David Rossi (MPS) ovvero i paradossi investigativi

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Quando sostenevo che le prove generali di questo schifo di dittatura partitocratica si erano tenute a Siena, nella primavera del 2011, mi riferivo al fatto che il macellaio Denis Verdini decise lui chi si doveva candidare nella Città del Palio perché il PD ri-vincesse le elezioni. La finalità malandrina di tale operazione sotto falsa bandiera era che, vincendo le elezioni con un pupazzo come Franco Ceccuzzi, i veri caporioni del saccheggio a suo tempo effettuato della Banca più antica del Mondo, non fosse scoperto nelle sue gravissime implicazioni troppo repentinamente ma solo gradualmente e coinvolgendo come colpevoli alcuni e non altri. Il principio della regia e dei soliti pupari paramassonici. Perfino Pier Ferdinando Casini, allora ancora genero del vero padrone del MPS Francesco Gaetano Caltagirone, dovetti vedere sfilare a Siena durante quella pantomima di campagna elettorale dove l’opposizione era pienamente connivente con la maggioranza. Stiamo parlando delle prove generali della Primavera 2018. Ma le cose non andarono esattamente come i manigoldi speravano (e non parlo di percentuali di voto) per cui, qualche tempo dopo, con gli arresti e le prime ammissioni, i ladri di Pisa si ritrovarono in liete furibonda tra loro e a farne le spese fu il povero (sia pure non incolpevole) David Rossi.

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Questo è il retromondo che principalmente dovrebbe essere investigato. E non solo dal punto di vista giudiziario. Invece in attesa che si chiariscano responsabilità politiche siamo ad una magistratura inquirente che, messa con le spalle al muro da una campagna stampa/via internet, arriva a dichiarare che “ragionando ex post la critica (di chi li accusa di essere sordi e strabici se non ciechi ndr) è comprensibile”. La faccia è di bronzo. Ma non basta, perché, costretti ad ammettere gravi responsabilità, quei magistrati che continuano a sbarrare la strada ad una possibile riapertura delle indagini, hanno un guizzo che loro ritengono essere autoassolutorio e dichiarano: “Sembrava un suicidio per cui non appariva necessario, in quel momento all’accertamento del fatto, il sequestro degli indumenti”.  O dei famosi salviettini intrisi di sangue, aggiungiamo noi. Ma questi dove se la sono presa la laurea? E i loro collaboratori in organico in Polizia Giudiziaria con chi hanno fatto i corsi di criminologia?

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Ex post” vuol dire sostanzialmente con il senno di poi. Questa del senno del poi è una delle cose più violente (per ora!!!) che si sia sentita dire di paradossale in questa sempre più losca vicenda senese. Non credo che sia mai successo che dei magistrati abbiano provato a dichiarare che sono delle seghe per non vedersi incastrare con ben altre responsabilità. Una ammissione di tale limite professionale è una confessione in piena regola. Le dinamiche non sta certo a questo marginale ed ininfluente blog descriverle, né comprovarle. A me è doveroso solo ricordare la banale classificazione di quali siano i moventi e le tipologie di base su cui si lavora per capire chi e come una persona è stata uccisa: omicidio per difesa, per denaro, per il successo, per gioco e per divertimento, per fastidio, per piacere sessuale, per vendetta, per invidia, per imitazione, per induzione, per compassione, per follia, per gelosia, per rifiuto. Difficile uscire da questa griglia interpretativa. Fondamentale è la definizione, quando si studia e se si studia, che indica l’ambientazione e l’humus dove il crimine si è originato (mi sembra che stiamo parlando di Siena e non di Praga) e/o la direzione d’indagine da prediligere: è la porta d’entrata dell’investigazione che porta verso la soluzione definita proprio dal contesto. Quella che queste seghe (si viene condannati se un dice che uno è reo confesso di essere una sega?) hanno sbagliato come porta d’ingresso, rimuovendo il dettaglio che ci si trovava davanti ad un movente (una montagna di soldi) che viene, se si esclude la difesa, legittima o meno, considerato al primissimo posto in quelli che sono i moventi quando si decide di uccidere una persona. Ma sono dei cazzoni semplici o complessi questi signori? Si doveva banalmente trovare lo scopo principale della strategia criminale messa in essere contro il povero David Rossi e l’obiettivo iniziale della combinazione criminale. Ci sono degli schemi che se seguiti onestamente raramente lasciano speranza agli assassini soprattutto se sono più di uno.

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E sul fatto che più persone lo avessero ucciso era dato da una somma di moventi. Per il resto è come se qualcuno ancora credesse che Michele Sindona si è ucciso o che Roberto Calvi l’abbia fatta finita impiccandosi a Londra, romanticamente sul greto del Tamigi.  O che il giudice Mario Adinolfi sia scappato con una ballerina.

Oreste Grani/Leo Rugens