Certo che si intravede una sconfitta ma la colpa non è solo di Grillo

guerriero-sconfitto

Ho la buona/cattiva fama di intendermene di flussi elettorali e di azzeccare chi vince e chi perde alla roulette del dogma egualitario.

Se non irromperà almeno il 50% del 50% dei cittadini aventi diritto al voto che, ad oggi, progressivamente e per i più diversi motivi, hanno deciso di non andare a votare, per il M5S si metterà molto male, prima con un insuccesso in Sicilia e poi alle elezioni nazionali di primavera 2018.

Che le forze della conservazione sapessero che se lasciavano bollire nel loro brodo i troppo semplici cittadini organizzati nel MoVimento, “spontaneamente” si sarebbero incartati e mutilati da soli, si sapeva. Ma che ci fossero così tanti sabotatori abilmente infiltrati a suo tempo in modo che al momento opportuno nulla cambiasse nella gestione oligarchica e parassitaria del Paese, devo dire che neanche uno prudente e al tempo creativo come me, poteva immaginarselo. A Roma, il Marra e gli altri, avevano già fatto la loro parte interrompendo la crescita esponenziale del M5S, cominciando a creare, ben coadiuvati dai limiti oggettivi della prescelta da Beppe Grillo (il precedente romano dovrebbe suggerire che il fondatore del MoVimento non è il top per quando riguarda il reclutamento, la selezione e la formazione di una classe dirigente) i presupposti per la fine della luna di miele tra la maggioranza degli italiani e il mondo pentastellato.

grandecrisigrande

Questa situazione da vicolo cieco in cui il pensiero sognante di quasi 9 milioni di italiani, dopo pochi anni, si sta per infrangere, annunciata da numerosi segnali premonitori, alla fine, si è prodotta per poi consolidarsi in uno scenario complesso nazionale ed internazionale che nessuna visitina statunitense poteva risolvere. L’interesse e il calcolo di alcuni hanno certamente influito dolorosamente sul generale silenzio che per troppo tempo ha preceduto la detonazione/peto che a ore si avvertirà proveniente da Rimini. Perché, che il M5S si prepari ad esplodere/implodere/petare, non credo che nessun onesto cittadino possa ormai non considerarla cosa possibile. Eppure alcuni avevano parlato ed ammonito. Certamente chi avrebbe potuto in tempo utile fermare questa deriva non ha fatto tutto il possibile. I giovani amici che la roulette democratica aveva piazzato in Parlamento, andavano aiutati con maggiore fermezza e chi aveva strumenti per cogliere segnali e dare un senso a indizi apparentemente eterogenei, aveva la responsabilità operante perché non fossero sottovalutate queste anticipazioni della crisi. Leggo sul Il Fatto quotidiano che il prof. Aldo Giannuli, l’uomo dei testi “2012: la grande crisi“, “Come i servizi segreti usano i media“, “Come funzionano i servizi segreti“, dichiara che il Movimento ne esce male da questa non scelta democratica di Antonio Di Maio e che in Sicilia arriverà una solenne batosta elettorale.

 

Il professore, esperto di cose complesse e da anni vicino al M5S, non credo che dovesse aspettare, per rilasciare una tale dichiarazione (lo dico con il massimo rispetto e considerazione per il passato scientifico di Giannuli), la scelta sovietica del candidato unico. Bastava, pochi giorni addietro (in mezzo tra le due date c’è stata la sosta dell’agosto), durante il convegno Intelligence Collettiva. I Servizi Segreti nel mondo, del 21 luglio, invece di spargere sul tema nodale dell’intelligence e di come la passata classe dirigente del Paese ci aveva vessato, ettolitri di camomilla, risvegliandosi piccato solo nel momento in cui in sala si faceva il nome di Giulio Regeni, o di Ustica, o riferimenti alle interferenze francesi cuore dell’intervento da parte del filosofo logico Alberto Massari, presidente di HUT8, per cercare, coraggiosamente e onestamente, di aprire occhi ed orecchie sonnolenti di grillini ignari che la “Prova d’orchestra” stava per finire, dire quello che oggi leggiamo e, utilizzando quella platea e cassa di risonanza, annunciare un distacco da chi avrebbe dovuto svolgere nel Paese il ruolo che aveva promesso di svolgere con quel Vaffa-Day prima e, onestà-onestà, dopo. Certo che Grillo e Casaleggio J. hanno fatto un casino osceno con questa cosa di Di Maio, spacciato per il leader maximo ma, professore, gli indizi c’erano tutti ed erano ben altri e investigabili da tanto tempo. Che nel M5S non ci fosse visione strategica e sufficiente sostegno a scelte culturali strutturali si sa da molto. Forse, proprio dal 18 dicembre 2015, data d’esordio dei pentastellati nel campo dell’intelligence. Intelligence che con troppa semplicità (mutuando i concetti da altri elaborati e volutamente lasciati in rete), chiamarono partecipata, diffusa, collettiva. Ora è tardi perché, come lei per studi fatti e opportunità avute sa, il male eversivo opera full time e chi dovrebbe difendere la Costituzione e la convivenza civile è costretto a lavorare part time. In questo gap temporale c’è già il pericolo della sconfitta. Figurarsi poi se nel campo democratico si dorme o si ragiona ancora di come gli anglo-americani fecero ritenere ai nazisti che sarebbero sbarcati a Calais e invece gli ruppero il culo in Normandia. E vi dobbiamo ringraziare perché non ci avete messo in piedi un convegno sull’intelligence negli Stati preunitari!  Negli ultimi cinque anni, dopo l’ingresso in Parlamento dei cittadini pentastellati, nessuno ha voluto fare i conti con i mostri sanguinari che avevano guidato a loro piacimento la Repubblica da Piazza Fontana in poi, mostri sanguinari che nell’uso sapiente e cinico dei servizi segreti, hanno avuto la loro arma migliore. Ho aspettato inutilmente ben cinque convegni per sentire mezza parola che fosse realmente finalizzata a cambiare i rapporti di forza nella nostra bella Italia. Siamo arrivati alle cazzate alla Di Maio anche perché NESSUNO, NEL M5S, HA BATTUTO SERIAMENTE UN COLPO SUL TEMA DEL COME AVREMMO POTUTO RIDARE UN’ANIMA ALLA REPUBBLICA!  E UNA REPUBBLICA SENZA ANIMA, QUESTO POTEVA PRODURRE E QUESTO HA PRODOTTO.   

giannuli

Arriverà la batosta in Sicilia (sarà batosta anche il non vincere – come doveva essere – con la pipa in bocca) e la legge elettorale farà il resto. Quello del 2018, sarà “l’ultimo aprile” della democrazia formale nel nostro Paese e lei che è colto dovrebbe sapere che mi riferisco al mese in cui Majacosky decise di suicidarsi. Non ha colpa solo Giuseppe Grillo da Genova (forse costretto a questo autolesinoismo da chissà quali fattori e interferenze) nella scelta di Luigi Di Maio. Altrettante responsabilità sono di chi, avendo ben altri strumenti culturali, ha fatto trascorrere il tempo senza alzare i toni dello scontro, dentro e fuori del MoVimento, per come si sarebbe dovuto apportare cambiamenti paradigmatici culturali nella gestione, nella modalità d’azione e nell’immagine stessa degli apparati preposti alla sicurezza nazionale, accrescendone almeno la visibilità e la vicinanza alla pubblica opinione e dunque, in qualche misura, “democraticizzandone” la percezione. Questo, ad esempio, doveva essere uno degli apprezzabili risultati di tanti convegni. Gli effetti di una maggiore vicinanza, visibilità, familiarità dell’intelligence al cittadino comune – cortesemente – mi dite dove sono dopo alcuni anni di attività parlamentare e convegnistica e come siete in grado di quantizzarli dovendo rispondere del denaro pubblico che alla fine è stato speso? I convegni dovevano servire anche per stimolare i servizi a recuperare un loro obiettivo ritardo culturale. E di trasparenza. Mi dite, da quando il M5S è in Parlamento, cosa è emerso di chiaro, di intellegibile, di quanto drammaticamente è accaduto da Piazza Fontana in poi in questo Paese ed in particolare con e dopo l’omicidio di Aldo Moro? Dove è la verità incontrovertibile su Ilaria Alpi? Ma se, nei vostri/nostri momenti pubblici, neanche si può pronunciare il nome di Giulio Regeni senza essere bacchettati, mi dite dove è il cambiamento? O siete tra quei cazzafrulloni che ritengono che stragi, omicidi mirati, scandali ad orologeria siano casuali?

Se ci sarà batosta, in Sicilia e a primavera, ci sarà anche per questi silenzi complici ed incapacità. Questo penso e questo scrivo.

Oreste Grani/Leo Rugens addolorato di dover essere arrivato a scrivere parole tanto gravi.