Verso il 150° anniversario del canale di Suez

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Oggi compare, sul quotidiano più autorevole d’Italia e organo ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana, L’Avvenire, a firma di Gianfranco Marcelli, un articolo di stimolo e riflessione dedicato ad un tema geopolitico, che ci sta a cuore come pochi altri, soprattutto in queste ore in cui qualunque scemo e ipocrita (è un reato dare dello scemo e dell’ipocrita?) è autorizzato a parlare di Egitto e di rapporti ineludibili: il Canale di Suez.  Da tempo, in questo marginale e ininfluente blog, dedichiamo, grazie al lavoro intelligente dello storico Pompeo De Angelis, nostro affezionato collaboratore, la massima attenzione a quella grande opera dell’ingegno umano che, quasi 150 anni addietro, consentì di collegare il Mediterraneo con l’Oceano Indiano, e che, nel farlo, agevolò l’andare e il venire delle merci e delle genti, tra l’Occidente e l’Oriente. Il libro di De Angelis (che uscirà appena sarà possibile e che è mio desiderio farlo comparire coraggiosamente al Salone del Libro del Cairo) e l’articolo di Marcelli, aprono una stagione, da oggi al 150° anniversario della inaugurazione del Canale, che spero divenga tempo sufficiente per non rendere vano e solo usato in moto cinico o strumentale, il sacrificio del nostro compatriota Giulio Regeni. Perché, signor (e un reato dare del “signor” ad Angelino Alfano?) ministro, Giulio Regeni, pur friulano e non siciliano, è un compatriota italiano. E questo (ed altro) non consentiremo a nessuno di dimenticarlo. Tantomeno ai giornalisti lecca orecchie dell’ineludibile al-Sisi. Ineludibile come lo erano Faruk, Nasser, Sadat, Mubarak, Morsi, ed ora al-Sisi. Fin che dura fa verdura, presumo dicessero le mie nonne che non ho conosciuto. E business, aggiungo io. Fin che dura.

Oreste Grani/Leo Rugens


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