Per l’Arma non è un’ora degna della tradizione di Talamo, D’Acquisto e Leonardi. Per fare tre nomi tra mille

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Per l’Arma non è un’ora degna della tradizione di Manfredi Talamo, di Salvo D’Acquisto, di Oreste Leonardi. Per fare tre nomi tra mille

Reo confesso con l’aggravante di dire idiozie del tipo “era consenziente”! Se anche fossero state tali, tra i fumi dell’alcool, un milite dell’Arma avrebbe dovuto respingere le avances, accompagnare, come si suol dire, fino al cancello le ragazze ed andare via, anche fossero state Sharon Stone e Angelina Jolie che allungavano le mani. Ma dove e come vengono reclutati, selezionati, formati questi soldati?  Reclutamento e selezione a divenire corpo scelto tutto di uomini e donne capaci di dire di no alla corruzione, alla legittima tentazione della paura, alla tentazione di fare carriera attraverso piccoli servilismi e complicità con il potere. Anche gerarchico. Questo dovrebbe essere il fine e anche la necessità della fase delicatissima della storia della Repubblica. Come nei Servizi e in altre amministrazioni dello Stato, il problema sta nei criteri di selezione e di addestramento e di continua verifica della lealtà al giuramento repubblicano.

Il problema, inoltre è nella inadeguatezza dei formatori che non si dedicano, quando gli compete, a curare sin nei dovuti dettagli, la verifica della idoneità a servire e a non utilizzare mai, per nessun motivo strumentale e per il proprio tornaconto personale, l’autorità implicita nella divisa. Non proviamo a trattare da mele marce questi due. Come quelli che si sollazzavano, per e con Marrazzo. Scrivo con la rabbia e le lacrime agli occhi per quanto questi due hanno fatto all’Italia tutta e quindi, certamente, scrivo cose inopportune.

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Mi scuso, da italiano, quasi fossi colpevole di qualcosa. Perché in colpa – come italiano, come persona, come maschio che non ha fatto abbastanza in sede politica, culturale, sociale – mi ci sento. Maledetti loro e la loro pulsione non dominata. Oggi la Repubblica è a lutto. O almeno così io penso che debba essere.

Oreste Grani/Leo Rugens