Se fossi Re, a capo del DIS metterei Loretta Napoleoni

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Nello scusarmi per audacia di questo post, Signor Presidente, Sergio Mattarella, le tengo a dire che in questo marginale ed ininfluente blog, alcuni giorni addietro, mi sono permesso di sostenere che tra Francesco Cossiga e Aldo Moro, il politico democristiano che ne capisse di più di servizi segreti e di cose complesse (tipo un eventuale patto con le organizzazioni politico terroristiche mediorientaliI), era certamente il secondo. Moro, certamente, capiva e ragionava, con maggiore freddezza e competenza giuridica, di una materia tanto controversa del sardo estroverso. In realtà, oltre a pochi altri (tipo Ugo Pecchioli per il passato), di questa disciplina, anche Lei, in Italia, è competente, tanto che, oltre dieci anni addietro, ha ritenuto opportuno andare ad insegnare la materia (Università della Calabria animata da Mario Caligiuri), dopo le esperienze fatte in sede di governo attinenti la materia. Ne capiva e ne capisce, sia dal punto di vista tecnico giuridico che quello politico-strategico. Nessuno, per tanto, più di Lei, potrebbe avviare la soluzione del “problema dei problemi” nel settore della sicurezza dello Stato. Scrivo della questione che si sintetizza nel superamento del dogma “dentro-fuori”, dicotomia che, a mio modesto avviso, crea non poche problematiche di efficienza e certamente aggravio di costi, a discapito di un più intelligente uso delle risorse. Il DIS (se il DIS dovrà essere) deve riuscire a fare risolvere il problema delle troppe anime che vivono nelle nostre agenzie: pensiero riduttore e, solo a volte, timidamente, pensiero culturalmente complesso.

Italian President Sergio Mattarella Visits Germany

Viceversa il DIS deve avere organico intellettualmente sufficiente per far stringere una nuova alleanza tra le parti e il tutto, che significa (come avrebbe detto una mia cara amica di un tempo) nuova scienza, coscienza e prassi. Se mi permette un suggerimento, Signor Presidente, a guida del futuro DIS (che sempre nella mia marginalità auspico che non debba più rispondere al Renzi di turno ma al Capo dello Stato) dovrà essere scelta una personalità che si è formata in modo certo e riscontrabile alla fonte della transdisciplinarità, arte intellettuale che sa tenere conto delle conseguenze del flusso di informazioni che circolano tra le varie branche del sapere, permettendo l’emergenza di una unità nella diversità e della diversità attraverso l’unità. L’obiettivo è di mettere a nudo la natura e le caratteristiche di un fantasmagorico flusso di informazioni e nel guidare gli organismi preposti a tale compito l’abilità risolutrice è l’elaborazione di un nuovo linguaggio, una nuova logica e nuovi concetti, per rendere possibile  l’emergenza di un dialogo autentico tra gli specialisti dei diversi domini della conoscenza. Che gli specialisti facciano (sia pur nei limiti e senza prevaricare) gli specialisti ma a guida del DIS decida di mettere (se vuole lo può fare e sarebbe necessario che lo facesse) un  pensatore “transdisciplinare” (meglio, una) capace di avviare il cambio paradigmatico culturale necessario a far tornare sovrano il Paese. Urge un adeguamento della mentalità e dell’organizzazione istituzionale delle strutture preposte alla sicurezza della Repubblica. Quanto prima, o sarà troppo tardi. Non basterà infatti la nostra nota attitudine a saper fare del controspionaggio, forti del fatto che gli organici dell’Arma dei Carabinieri hanno una predisposizione a questo ruolo in quanto, per formazione, sono sia militari che investigatori-informatori. 

Imu-Bankitalia: Camera, e Tofalo urla "Boia chi molla"

Oggi, le regole del Grande Gioco solo ad un esame superficiale sembrano mutate esclusivamente per quanto riguarda la rete e le tecnologie atte a muoversi nel mondo cibernetico, in pace o in guerra. Di ben altro si tratta e il non capire, per formazione o limiti culturali, proprio questo cambio paradigmatico, potrebbe impedirci qualunque legittimo desiderio di tornare a dire almeno mezza parola sui futuri assetti mediterranei. Altro che ondate immigratorie. Infine, ma non cosa ultima, una candidatura da indirizzare/suggerire rispettosamente sia a Lei che e al futuro premier (qualora fosse a cinque stelle) ce l’avrei: Loretta Napoleoni. Che non mi è figlia, cugina, ne, tantomeno amica o lontana parente.  Anzi, sono certo che ignori la mia esistenza. Ma non io la sua. E questo suggerimento affettuoso lo indirizzo, oltre che a Lei, a chi, il parlamentare Angelo Tofalo, mi sembra, nel M5S, abbia più a cuore le questioni legate alla sicurezza dello Stato. Tentare non può nuocere. A me certamente. Alla Repubblica, tanto meno se voleste pensarci seriamente.

Oreste Grani/Leo Rugens