L’Associated Press sul Caso Regeni è una fonte attendibile e come tale va considerata

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Ritengo opportuno avvicinarsi alla notizia che ieri l’AP ha pubblicato (i nostri stanno “comprando” la collaborazione dei predoni/tagliagole cirenaici/tripolini) con il massimo rispetto. Se un’istituzione di quella statura e “anzianità di servizio” ritiene di dilungarsi in cento dettagli (nomi e circostanze corruttive) nel raccontare e rendere pubblico il nostro approccio alla vicenda “libica”, la cosa va considerata estremamente attendibile. Il racconto non lascia adito a dubbi su quanto la nostra diplomazia (Farnesina e servizi) ha ritenuto di fare per provare a far cessare/ridurre le ondate immigratorie. Bisogna chiedersi piuttosto perché, nel Grande Gioco, alcuni americani, dopo aver rincarato la dose (l’inchiesta del New York Times) sulle nostre complicità oggettive/silenzi/debolezze/interessi inconfessabili nell’orrenda provocazione messa in atto nel “Caso Regeni” (non dimenticate le circostanze in cui l’attacco proditorio ad un nostro compatriota è avvenuto), ora ci sputtanano su questo altro aspetto dei nostri timidi tentativi di pensare in proprio. Non dico che i nostri stiano facendo bene, dico solo che le donne e gli uomini della A.P., sputtanano alcuni esponenti politici italiani rispetto ad altri. È quello che gli USA hanno sempre fatto dalle parti di via Veneto, interferendo, interferendo, interferendo. Questa volta, a modesto avviso di questo marginale ed ininfluente blogger, non sono gli americani di Roma ma qualcun altro che si interessa di Mediterraneo “da lontano”. E con con questi interlocutori invisibili – da qualche anno – stiamo colloquiando,nella nostra semplicità, forse a loro stessa insaputa. Certamente lo stiamo facendo dal primo momento dopo aver ritenuto che qualcuno appartenente ad una delle tre polizie segrete egiziane aveva torturato a morte l’innocente analista di cose complesse Giulio Regeni, italiano. Così scrivemmo a poche ore dal ritrovamento del corpo. Ritrovamento che aveva le caratteristiche di una ritualità provocatoria. Bastava portare il cadavere nel deserto e del nostro connazionale non si sarebbe mai più parlato. Invece… lo misero a sedere, morto e orribilmente deturpato, su quella strada in modo che non potesse non essere notato. Giulio Regeni, lo abbiamo dichiarato dopo poche ore dal suo ritrovamento, era stato torturato da una delle tre polizie segrete egiziane e ci spingemmo a dichiarare che una delle tre era notoriamente avvezza a comportamenti mutuati dal severo addestramento svolto ad opera del Mossad o, ancor più riservatamente, dallo Shin Bet.  Istituzioni  israeliane quindi.

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Dichiarammo con dolore e pudore questo perché chiunque, sia pur semplice cultore della materia, avrebbe capito che, Londra o non Londra, consapevolmente o inconsapevolmente, il nostro compatriota friulano, con quel suo interessarsi di ambulanti egiziani, faceva  in realtà l’analista di cose complesse. E lo faceva con approccio culturale appreso a tal fine. E per questo è stato ucciso.  Lo faceva certamente per la Oxford Analytica, struttura pensante, a sua volta fondata da personale non solo inglese ma anche statunitense. Se Declan Walsh del New York Times Magazine afferma che la Oxford Analytica era stata a suo tempo fondata anche da personaggi vicini al famigerato clan dei Bush, penso che un certo peso a questo dettaglio investigativo vada attribuito. Così come che Giulio Regeni era stato a suo tempo in Israele spingendosi fino ad avere una relazione con una ragazza cittadina di quel Paese. A tal proposito, sarebbe di estrema facilità verificare questa circostanza, per ovvi motivi di visto e di controllo assoluto del territorio di Tel Aviv. Sarebbe elemento che aggiungerebbe una sfumatura, ma una sfumatura illuminante. Se questo dettaglio fosse già stato investigato senza esito, mi scuso anticipatamente, con la Famiglia Regeni e con lo stato di Israele. Ma ad oggi non possiamo escludere nulla nella lettura approfondita della oscura vicenda. Mentre c’erano la Ministra Guidi del governo Renzi ed altre decine di imprenditori italiani al Cairo, lo scempio plateale del nostro compatriota a chi era indirizzato? Certamente a più osservatori e perché ci fossero più letture future dell’episodio. Certamente qualcuno operò per ottenere ciò che ha ottenuto: non si costruiscono ponti (od altro) con nessuno se non alle nostre condizioni. Questo è tipico di un regime paranoico e preoccupato di qualunque forma di “contaminazione” culturale. Al-Sisi è esponente di quella visione del potere che spinge a controllare tramite un organico di spie, poliziotti, semplici cittadini spaventati e spinti a farsi informatori, tutti. Parliamo di oltre un milione di dipendenti che insiste su 93 milioni di abitanti. Un pazzo sanguinario convinto che nulla debba essere concesso a chi non la pensa come lui. Un Kim Jong-un sulle rive del Nilo. Lui e i suoi generali, magistrati, poliziotti. Con uno così stiamo facendo affari e con uno così Descalzi tratta, Profumo tratta. Descalzi direttamente; Profumo, tramite di chi si fida. Ma come si può trattare con uno che è stato Direttore proprio dei Servizi segreti militari, dal 2010 al 2012? Anni cruciali per capire l’oggi. Al-Sisi ritiene che qualcuno mira a fare del grande Egitto (e quindi del Canale di Suez) il futuro Iraq, o Siria o l’estensione territoriale di quanto accade nella vicina Libia. Un inferno sule rive del Mediterraneo con il Canale di Suez come vera posta in gioco. Dopo quasi centocinquanta anni dalla sua miracolosa realizzazione. Inferno che metterebbe fuori gioco, per decenni, al tavolo del backgammon. l’Europa come la conosciamo e come continuiamo a sognare possa un giorno diventare. Una stanza degli specchi senza fine quella dove è stato torturato Giulio Regeni. E di questi riflessi e immagini deformanti avremmo voluto che si parlasse seriamente, con rispetto del dolore della famiglia, ma con il dovuto anticipo anche durante la manifestazione voluta e organizzata dal parlamentare a cinque stelle Angelo Tofalo: Intelligence Collettiva- I Servizi Segreti nel mondo del 21 luglio 2017.

Per questo, quando abbiamo sentito pronunciare, a freddo, durante la relazione di Alberto Massari il nome del nostro compatriota, abbiamo pensato che stessimo passando dalla camomilla/oppio al peperoncino della ricerca della verità. Altro che professionisti del regenismo dopo quello dell’antimafia di cui siamo intossicati. Noi (e non i lecca orecchie, intervistatori a comando, del dittatore Al-Sisi) cerchiamo, dal primo momento, spunti per arrivare alla verità. Nelle difficoltà oggettive in cui si dibatte un marginale ed ininfluente blog. Verità che deve tenere conto di perché gli americani in tutti i modi dal primo momento stanno lavorando perché non si metta una pietra tombale inamovibile sulla vicenda.  Prima con John Kerry che mette in mora il ministro degli esteri egiziano Sameh Shoukry; poi con diversi appunti che ciclicamente sono pervenuti ai nostri organi preposti; poi con Declan Walsh e l’autorevole New York Times Magazine; ieri con L’AP passando per un cazziatone che il bizzarro Trump ha fatto sulla inaffidabilità del governo egiziano. Quale partita, dopo quasi 150 anni dalla sua realizzazione, si gioca intorno al Canale di Suez e perché gli italiani non devono neanche partecipare al torneo?  Canale di Suez di cui questo marginale ed ininfluente blog (“senza timbri” come direbbe qualcuno in organico alle nostre agenzie di intelligence) ha cominciato a parlarvi in chiave di ricostruzione storica sin dal 24 aprile 2016, giorno in cui abbiamo pubblicato la prima puntata di quel testo che oggi è un libro pronto ad andare in stampa. Libro che desideriamo dedicare, tra gli altri, a Giulio Regeni e al dialogo con le sopravvissute istituzioni culturali egiziane. Se ce ne sono ancora capaci di sopravvivere all’attività iconoclastica del regime di Al-Sisi. Ma noi che, adolescenti, abbiamo conosciuto, a via Archimede, a Roma, dove viveva dopo la cacciata dall’Egitto, il re Faruk e che successivamente abbiamo sempre tifato per Israele contro Nasser e i suoi sogni di grandezza e che abbiamo, in tempi più vicini, donato alla ricostruita Biblioteca di Alessandria centinaia di volumi raccolti a nostre spese, sapremo aspettare tempi migliori. Tempi di giustizia e libertà per l’amico popolo egiziano. Tempi di verità per la morte di Giulio Regeni.

Oreste Grani/Leo Rugens


PER ME, CHE NON SONO NESSUNO, GIULIO REGENI È “CADUTO IN SERVIZIO”

Mattarella

Non sta a me dire chi sia Marco Gregoretti ma se un giorno, vicino o lontano, mi dovesse leggere, sappia che io il grado della sua attendibilità (alta) lo attribuisco a quanto di lui, con stima e affetto, mi diceva Mimì (il Radiologo).

Poche ore addietro, Gregoretti fa affermazioni e ricostruzioni che non solo condivido ma , mentre le leggo e le riposto, mi straziano il cuore e la mente, immaginando quanto il nostro giovane eroe ha dovuto soffrire, da friulano, per amore dell’Italia e per il suo necessario riscatto. Sentirei doveroso che il nostro Presidente della Repubblica trovasse il coraggio politico, civile, etico, morale di inviare un messaggio al Paese informandolo (eventualmente – viceversa – smentendo queste nostre insinuazioni) sulla morte del nostro piccolo Manfredi Talamo.   

Ho dovuto/voluto non scrivere per qualche ora e questo – ritengo – mi abbia aiutato nella valutazione del gravissimo episodio dello scempio del nostro compatriota Giulio Regeni. Ma lo sentiamo tale questo giovane, brutalmente assassinato dagli sgherri di una delle tre polizie segrete che il generale Abdel Fattah al Sisi ha ai suoi ordini? Quale dei servizi segreti si sarà impegnato a fare il massacro, strappando, con la tortura, informazioni sui contatti intessuti dall’appassionato “indagatore del futuro possibile” delle lotte per il lavoro, la libertà, la democrazia in Egitto? Uno dei tre servizi segreti egiziani, per motivi sofisticati da spiegare (e da giustificare), è stato formato (e viene ancora sistematicamente addestrato) dal mitico Mossad, nato in Israele perché mai più torturatori “nazisti” (e come li volete definire/immaginare questi mostri che tagliano orecchie e nasi mentre chiedono i nomi dei sindacalisti che clandestinamente stanno riorganizzando la resistenza al dittatore, nel nord dell’Egitto, in quel poco di sistema industriale che ancora funziona?) fossero liberi di agire, scarnificando vive le persone per fini abietti di potere e di nevrotiche paranoie.

Che cosa accade mentre ci alziamo, andiamo al bar a bere un cappuccino, imprechiamo sul traffico, pensiamo alla Roma incerta anche durante questo campionato, poi in ufficio ci distraiamo a fare cose spesso di nessun senso, per poi tornare a stramaledire il traffico tornado a casa e, cenando, assistere ai resoconti della kermesse sanguinaria che si è consumata durante la nostra giornata non particolare ma schifosamente normale?

Dicevo che il generale Al Sisi ha tre polizie/servizi segreti quale strumento “folle” per cercare di reprimere, reprimere, reprimere chi non la pensa come lui.

Lo fa con l’aiuto di chi spera che, facendo fare a lui il lavoro sporco del carnefice, favorisca i propri interessi di Paese limitrofo o, in una filiera di mettenculi sanguinari, si puntelli la Libia, come si vuole che sia puntellata, la Tunisia altrettanto, il Marocco vedremo. Scendendo, la Nigeria o il Ciad o, tornando verso il Golfo Persico tutto il sommovimento che è pronto in quelle terre.

Stabilità (maledetti voi che la invocate per le vostre avidità) a qualunque prezzo. Business, a qualunque prezzo. Tra i più schifosamente (ecco perché ho preferito tacere per alcune ore) lecca feci di Al Sisi c’è il vostro bravo ragazzo Matteo Renzi che si è permesso, in questi anni in cui vi ha rappresentato, di farneticare di suoi legami culturali con Giorgio La Pira.

Renzi è l’amico/pupazzo di Carrai e di tutti gli ambienti di riferimento da cui Carrai prende ordini e protezione. Sono questi ambienti, per motivi che “Attanasio Cavallo Vanesio” Matteo Renzi non è in grado di capire che hanno suggerito al Premier di essere solerte nello sdoganare quello che adesso è il feroce responsabile morale della morte del nostro compatriota Regeni. A meno che qualcuno se la senta di dire che la morte di Matteotti o dei Fratelli Rosselli non fosse ascrivibile a Benito Mussolini e al regime Fascista. O che Himmler non fosse l’esecutore dei pensieri e delle scelte di Hitler. O Beria potesse essere letto disgiunto da Stalin. Faccio esempi che anche i cretini possono capire. Il generale Al Sisi, amico e alleato di Matteo Renzi e degli amici di Matteo Renzi e di Marco Carrai, è l’assassino del “nostro ragazzo”.

Che come tale, chiedo al Capo dello Stato, dopo aver assunto le dovute informazioni, di citare, senza se e senza ma, informando gli Italiani che un Italiano, in servizio nei “servizi”, è stato ucciso con le modalità che ormai sono a tutti chiare. Che serve prendere per il culo un’opinione pubblica di disinformati buttando il fumo negli occhi dell’invio di investigatori su un luogo del delitto che nessuno conosce quale sia? Ma la volete smettere? Se non sapete fare le ricognizioni dove muore un Pantani, mi dite cosa raccontate quando dite che state mandando qualcuno ad assistere alle indagini? Quali indagini? Quali interrogatori? Potevate risparmiare i soldi e, senza sprecare troppo tempo e altro denaro pubblico, vi basterebbe consegnare viceversa alle  frontiere gli sbirri di Al Sisi che lasciate liberi di agire a loro piacimento sul nostro territorio e nelle loro attività di persecuzione degli oppositori alla dittatura. Cacciateli oggi stesso e vedrete che qualcuno vi comincerà a rispettare. Quanti altri Argo 16, Ustica, Aldo Moro dobbiamo subire? Tanto, se come alcuni di noi pensano, ce lo hanno ucciso proprio perché era lì nello spirito di servizio che ipotizziamo,  tacere sarebbe viltà di Stato. Tacere e non reagire, occhio per occhio, come dalle parti della Bibbia si insegna, fornirebbe la prova regina di perché questo blogghino, marginale e ininfluente, da anni sostiene, a chi chiede onestamente come ci si arruoli nei servizi segreti del nostro Paese che, se non si trova la dignità di armarci di una classe dirigente capace di non vendersi al primo offerente, non è giusto andare a servire la patria (volutamente minuscola) di Renzi, Carrai, Minniti.

Se mi sono sbagliato a ritenere Giulio Regeni “caduto in servizio”, chiedo scusa ai miei lettori e ai suoi genitori. Viceversa, se ho ragione io, da Italiano, chiedo al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, Capo delle Forze Armate, di farsi avanti e rendere onore e funerali di Stato al nostro compatriota.

Oreste Grani/Leo Rugens che si augura di sbagliarsi.       


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