Emanuela Orlandi vittima della STASI, apparato della DDR? Forse… se non certamente

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In altri momenti di questo blog ho scritto che mi vedevo quotidianamente con l’avvocato Gennaro Egidio anche (e non solo) negli anni in cui il grande investigatore (quello era) cercò in tutti i modi la verità sulla sparizione di Emanuela Orlandi. In altro post ho affermato che ero presso lo studio Egidio a via Archimede 59 – Roma, entrando nell’atrio, in basso a destra, quando fu scoperto, sotto falso nome, in un carcere francese, il complice di Ali Agca, Oral Celik. Dopo anni ieri è uscito un importante articolo, sulla vicenda Orlandi, sull’Avvenire, testata giornalistica tra le pochissime che possiamo ancora considerare attendibili e responsabili se parla. Altrimenti tace. Ci sta che sia stata la Stasi che aveva raffinatezza, spietatezza, mezzi e moventi sufficienti per ordire il piano. Ci sta e forse, passo dopo passo, ci stiamo avvicinando alla verità. Non riporta in vita la povera ragazza ma certamente lascia traccia per saper interpretare anche l’oggi quando alcuni episodi crudeli sembrano quasi senza senso. E invece, nel Grande Gioco dei Servizi Segreti un senso ce l’hanno.

Oreste Grani/Leo Rugens che a via Archimede 59, per tutti quegli otto anni in cui è durata l’inutile caccia ai rapitori, era di casa.


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