Dalla Lega Ladrona alla lezione di Ernesto Rossi. Prima di ascoltare il M5S a Rimini

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Lega Ladrona è espressione che altre volte abbiamo usato. In quei post riferivamo di episodi minori o forse avvenimenti dove gli avvocati avevano salvato i secessionisti che volevano alimentarsi con i soldi degli altri Italiani che secessionisti non erano.Vedremo in cosa consiste un comportamento tanto grave da giustificare un sequestro cautelativo fino al concorso di 48 milioni. Comunque lo giri è un super cetriolo. Che mette in difficoltà la Lega di Salvini e favorisce altri  concorrenti alla leadership del centro destra. Si dice dalle mie parti: chi va per questi mari, questi pesci pesca. Il finanziamento pubblico ai partiti è stato abolito per referendum popolare da anni. Tutti i soldi che giacciono nei C/C dei partiti sono soldi illeciti. Questo pensiamo da queste parti e questo scriviamo.

Inoltre e non cosa minore.

Alla vigilia di Rimini, momento politico in cui dovrebbe prendere sostanza la candidatura politica di un “cittadino a cinque stelle” che si senta pronto ad essere sintesi, anima e corpo, di quanto il MoVimento aveva in animo di fare, sin da 10 anni addietro e che, da quando (quasi cinque anni) alcune decine di parlamentari sono stati eletti grazie alle indicazioni del M5S, si sarebbe dovuto sostanziare, per leggi e rapporti di forza politici mutati. Certamente il MoVimento, sia pur in modo inconsapevole da parte di molte delle brave persone elette, è entrato nelle istituzioni, primariamente, per sconfiggere quanto, a sua volta, Ernesto Rossi ebbe a scrivere sul settimanale “Il Mondo”, diretto da Mario Pannunzio, nel lontano 28 gennaio 1950.

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Mario Pannunzio

“L’affarismo come metodo di procurarsi profitti privati attraverso la politica. ha avuto via libera sotto la sonnolenta indulgenza degli organi dirigenti. Cumuli di cariche retribuite, simultaneità nell’esercizio delle cariche politiche e di posti in enti in rapporti economici con lo Stato, traffico di influenze (pensavate che fosse un’ espressioni abilmente messe a punto da giuristi dell’ultima ora per incastrare la famiglia Renzi? ndr) nelle anticamere dei ministri,accaparramento manovrato da uomini politici e da loro prestanome in favori statali a beneficio di privati, sono tutte cose abituali delle quali nessuno più si meraviglia”.

E via dicendo così. I nove milioni di italiani che hanno votato M5S, sia pur non potendo ricordare le parole ora citate, volevano, dalle donne e dagli uomini pantastellati, azione risoluta contro questo modo di amministrare la cosa pubblica e, contrastando questa prassi, ristabilire un clima di equità e quindi, come diciamo noi di questo marginale ed ininfluente blog, di sicurezza.   

Anche ieri il problema in questa nostra Patria era la conferenza stampa della Lega Ladrona (Salvini o Bossi per me sono la stessa genia) che si lamentava che lo Stato gli chiedesse indietro alcune decine di milioni di euro per essersi accaparrata illegalmente denaro pubblico (mi annoio ad entrare nel merito), la condanna di Altiero Mattioli (ex ministro) ad oltre 4 anni, il patteggiamento di Marco Gasparri (dirigente CONSIP) a solo un anno e otto mesi  per aver ricevuto oltre 100.000 euro quando faceva il bello e il cattivo tempo in CONSIP, dove, viceversa, avrebbe dovuto vigilare che alle casse dello Stato non si arrecasse danno quando veniva comprata la carta igienica o quando si dovevano pulire i cessi dei ministeri. La condanna a 20 mesi (cioè un cazzo in quanto non andrà in carcere un solo giorno!), in una strano rapporto tempo-denaro, fa 5.000 euro al mese, rispetto ai 100.000 a suo tempo beccati.

Andiamo ai bei tempi andati e a quando i giornali (e chi altro dovrebbe farlo?) pubblicavano notizie di crimini commessi dai politici.

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Paolo Bonomi

Un giorno, il settimanale “Italia Oggi”, pubblica un articolo di dure accuse che hanno come obiettivi il ministro delle Poste dell’epoca (siamo al 19 aprile 1950) Giuseppe Spataro e Paolo Bonomi, presidente della Federazione dei coltivatori diretti (uno dei maggiori serbatoi di voti della DC) e dell’altrettanto potente Federazione dei consorzi agrari.

La Macchina del Tempo del vostro Leone Ruggente (chissà ancora per quanto, visto i post che pubblica?) solo apparentemente vi porta lontano ma attenti sempre alla metafore e alle analogie che dicono sappia usare. Comunque badate ad ogni semplice indizio che dissemino perché questa è la mia fissa e, gli estimatori (pochi) e nemici (molti) dicono anche sia la mia abilità. Non dimenticate mai che, in modo autobiografico e trasparente, ho affidato, in tempi non sospetti, a questo blog, che il mio primo datore di lavoro formale (mi dava 60.000 lire al mese) è stato Mino Pecorelli, con la sua mitica OP, all’epoca Osservatorio Politico Internazionale. L’articolo di attacco a Spataro e Bonomi era di Ettore Viola, valoroso combattente della prima guerra mondiale, più volte decorato (anche di medaglia d’oro), presidente dell’Associazione nazionale combattenti dopo i primo conflitto mondiale, che aveva guidato questa organizzazione nel fiancheggiamento del primo fascismo, ma che, dopo il 1925, si era schierato contro Mussolini dittatore, emigrando all’estero. Tornato in Italia alla presidenza dell’Associazione combattenti, era stato eletto deputato nelle liste della DC (anche Bonomi e Spataro erano democristiani), il partito dei cattolici al quale la sua presenza (ma chi se lo ricorda oggi Ettore Viola?) aveva contribuito a dare caratteristiche di grande partito nazionale. L’accusa a Spataro (suo compagno di partito quindi) era quella consueta del cumulo di stipendi e cariche, compresa la presidenza della RAI. Si aggiungeva l’asserzione che il ministro aveva fatto erogare un cospicuo finanziamento pubblico a una distilleria di Vasto, nella sua zona elettorale quindi, e che in veste di avvocato aveva amministrato irregolarmente un’eredità. Un Cesare Previti ante litteram, se si pensa ad Arcore, a Berlusconi e alla eredità Casati Stampa. Immaginate i tempi in cui si accusava un avvocato di amministrare irregolarmente dei beni di clienti!!!!!!!!

Bonomi era accusato di aver collaborato con i Tedeschi, secondo quanto si poteva leggere nel diario di un caduto partigiano e di avere irregolarmente gestito l’ammasso della crusca, in particolare di averne venduto alla Federconsorzi un quantitativo fornito dal Ministero dell’Agricoltura alla Coldiretti per essere distribuito tra i soci. L’accusa contro Bonomi non fu provata. Come quella, ad esempio, che vede oggi (uno dei tanti esempi di martiri) Mastella e la moglie assolti, dopo 9 anni di calvario e gogna mediatica, poveretti lei e lui.

Dove è che Orestino Granetto (sarei io nella mia veste peggiore) è meglio lasciarlo perdere? E’ quando, ad esempio, vi ricorda che all’inizio del 1982, il figlio Gianni di Paolo Bonomi (l’innocente di cui sopra), venne condannato a quattro anni di reclusione e al pagamento di 7 miliardi di lire di multa per aver esportato in Svizzera 3 miliardi e mezzo di lire. Il Gianni, udite udite, affermò che al funzionario della Leu Bank di Zurigo (come succede tutti i giorni a voi di avere un dipendente di banca svizzera che viene a casa vostra a Roma a prelevare contati che avete con il sudore della fronte diligentemente risparmiato) consegnava il denaro, a casa appunto, per costituire all’estero una provvista per poter comprare le medicine (che in Italia non si trovavano) per il suo papà gravemente malato. Oggi qualche magistrato, pronto a credergli, si sarebbe trovato.

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Ernesto Rossi

Vi ho fatto fare questo salto nel tempo perché la sensazione che provo è che, con altre abilita mimetiche, nulla sia cambiato e che i Viola (un altro giorno vi racconto tutta la battaglia a latere di questa vicenda giornalistica nelle commissioni di inchiesta parlamentari  che ne seguirono) sono soli, come lo erano all’epoca. Se non peggio. Non mi sembra che la scatoletta di tonno o di fagioli sia stata aperta ad opera dei pur onesti cittadini pentastellati. Anzi. Non mi sembra che gli stili di vita siano al centro delle indagini per individuare i ladri di Stato. Mi sembra viceversa che quasi cinque anni non abbiano modificato i rapporti di forza tra guardie e ladri e che – anzi – come quel clima solo accennato fu il vero brodo di coltura dei troppi Gelli, Cruciani, Sindona, Cefis e compagnia cantando oggi non sappiamo chi stiamo “allevando in seno”. Sto dicendo che non essere stati attenti, non aver pensato in tempo come si dovessero controllare i controllori, ha generato a suo tempo un clima che suggerì, all’interno e all’esterno del Paese (in realtà questo suggerimento viene colto sopratutto all’esterno), che tutto era possibile in Italia. E tutto, passo dopo passo, è stato possibile. Anche sospendere – di fatto – la democrazia. Perché, svegliatevi, in Italia non c’è democrazia in quanto l’unica libertà è quella dei ladri di Stato di fare come cazzo vogliono. Il contrasto a questo clima di legittimazione dell’illecito era il compito primario del MoVimento: onestà, onestà. Non a caso veniva evocato Rodotà-Rodotà, erede, tra pochi altri, di quel Ernesto Rossi di cui sopra. Ma per capirlo bisognava aver studiato e capito Rossi e Mario Pannunzio. E personale che sappia chi siano stati i due, nel M5S, si ha sensazione ce ne sia poco.

La lotta politica andava condotta con più alti livelli di consapevolezza (e di studio) e determinazione al cambiamento e alla sconfitta del malaffare politico-criminale quando la Storia (e nove milioni di Italiani!!) aveva apparecchiato l’occasione. La montagna di voti (nove milioni, ripeto) ha partorito un topolino, e di questo, con dolore, prendo atto. Quegli anni favorirono la P2 e gli annessi e connessi. Cosa stia succedendo adesso nessuno lo sa. Certo, così come la semi-innocente famiglia Bonomi in realtà accumulava illecitamente, lo stesso fecero la famiglia Crociani e cento altre. Ed ora, tanto per fare un esempio, 50 anni dopo, gli eredi Crociani (morto non innocente in latitanza dorata in Messico) si vendono la “vostra” Vitrociset, frutto degli illeciti comportamenti del loro avo Camillo.

Oreste Grani/Leo Rugens