Ma questo Stefano Bisi come si permette di minacciare la Repubblica Italiana?

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…e poi da oggi mi sento massone calabrese“, strilla, come un’oca a cui stanno per tirare il collo, in un filmato che tra poco tutti potranno vedere in tv, sulla La 7, il Gran Maestro del GOI, Stefano Bisi, giornalista del Giornale di Siena, prima di passare ad essere mantenuto (e per che cifra!) dal mondo grullo (quasi ventimila!) dei dopolavoristi paramassonici. Un degno erede di Giuseppe Mazzini, morto in povertà e misconosciuto, in casa Rosselli-Nathan! Affermazione audace quella di Bisi, per l’accostamento fra un inquisito per corruzione nella Siena del MPS, di David Rossi, del fallimento della Mens Sana e la Calabria dove, certamente, altrettanto, non mancano gli episodi corruttivi in cui si ritiene siano coinvolti massoni. A prescindere da chi e da quanti siano nel frattempo stati assolti, prosciolti, lasciati in libertà grazie alle prescrizioni. Stefano Bisi, in accordo con Gustavo Raffi, Gran Maestro del GOI che lo ha preceduto, per decenni, ha mestato a Siena, complice Giuseppe Mussari ed altri capolavori, fino a renderla quello che ormai è. Anzi, ha operato in quella Italia centrale (fino a Ravenna, per intendersi) che oggi è stremata/dissanguata dal suo/loro operare. Anzi, l’Italia tutta sta come sta (le macerie profetizzate da Mario Luzi ed evocate, a Siena, quando vi vennero a sfidare, nella primavera del 2011, dalle donne e gli uomini di Ipazia Alessandrina) ed è priva di ogni sovranità nazionale per come l’oligarchia autopiazzatasi, da decenni, alla guida del GOI, ha usato la tradizione massonica per farsi i cazzi propri. Senza se e senza ma. La Calabria di persone per bene è altro che quella delle logge nerissime che sono state determinanti per l’elezione di Bisi. Le logge di cui si parla, dovrebbero essere una sola cosa con quelle realtà plurindagate che, a partire dal magistrato Agostino Cordova (promotore dell’inchiesta “Mani Segrete”, archiviata, nel 2000, a Roma, dopo essere stata vicinissima a scoperchiare le tombe e non solo quelle della massoneria calabra-toscana-ligure) sono state sempre individuate come il cuore nero dei centri di poteri occulti della nostra bella Italia. Veniamo all’oggi. 

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Ci sarà poco da strillare, se il cielo si farà pentastellato. Questo, per quello che voglio intendere, è una promessa e una minaccia al tempo. Il M5S, per fortuna dell’Italia e sfortuna di voi parassiti pseudomassoni, non è la vecchia asfittica, sgonfiata Mongolfiera di cui, a Siena, disponevamo per cercare di fermarvi. Quello potemmo usare, consapevoli delle stanchezze e della natura ambigua di Pierluigi Piccini e di alcuni dei suoi. Questa volta non c’è nessun Franco Ceccuzzi all’orizzonte, nessun Alessandro Nannini, tantomeno dei Gabriele Corradi. Inoltre, questa volta, Denis Verdini potrebbe essere, a quella data (primavera 2018), impossibilitato a tramare perché, nulla cambi. Berlusconi, altrettanto, ma per altri motivi, potrebbe mancare all’appello. Un ricordo personale: scegliemmo per chiudere la campagna elettorale che ci vide soccombere (arrivammo terzi con soli 17,7% dei voti espressi) la splendida musica di Todo Cambia, interpretata da Mercedes Sosa. In quel momento sembrammo velleitari, per audacia e speranze future. La verità che il M5S a Siena, con cui inutilmente tentai di parlare, era troppo debole tanto che si fermò ad un 2,5%. Molta acqua (anche quella della Diana fiume mitico della Città del Palio), è passata sotto i ponti d’Italia. Gli pseudo massoni del ristorante la Loggia di Firenze, per fermare la marea a cinque stelle, hanno calato perfino lo scartino Matteo Renzi  Da oggi, in Sicilia, senza dubbio, si apre una partita difficile contro il male oscuro del Paese, male oscuro che viene alimentato anche da espressioni ambigue e minacciose quali quelle usate dal Gran Maestro di Niente (il GOI non è riconosciuto da nessuna istituzione seria del mondo latomistico da quando il suo ambiente di reclutamento e di riferimento affaristico, per decenni, è stato una sola cosa con la P2) Stefano Bisi. Perché, se non lo avete capito, Bisi, con quello strillo, ha minacciato le istituzioni repubblicane, la Commissione Parlamentare (Rosy Bindi) e voi tutti, evocando i “suoi calabresi” che non credo siano i Bruzi che possano piacere a gente come Nicola Gratteri o, fino a quando era pastore a Locri, a mons. Giancarlo Maria Bregantini.

Mario Luzi

Strano post. Più del solito. Pronto a dare spiegazioni.

Oreste Grani/Leo Rugens


SE NON BASTA: “MA QUESTO STEFANO BISI COME SI PERMETTE DI MINACCIARE LA REPUBBLICA ITALIANA?”…LEGGETEVI QUESTO!

Jannacci

Faceva il palo nella Banda dell’Ortica…”, cantava Jannacci, ai tempi della mia giovinezza.

Veniamo alle cose meno serie.

Questo marginale ed ininfluente blog ha ricevuto, nelle ultime 48 ore, un tale numero (migliaia) di accessi indirizzati verso il post dedicato a Stefano Bisi (figura minore del mondo paralatomistico), che – ribadiamo – non può essere considerato un massone in quanto la consorteria che guida (il GOI) non è riconosciuta da nessuna autorità competente in materia, da far schizzare, al primissimo posto in Google, l’articolo (MA QUESTO STEFANO BISI COME SI PERMETTE DI MINACCIARE LA REPUBBLICA ITALIANA?) che, poche ore addietro, abbiamo deciso di pubblicare, indispettiti dalle modalità con cui uno dei complici oggettivi del dissesto della gloriosa società sportiva Mens Sana di Siena, minacciava la Repubblica Italiana. Quel richiamo a sentirsi un “massone calabrese” cosa altro è se non una guappesca sfida alla richiesta legittima di chiarire i suoi rapporti con alcune logge calabresi? Ci aspettiamo che oltre noi, che non siamo nessuno, altri reagiscano a tanta protervia. Stiamo parlando dell’uomo/giornalista che per anni ha tenuto, in Siena, la coda ai personaggi che, anni dopo, si è capito avevano malversato, fino all’inverosimile, il MPS e il Comune, per tacere dell’Ospedale e l’Università di quella città.

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Viceversa, mente accadeva di tutto, per il giornale che il nostro dirigeva, andava tutto bene. Bisi nulla vedeva di quanto, in città e in provincia, veniva consumato (i reati si consumano) e, consumandosi, maturavano le precondizioni per la fine del Monte. E, con la fine del Monte, di tutte le attività partecipate e sostenute dalla banca. La fine di Siena è dovuta certamente alla Banda Mussari e alle termiti partitocratiche ma senza il silenzio giornalistico di Bisi, nulla sarebbe potuto accadere. Concorso morale, si sarebbe detto, anni addietro. Erano altri che saccheggiavano (come ormai è certo) ma Bisi, come minimo, era cieco, muto e sordo. O cretino, direte voi. E perché mai uno così dovrebbe permettersi di minacciare la Repubblica o chi la rappresenta senza almeno che qualcuno ne ricordi i comportamenti illegittimi. Ed io questo ho ritenuto di dover fare: Stefano Bisi non si deve permettere di spacciarsi per una persona per bene (è come se io lo dicessi di me), per un erede del pensiero risorgimentale, repubblicano, mazziniano perché, come minimo, nella vicenda senese (MPS e Mens Sana) è stato un “palo”. Cieco, muto e sordo. Ma se un “palo” è cieco, muto e sordo, che palo è?

Oreste Grani/Leo Rugens che rifirma