomunicazioni (ed altre tecnologie) si giocano le residue capacità (e credibilità) delle donne e degli uomini in qualche modo arrivati al COPASIR. Compresi i tre del M5S.

Oreste Grani/Leo Rugens

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Siamo ad agosto e in pochi leggete Leo Rugens. Momento opportuno per interrare un post fatto di un articolo già stranoto e studiato da mille analisti più esperti di me e di una frase corta-corta (mia) che svolge una funzione enzimatica nel tutto: Tavaroli dimentica che nell’inchiesta Telecom entra un tale Fulvio Guatteri, ex ufficiale di collegamento tra i servizi segreti italiani e francesi e poi funzionario Europol all’Aja, prima di tornare ad essere un pensionato trasteverino. Il buon Tavaroli dimentica e rimuove quindi come tutto il groviglio bituminoso fosse a portata e sotto osservazione degli interessi francesi. Rimuovere tale dettaglio non consente oggi di pesare che i francesi, ad anni di distanza, si sono pappati le nostre telecomunicazioni. Ma Tavaroli, diciamolo con il massimo rispetto, era ed è un bravo investigatore ma capire chi fosse il puparo/usufruitore, è cosa da altre capacità di analisi. Tavaroli è ineccepibile nel pezzo narrativo e di ricostruzione fedele. Giuliano Tavaroli l’ho conosciuto di persona e nella mia semplicità penso che sia uno che non ha mentito lungo tutta la ricostruzione che segue. Va detto, per amore di verità e dell’Italia, che, anni dopo (oltre dieci!) la tragedia personale e professionale, è ancora legato al “francese” quando mi viene presentato e raccomandato. Dal francese che, a sua volta, mi viene presentato e raccomandato da Aurelio Voarino, l’uomo di Ezio Bigotti e del caso Shalabayeva. Ezio Bigotti che nel caso CONSIP si aggiudica, in cordata con i francesi, il LOTTO 10 di cui inutilmente continuo a parlarvi, ventilandovi moventi di natura più complessa (spionaggio?accessi in luoghi sensibili?) del solito scontato business. Inutilmente? A settembre, vedremo se scrivo inutilmente.

Oreste Grani/Leo Rugens, uomo senza timbri e troppo attento al M5S.

P.S.

Nell’intervista a Giuseppe D’Avanzo, Tavaroli diceva che se si vuole capire cosa fosse successo in Telecom (parla dei suoi guai giudiziari) bisognava andare dietro nel tempo. Mai fu più saggio il coraggioso carabiniere arruolato nella squadra di Carlo Alberto Dalla Chiesa. Andare dietro nel tempo per capire, dico io, ancora oggi, nella mia semplicità, quando i francesi cominciano a fotterci le telecomunicazioni.


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