Catalogna 1842-2017 – Pompeo De Angelis

barcelona bombardata 1842

Nel 1842 fu soppressa l’indipendenza della Catalogna da parte della monarchia castigliana con un intervento militare e una strage dei patrioti che reclamavano l’autogoverno. Nel 2017, si sta ripetendo la stessa sopraffazione su una nazione distinta dalla Spagna ad opera di una monarchia esangue frutto del franchismo. Ricordiamo cosa avvenne 175 anni orsono.

Nella Spagna post-imperiale, che aveva perso tutti i suoi immensi territori coloniali la monarchia pensò alle sue questione interne, che altro non gli era rimasto. Il 29 settembre 1833 era stata incoronata regina la figlia di Fernando VII con il titolo di Isabella II; ma aveva meno di tre anni, per cui fu affidata alla reggenza di sua madre Maria Cristina di Borbone-Due Sicilie. Lo zio Carlo, fratello di Fernando VII, pretendeva lui il regno sulla linea di discendenza maschile e diede inizio a una guerra civile, per questioni dinastiche. Don Carlos costituì un partito carlista, per destituire la nipote. Nel 1840, la Reggenza di Isabella II passò a un uomo forte, il generalissimo Baldomero Espartero, che sconfisse Carlo e perseguì l’obiettivo della “compattezza della nazione”, attaccando le autonomie di alcune regioni, prima sedando la rivolta dei paesi baschi del 1841 ed abolendo i loro “fueros” (immunità e privilegi locali), poi inviando l’esercito in Catalogna, dove Madrid dominava da una piazzaforte (il forte di Montjuic comandato dal capitano Van Halen), dirimpetto a Barcellona e pose l’assedio alla città che si ribellava “contro la causa spagnola”. La Giunta di Barcellona costituì una milizia di ”patubas”, un corpo franco di sei battaglioni per resistere alla sopraffazione. Deciso a porre fine al regionalismo catalano, Espartero impose, nel 1842, un gabinetto militare, presieduto dal gen. Rodil, che ordinò al generale Zurbano di unirsi alla guarnigione di Van Halen. Il 15 novembre, Zurbano bombardò le “ramblas”, che conducevano al porto e invitò gli stranieri residenti a lasciare la città in stato di guerra. Il Reggente stesso giungeva sul luogo della battaglia, il 29 novembre. Gli uomini della Giunta, con in testa il vescovo, si recarono da Espartero per cercare un compromesso, ma furono respinti e, il 3 novembre, il centro urbano venne colpito dagli obici durante tredici ore, per cui alcuni quartieri bruciarono. Le truppe spagnole entrarono in città e ogni via e piazza di Barcellona divenne un campo insanguinato di caduti, finché i patubas cedettero e quelli che caddero prigionieri furono fucilati in una carneficina esemplare. L’”Impartial” del 6 dicembre, unico giornale locale filo castigliano, dichiarò che la calma era tornata sotto la sorveglianza del generale Soane, nuovo capitano della piazza.

Pompeo De Angelis

Baldomero_Espartero