La Sicilia e i siciliani si meritano una vasta visione politica degna della loro storia e del loro ruolo mediterraneo

   bayeux008

In questi ultimi cinque anni (è da quando sostanzialmente esiste questo blog) ho provato sommessamente a suggerire (immaginandoli dotati di macchine intelligenti capaci di recuperare in automatico dalla rete qualche suggestione culturale di natura strategica) ai bravi e onesti cittadini organizzatisi politicamente nel M5S che la politica estera è (e sarebbe stata sempre di più) tutto.

Ho sempre sostenuto che oltre che con l’emozione del “tutti a casa”, “onestà-onestà”, la qualità di una classe dirigente si valuta se sa interpretare la complessità degli avvenimenti planetari e se capisce chi comanda realmente sulla faccia della Terra. Senza capacità interpretative geopolitiche, tutto risulterà, anche a km. 0, incomprensibile. Difficile farsene una ragione di perché, alla fine, si facciano o non si facciano le elezioni e perché non si debbano fare fino a quando non si creano le condizioni perché le regole in base alle quali si andrà a votare siano determinate al fine di non consentire a quella o quell’altra forza politica di prevalere “democraticamente”. Difficile capire chi sia in realtà uno come Giancarlo Elia Valori e perché ancora si aggiri per l’Italia scortato da Nicolò Pollari. Se uno non ha studiato, in una scuola apposita, non può avere contezza del fatto che furono il colpo di Stato di Praga nel 1948, con l’acuirsi conseguente della guerra fredda, l’esaltazione degli aiuti americani che sarebbero venuti a mancare in caso di vittoria social-comunista, la promessa degli alleati di modificare il trattato di pace restituendo Trieste all’Italia, gli elementi (tutti come vedete di politica estera) che contribuirono al successo della DC nelle prime elezioni successive all’entrata in vigore della Costituzione. Ma la DC sfiorò la maggioranza assoluta dei voti espressi perché oltre a capire di politica estera i suoi dirigenti si erano dotati di un programma politico ed erano intenzionati a realizzarlo.

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Oggi il M5S, con la scelta di andare da solo, tenta il colpo del 51%. Cosa non impossibile con un astensionismo che si avvicina sistematicamente al 50% degli aventi diritto al voto ma dove tassativamente oltre ad un programma che si intravede (e comunque nel delinearlo e nel discuterlo ci hanno messo tanta buona volontà) ci sarebbe necessità di una visione geopolitica che invece manca drammaticamente. Calando i votanti, aumentando gli apatici, irrompendo dopo cinque anni altri giovani aventi diritto per la prima volta al voto che nella misura del 65% potrebbero votare M5S, sarebbe bastato (basterebbe quindi) che i quasi 9 milioni di voti raccolti nel 2013 si ripresentassero compatti alle urne e la vittoria impensabile, diverrebbe possibile. Per questo stanno tentando di varare questa legge oscena: sanno che se i “grilli” tornano quasi tutti e ad essi si aggiungessero gran parte dei giovani al primo voto, andranno veramente tutti a casa. Mancano pochi mesi all’appuntamento non più differibile e tra pochi giorni si vota in Sicilia.

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Anche in Sicilia non si è stati pronti ad alzare la qualità dei ragionamenti a cui si sarebbero dovuti chiamare i siciliani a discutere di Mediterraneo, di ruolo strategico del meticciato (razziale e culturale), della piattaforma/HUB “ideologica” che la Trinacria andava suggerito/proposto dovrà rappresentare in un mondo di confine che viceversa si presenta senza idee se non quella di un banale e irrealizzabile respingimento. Le attività meschine del ricompattamento degli interessi mafiosi intorno alle liste dei soliti gattopardi andavano smascherate (ma tenete conto che i cittadini le sanno bene queste cose e conoscono ormai i loro polli/delinquenti) alzando il tiro della qualità del ragionamento sul ruolo futuro internazionale della Sicilia e dei siciliani. Questo tipo di ragionamento (che andava messo in cantiere mesi addietro) avrebbe fatto la differenza, andando anche a prefigurare una internazionalizzazione senza la quale solo la criminalità (che è sempre meno provinciale) mostrerà di avere una visione. E con la visione, un’economia. E con un’economia il potere. La Sicilia si sarebbe meritata più fierezza e più vasti orizzonti da parte degli utopisti a cinque stelle. Bisognava riuscire, mesi addietro, a far capire che della Sicilia si voleva fare un “think tank”, un bacino di pensieri, di progetti ad alto potenziale. Ma che senza cambiare nel profondo le istituzioni pubbliche, la pubblica amministrazione, le università, gli istituti di cultura questo ruolo che le poteva spettare non si sarebbe mi potuto realizzare. Un ometto servo dei kazaki come Angelino Alfano, oggi paradossalmente ministro degli Esteri della Repubblica, andava usato come esempio, non solo svelando gli ambienti a lui vicini riconducibili a quello che sappiamo, ma come vero ostacolo all’assunzione della Sicilia di un ruolo internazionale.  Si sarebbe dovuto entusiasmare la maggior parte degli elettori residenti in Sicilia e quelli in diaspora in Italia e nel Mondo, sostenendo che era arrivato il tempo di battere la criminalità sul suo stesso terreno che è quello dell’internazionalizzazione. Inoltre si sarebbe dovuto prefigurare come, occupato questo ruolo (ecco la funzione laboratorio nazionale e internazionale) fosse determinante assumersi la responsabilità della figura di mediazione con tutta la rimanente società civile italiana mostrando di essere portatori di una identità sociale, capace di gestire la quotidianità, secondo un progetto, prima che politico, culturale definito. Quasi fosse una missione quella della Sicilia di mettersi al servizio della rinascita nazionale e poi promotrice di una ritrovata egemonia mediterranea.

Federico II di Svevia

Bisognava lavorare sulla fierezza di riscoprirsi eccellenza, tutela paradossalmente dei destini della Nazione tutta. Quasi un ruolo di osservatorio sociale e culturale pronto a sobbarcarsi l’onere della fase, facendosi terzo incluso fra Africa ed Europa. Bisognava saperne un po’ di più di queste complessità e come si governano i conflitti a cui oggi ho potuto solo che accennare ma che nella stessa Messina (non tutta l’Università è marcia) avrebbero avuto intellettualità capaci di raccogliere tali spunti, lavorando su come si deve operare per navigare tra caos e complessità, dando un contributo forse risolutivo alla comunicazione politica ed elettorale. Perché si creino le condizioni psicologiche, etiche e giuridiche tali da cambiare mentalità  che possano a loro volta generare benefici a lungo termine per la società nella sua totalità, la linfa di questo processo, non lo dimentichiamo, è, soprattutto nella società dell’informazione, la cultura. E di cultura è difficile discuterne in un blog o utilizzando 2000 caratteri, “disturbati” continuamente da messaggini di provocatori scassa cazzo. Tantomeno con una kermesse ad Ivrea. Forse se uno avesse scelto per ragionare di futuro, Piazza Armerina e i suoi mosaici visionari, oggi non saremmo nei sondaggi secondi dietro una banda di malfattori ricompattatisi intorno al per bene Nello Musumeci. Comunque, vediamo se nei prossimi venti giorni la Provvidenza apparecchia qualcosa per fare giustizia di questa ingiustizia troppo ingiusta.

Oreste Grani/Leo Rugens