Ezio Bigotti, in trio con Nicola Russo e Pietro Amara, sarebbe opportuno (lo dico per lui) che cominciasse a cantare

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E andiaaaaaaaaaamooooo!!!!!

Quella che leggete è un’espressione di compiacimento per l’investigazione formale aperta su Ezio Bigotti (ed altri capolavori) a causa di una serie di reati gravissimi da cui difficilmente anche dei super avvocati lo potranno far scagionare. Quando ti accusano “di aver corrotto un giudice del Consiglio di Stato”, diventa cazzutissimo convincere altri giudici che sei innocente. Anche se tu lo fossi. Se poi per il tuo agire avevi dei moventi credibili, la trappola, non solo è già scattata, ma non riesco a vederlo quel damerino violento (in realtà penso che sia un autolesionista altrimenti avrebbe seguito il saggio consiglio che gli avevo dato di smettere di fare il “biricchino”) riuscire a non serializzare i suoi comportamenti criminali per cui è solo questione di tempo poi, beccato infraquinquennale, farà la fine di un qualunque Cesare Previti/Marcello Dell’Utri/Totò Cuffaro anche se in realtà per il modus operandi non mi ricorda nessuno dei tre. Bigotti, anche se ha vissuto alla grande fino ad oggi, in realtà, è un cazzone (secondo voi è un reato dare del cazzone a qualcuno che potrebbe anche essere ben dotato tra le cosce? Non credo!) altrimenti avrebbe accolto il consiglio atipico di questo vecchio signore di smetterla di pensare che poteva fottere, negli affari (fregare le SOA per gare d’appalto alla SIRAM cioè al Gruppo Veolia), esponenti della massoneria francese solo puntando, per contrapporgli risorse, su uno sfigato collezionista di cimeli napoleonici come Aurelio Voarino. Che, a sua volta, gli deve aver fatto credere che se uno si compra cimeli napoleonici, per effetto traslato, è un Napoleone. Voarino che lo consigliava e gli guardava le spalle non è certamente un Buonaparte, ma neanche un Licio Gelli. Al massimo, Voarino è un rotariano un po’ massonico come migliaia di altri ridicoli paramassonici convinti di stare nel circuito latomistico che conta.

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Mentre, invece, uno come Voarino, al massimo, conta gli euro che le donne, per dargliela, gli sfilano. È un reato dire che uno paga le donne? Non credo, ma se anche lo fosse, sono pronto a ritornare alla Procura della Repubblica di Roma a ribadire, con schiena dritta, il mio pensiero. Forte del fatto che già, convocato, ho ribadito cosa pensassi del duo Bigotti-Voarino e di come li considerassi nemici della Repubblica Italiana, sempre pronti ad ordire il male negli appalti ed altro come questa accurata investigazione in cui sono incappati suggerisce. Anche se ad onor del vero il geco malato Voarino non viene mai formalmente beccato. Sono quindi in ottima compagnia, caro il mio damerino palestrato da Pinerolo dei miei scarponcini (non porto stivali), nel considerarti un corruttore, complice di anime nere, che opera con l’apparente finalità di fare soldi pulendo cessi ma, in realtà, come solo e per primo sostengo dalle pagine elettroniche di questo blog, per impadronirti delle chiavi dei palazzi (non metaforicamente) del potere, immobili quasi tutti allocati nel Lotto 10 della famosa e non ancora ben investigata super gara CONSIP. Troppo forte questo vecchietto ma evidentemente troppo povero per essere, ai tuoi occhi, uno da ascoltare. Sto parlando di me, ovviamente.

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Povero, questo Leo Rugens, ma lucido quando ti diceva che stavi facendo troppo il biricchino spingendoti da sprovveduto su terreni che non sarebbero stati sicuri per un provincialotto cresciuto protetto dalle fidejussioni della moglie e convinto che le buone (o pessime?) frequentazioni a Roma che spaziavano da ambientacci residui della corte della  “Famiglia Dell’Utri”, passando per gli avanzi delle frequentazioni (allora, caro P., chi cazzo aveva ragione?) pollariane del buon dipendente Aurelio Voarino, finendo a politicanti di quarto ordine alla Verdini e compagnia cantando. Ad Alfredo Romeo uno come Italo Bocchino, ad Ezio Bigotti, uno come il macellaio Denis Verdini. Un vero Circo Barnum di questuanti che ti facevano sentire sicuro ma tutti personaggi che, senza strumenti culturali come sei, non avresti mai potuto capire dove ti stavano portando. Anche quelli che ritenevi ai vertici dell’Intelligence e che invece intelligenti non erano proprio. Furbi, ma non intelligenti. Una cosa di qualità aveva fatto per te Voarino (presentarti a me e alla mia squadra) e proprio quella hai scartato. Hai depennato quel signore anzianotto che con una santa pazienza, non solo ti avrebbe indicato la via per sganciarti da questa cosa folle di pensare che avresti potuto con una sentenza truffaldina a tuo favore (questo sostiene il bravissimo e mordace Paolo Ielo) cominciare a scalare il potere da importante pulitore di cessi istituzionali, mettendoti al servizio di qualche furbacchione che avrebbe tratto vantaggio dal fatto che i tuoi dipendenti entravano per primi nei ministeri e nelle istituzioni repubblicane e uscivano per ultimi. Con le chiavi che vi venivano consegnate per effettuare il servizietto! E per di più pagato da chi, eventualmente, tradivi!

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Mi immagino, quando ordivate il tradimento alla Repubblica Italiana, come vi sentivate paraculi e doppi. Ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi ed ora, passo dopo passo, investigazione dopo investigazione, magistrato onesto dopo magistrato onesto, la mia tesi verrà a galla nella sua completezza. Perché, ritengo tu lo sappia, sostengo che questo sia stato il tuo vero movente da quando sei uscito dal settore delle intercettazioni telefoniche e ti sei buttato nel Global Service. Sostengo che hai fatto di tutto (questo ora lo sosterrà anche il magistrato inquirente) per prenderti le SOA che erano della SIRAM, e grazie a quelle, entrare nel giro grosso, non solo per pulire male o bene cessi pubblici, ma, in realtà, per poter andare a spolverare, a fini di spionaggio, le scrivanie, i divani, le mensole di tutte le maggiori e più sensibili istituzioni. Questo penso e questo, in veste sussidiaria agli organi dello Stato, da cittadino informato e consapevole, dico. E questo ho scritto e ribadito alla Procura quando, mal consigliati, avete, tu e quel malandrino (è un reato dare del malandrino a qualcuno?) pensato di farmi chiamare e, così facendo, spaventarmi. La mia irreperibilità era per voi perché siete due teppisti. O tali vi ritenete di essere. Chiamato per le vie brevi (avete ritenuto paraculo fornire il numero di telefono di un mio collaboratore per farmi avvertire che il magistrato mi voleva interrogare) dopo poche ore (era un venerdì sera alle 17:00 e lunedì mattina alle 9:00 ero a piazzale Clodio) mi sono andato a togliere lo sfizio di raccontare chi cazzo siete in realtà, da anni, voi due, associati e complici, a mio insindacabile giudizio.

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Vediamo di intenderci, violento capocciatore di teste altrui (Bigotti) e spaventatore vigliacco di mogli rumene (Voarino): fino a quando non vi investigheranno per il vostro ruolo nel caso Shalabayeva (con annessi e connessi torinesi al Salone del Libro), per il “tentato” gravissimo reato costituito dal cercare di penetrare le nostre istituzioni più sensibili attraverso il cavallo di Troia delle pulizie vincendo il LOTTO 10, non riuscirete a farmi tacere. Ora poi, più che pensare a me, avete da disinnescare questo cetriolo a miccia a lenta combustione, preparato da mani professioniste, per cui non credo proprio che non esploderà. Spero che l’investigazione non trascuri  il vero movente di un piano a lungo da voi coltivato. Ho questa speranza (diciamo certezza!) a cominciare da quanto si è avuta notizia (finalmente) che qualcuno, di autorevole, vi sta chiamando a dare spiegazioni che venga scoperto il vero movente di tutta una vostra vita segreta. Il movente nel crimine è tutto e questa volta il movente non sono solo i soldi. Cosa grave se fossero solo soldi illeciti ma gravissimo risulterebbe il vostro agire se lo spionaggio fosse il “vero movente”. Ma se siete voi quelli che prima di pulire i cessi vi dedicavate alle intercettazioni telefoniche, se siete voi gli amici stretti del capo (Nurlan Khassen) dei servizi segreti kazaki responsabile del rapimento della signora Shalabayeva, se siete voi gli amici intimi di criminali reatini legati alle realtà mafiose siciliane per vaste attività internazionali legate ai rifiuti, se siete voi che dichiaravate frequentazioni quasi foste stati in organico con la “cordata pollariana” del Sismi per otto anni, se site voi che mi foste presentati da uomini chiacchierati per il loro passato turbolento e per appartenenze che ci portano lontano, fino a Mosca, dove la faceva da padrone il KGB, se per “consigliarmi” di smettere di dire quello che ritenevo giusto dire su di voi, prima di ricorrere alla Procura di Roma, avete perfino tentato di farmi “convincere” da un nostro ufficiale dei servizi appena uscito dagli organici dell’AISE, mi chiedo e vi chiedo, affezionati e “protettivi” lettori, perché, coerentemente con qualunque principio investigativo legato alla banale teoria degli indizi, non devo ritenervi gente d’ambiente e quindi, se non chiarito nelle sedi opportune, tutte queste combinazioni a seguire,  persone che dell’ambiente pensano di potersi approfittare ad uso personale.

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Mi sembra che i magistrati che vi accusano di alcuni gravissimi reati, abbiano preso il bandolo della matassa che, se seguito e onorato, passo dopo passo, porterà a capire quanto la Repubblica ha rischiato a non voler vedere cosa ruotasse intorno a CONSIP e il LOTTO 10. Come modestamente questo marginale ed ininfluente blog sostiene da tempo non sospetto. L’ipertesto investigativo che vi consiglio di cominciare immaginare, è affascinante: rizomicamente vi può portare a capire molto, di molto e di molti. A cominciare dall’avvocato siciliano (non è un’aggravante essere nati e cresciuti in quella meravigliosa isola che va liberata quanto prima ma non è un dato che va sottovalutato soprattutto se uno si diletta ad andare a leggere pregresse attività, proprio in Sicilia, di Bigotti sotto le spoglie, in quella occasione, di Siram o di altro brand, relative alla gestione del patrimonio immobiliare della regione Sicilia) Pietro Amara, passando per il magistrato (cosa pensare quando accadono cose di questa inaudita gravità di come sia ridotta la Repubblica) Nicola Russo.

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Se potessi essere (e non lo sono) suggeritore del pool di investigatori di cui si avvale il Procuratore aggiunto di Roma, il tenace e lucido Paolo Ielo, approfondirei, con determinazione assoluta, senza guardare in faccia nessuno, i potenti di oggi che si dovessero percepire limitrofi al duo e, in particolare, al pinerolinese (ha visto amico che si preoccupava eccessivamente dello strapotere di Bigotti che fine, il bullo ben vestito – si fa per dire – si prepara a fare, come, tra le righe, scrivendole riservatamente, mi ero permesso di preannunciarle?) che su questi rapporti inopportuni (se non, qualora esistessero, illeciti) avrebbe potuto basare la sua strategia di attacco al “cuore dello Stato”. Espressione che da addetto ai lavori dei bei tempi andati scelgo volutamente per dire fino in fondo la mia su queste termiti divoratrici della ricchezza pubblica e del principio d’autorità della Repubblica. Questa gentaccia che pensa di potersi comprare i giudici e i custodi dello Stato, fin nelle sue variegate strutture riservate, vanno trattati alla stregua di terroristi, a cui si concedeva una opportunità solo se si arrendevano e collaboravano. Che Ezio Bigotti ci dicesse per chi lavora e con chi lavora.  E non parlo per provare a pulire i cessi.

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Oreste Grani/Leo Rugens che da quando ha saputo che Paolo Ielo ha arpionato il “Trio Lescano”, Bigotti, Amara e Russo, è sotto l’effetto di una colica renale… al rene che non ho più, in quanto asportato. Da ieri, sono stati tali gli spasmi di piacere che ho le viscere, la vescica, la prostata, il rene sopravvissuto interessati da un turbamento che spero non mi porti alla morte prima di vederli in carcere.

Oppure liberi, secondo giustizia giusta. Ritengo che sia più verosimile la prima ipotesi.


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