Prima di scegliere per chi votare (in questo caso Lega o M5S) vediamo di ricordare qualcosa

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Prima del MPS a sinistra, nella destra leghista, c’era stato il fallimento-sola della banca CREDIEURONORD. E da quel edificante episodio parto.

“Queste elezioni sarebbero state invalidate anche in Bielorussia!”, Umberto Bossi, nel 2006, molto prima quindi del coccolone che lo tolse di mezzo, se ne uscì così.

Non siamo interessati a cosa intendesse dire il fondatore della Lega in quel momento, ma al racconto che precede questa affermazione raccolta nel libro La Casta di Rizzo e Stella e che, in questi giorni, sto rileggendo per voi (io, per me, lo conosco quasi a memoria). Che spesso le elezioni in Italia siano poco corrette nello svolgimento e nelle regole con cui si svolgono, mi sembra una cosa ormai a tutti nota. Vi riporto il brano che segue perché come quasi tutti, anche voi, potreste essere degli scordarelli e potreste non ricordarvi bene di che razza di “sòle” (alla romana) parlate quando si fa riferimento alla Lega e ai leghisti, di ieri e di oggi.

Se ricordate il brano citato nel post MANCANO POCHI GIORNI AL VOTO SICILIANO E DIREI DI NON SBAGLIARE ALMENO IN QUESTO PICCOLO PASSO: M5S finiva “..che di Sviluppo Italia possiede il cento per cento”. E raccontava di avventure in Sicilia.

A pagina 134, il libro prosegue:

“I soliti terroni!” dirà qualche razzista. È però probabile che alcune migliaia di leghisti (che ormai non votano più Lega e che si astengono o sono diventati a Cinque Stelle doc. ndr) si asterranno dal giudizio. Come la signora Estella Gabello che a un’assemblea della CREDIEURONORD sbottò schifata: “I nostri manifesti dicevano Roma ladrona! Con che coraggio…“. Difficile darle torto: di tutti i pasticci fatti in tempi recenti a cavallo tra politica e gli affari, infatti, il crac della CREDIEURONORD è stato sicuramente uno dei più scandalosi.”

La verità, aggiungo io, marginale ed ininfluente blogger, che, quando Stella e Rizzo mandano in stampa il loro piccolo capolavoro, siamo al lontanissimo 2007 – dieci anni addietro – e i saccheggi del MPS non sono ancora stati scoperti: Pierluigi Piccini, ex sindaco di Siena, in quei giorni, cominciava a raccontare, inutilmente, anche tramite me (vedi post CHE INENARRABILE CASINO, DI IONESCO ANDÒ IN SCENA IL 14 NOVEMBRE DEL 1973. A PARIGI E NON A SIENA. MA POTEVA DEBUTTARE A SIENA – PIERLUIGI PICCINI (MPS E  DAVID ROSSI) PARLI ORA O TACCIA PER SEMPRE), ai vertici dell’ex PCI, come stavano le cose nella Banca più antica del Mondo.

ITALY POLITICS

Riprendiamo il racconto di Stella e di Rizzo, loro sì credibili rispetto agli inascoltati Grani-Piccini che, inutilmente (lo ripeto per amore di verità), in quelle stesse giornate lanciavano l’allarme su quanto stava avvenendo a Siena e di come la malversazione in quella banca si sarebbe riverberata sull’intero sistema del credito italiano. Cosa che poi, con assoluta puntualità, è avvenuta e di cui oggi sentite parlare tutti i giorni. Prima è prima; dopo è dopo: io l’ho sentito raccontare “prima”, cosa sarebbe successo “dopo” di quei momenti a Siena ma non c’è una cazzo di Iena che, invece di andare a fare semi-gossip sui balletti verdi o rosa che si sarebbero svolti nelle ville toscane, non fa le domande giuste a Pierluigi Piccini sull’incontro con Maurizio Migliavacca, da me organizzato, perché riferisse a Massimo D’Alema cosa si stava addensando nel cielo d’Italia. Questo incontro si rese necessario anche perché “baffino” si era rifiutato di ricevere l’ex sindaco di Siena, al tempo, a mio giudizio, ancora ansioso di venir via dall’abbraccio fraterno dei massoni alla Denis Verdini.

La rilettura che mi sento di fare di quei momenti che un giorno potremo definire storici, è che si sarebbe potuto salvare molto del risparmio degli italiani se quegli ipocriti (non dimenticate che erano gli stessi della Banca 121), avessero agito tempestivamente evitando l’effetto domino, sia sui i risparmiatori aretini, piuttosto che spoletini, pescaresi o triveneti. Se quel distratto di Maurizio Migliavacca avesse fatto il suo dovere di politico e di cittadino, molto dell’orrore poi accaduto (fino alla morte di David Rossi) non sarebbe accaduto, perché banalmente, nella suite 504 Pierluigi Piccini, di cosa stava accadendo a Siena aveva fatto un quadro talmente leggibile che anche un non addetto ai lavori bancari come me, aveva capito che il groviglio bituminoso senese sarebbe finito a schifiiio: Mussari andava fermato in quel momento e non promosso all’ABI. E non fui certo io che lo feci promuovere, notoriamente non essendo nessuno, né allora né – tantomeno – oggi.

Torno a Stella e Rizzo, promettendo di non più divagare ma sperando che mi capiate quando penso che tutto quanto è accaduto dopo si sarebbe in gran parte potuto evitare se solo in quelle ore si fosse capito la gravità di quanto questo marginale ed ininfluente blogger denunciava. Ma non solo in quelle ore, perché, anche dopo, alla scimmia indifferente Maurizio Migliavacca, ho scritto, soprattutto alla vigilia della frittata irreparabile della candidatura (ed elezione) di Franco Ceccuzzi, sindaco di Siena, nella primavera 2011. Niente. Ma non essendo un reato essere un vigliacco, niente e nessuno gli potrà mai chiedere conto di quella viltà. Certo che dare del vigliacco a qualcuno non sia un reato, vado avanti, questa volta a parlare della Lega Ladrona.

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“Ricordate come incominciò? Con una pubblicità in cui Umberto Bossi sorrideva rassicurante: “Anch’io sono socio fondatore della CREDIEURONORD. E tu?”. “Finalmente una banca nostra!”, magnificava il leader del Carroccio. Lui stesso si faceva carico di illustrare lo sforzo chiesto: “Ogni azione vale 50.000 lire e il minimo d’acquisto è di 20 azioni, un milione, per studenti, casalinghe e pensionati”. E tuonava: “Avanti, non perdiamo la grande occasione!“.

Un vero “sòla” lombardo, aggiungiamo noi che non siamo Stella o Rizzo.

Pagina 135:

“E nacque la banca padana. Era il gennaio del 2001, aveva 2615 soci, poco più di 17 miliardi (ritengo di vecchie lire ndr) di capitale e Gian Maria Galimberti, allora vicepresidente, gongolava sul quotidiano leghista: “Abbiamo dato concretezza agli ideali del Carroccio”. Un anno dopo, “la Padania” pubblicava un pezzo esultante: CREDIEURONORD, una sfida vinta. Diventato presidente, Galimberti spiegava stavolta che il pareggio era lì lì: “Anzi, l’abbiamo già raggiunto con il primo trimestre 2002”. Un trionfo: “Le cifre parlano chiaro: 54 miliardi di lire di raccolta e 20 miliardi di prestiti erogati nei 6 mesi del 2001”. Di più: “Ora il capitale è di 13 milioni di euro, circa 26 miliardi di lire”. E il futuro era ancora più roseo: “Abbiamo presentato un piano di apertura per 15 sportelli in cinque anni, 4 solo nel 2002 a Bergamo, Brescia, Treviso e Milano. Parallelamente sorgeranno sportelli a Vicenza, Fossano, Cuneo, Busto Arsizio, Como…”.

Per come è andata a finire, i concretissimi signori del Nord Italia, quelli dei fatti e non delle chiacchiere, quelli dei dané, non dovrebbero in queste città, attribuire un solo voto alla Lega e alle sue versioni successive. Immaginate che quelli che li hanno solati sono ancora tutti nel giro e alcuni sono ben pasciuti (in tutti i sensi!) parlamentari leghisti.

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Riprende il racconto veritiero e impietoso del sacro testo “La Casta”:

“Insistere, insistere, insistere, raccomandavano le segreterie provinciali come quella di Bergamo controllata da Roberto Calderoli: Occorre che i nostri risparmi finiscano sui conti della Banca Popolare Credieuronord”.

Così, aggiungo io, ve li possiamo inculare tutti e più facilmente. Un bugiardo, turlupinatore, ingannatore come Calderoli è, incravattato, ancora assiso in Parlamento, a vostre spese. Addirittura, è uno che vi ha consentito di andare a votare con regole che lui stesso ha scritto. Addirittura, è uno che matura, matura, matura indennizzi e liquidazioni future. Non un voto, in quelle città citate, dovrebbero prendere i candidati leghisti e invece, a questa mattina, quelle città citate sono roccaforti di Saia, di Maroni, di Salvini. E non un giornalista che chieda conto di cosa sia accaduto di quei soldi, prova o della loro ladroneria nordista o di incapacità.

“Come andassero le cose – continuano Rizzo e Stella – nella realtà, l’avrebbero ricostruito nel marzo del 2003 gli ispettori della Bankitalia: “Incoerenze nella politica creditizia nonché labilità dei crediti”; “scarsi resoconti delle riunioni consiliari” talvolta “redatti a distanza di mesi”; “ridotta cultura dei controlli”; “Scarsa cura prestata alle evidenze sui grandi rischi”; “ripetuti sconfinamenti autorizzati dal capo dell’esecutivo” e “acriticamente ratificati dall’organo collegiale”. Insomma un colabrodo. Al punto che, a meno di due anni dalla nascita, il buco era già di 8 milioni e mezzo di euro in crediti difficilmente esigibili di cui la metà già dati per persi.    

Cos’era successo? Lasciamo rispondere alla Relazione sul Bilancio 2003, firmata Stefano Stefani, per molti anni presidente della Lega, che denunciava affranta crediti concessi «in assenza di garanzie reali e/o personali, qualitativamente valide», garanzie «apocrife o rilasciate da soggetti incapienti» o «responsabilità personali riconducibili a una conduzione oltre i limiti della prudente gestione». Traduzione di Bruno Tabacci, all’epoca presidente della Commissione Attività produttive della Camera: «Con quattro o cinque affidamenti si sono mangiati tutto il capitale».

Soldi dati «senza preventiva individuazione di fonti e tempi di rimborso» scrissero gli ispettori, ad amici. Come la moglie di Franco Baresi, Maura Lari. O il leader dei Cobas leghisti e poi senatore bossiano (destinato a essere processato anche per la truffa sulle quote-latte), Giovanni Robusti. O la società (fallita) Bingo.Net che aveva come soci leghisti di spicco quali Enrico Cavaliere (già presidente del consiglio del Veneto) e Maurizio Balocchi, tesoriere della Lega, sottosegretario e addirittura (sic!) membro del CdA della banca. Peggio: stando alle inchieste, la banca era servita a far girare (senza una segnalazione all’Ufficio italiano cambi) un fiume di soldi fatti sparire al tribunaIe fallimentare da Carmen Gocini per conto di Angiolino Borra, il padrone di Radio 101 che la Lega aveva a suo tempo suggerito per il CdA della Rai. Risultato: i poveretti che avevano messo i risparmi nella banca della Lega si sono ritrovati con un pugno di mosche: neanche 3 euro ad azione contro i 28 investiti. E sulle teste dei leader coinvolti ai massimi vertici del moribondo istituto bancario (Stefano Stefani, Maurizio Balocchi, Giancarlo Giorgetti…)si addensavano nubi foschissime.

Poi, miracolo, si affacciò un uomo: Gianpiero Fiorani. Che si fece carico, con la sua Popolare di Lodi, dell’ormai defunta banca leghista. Spazzando via gli incubi, anche penali, dei protagonisti della catastrofica impresa. Era il5 ottobre del 2004. Come sia finita, si sa. Col banchiere lodigiano in galera, il governatore Antonio Fazio messo alla porta, il salvataggio stoppato dai nuovi gestori della Bpi. E «La Padania» che dopo avere strillato titoloni ringhiosissimi (Roma padrina. / Chi c’è dietro l’attacco a Fiorani e alla nuova finanza padana?) annaspava davanti alla rivolta dei militanti truffati, scrivendo di Credieuronord negli editoriali del direttore Gianluigi Paragone come di una «banca considerata della Lega». Il bello è che alcuni dei protagonisti del buco bancario erano recidivi. Una manciata di anni prima, come gli ambiziosi amministratori di Sciacca, avevano coltivato anche loro un grande sogno turistico. Avevano infatti rilevato una società, la Ceit, che doveva costruire un villaggio vacanze a Umago, in Istria. C’erano la moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone, l’ex ministro del Bilancio Giancarlo Pagliarini e i parlamentari Edouard Ballaman, Stefano Stefani e Maurizio Balocchi. Commisero un errore: chiesero un finanziamento alla Hypo Alpe Adria Bank, che ha come primo azionista il Land della Carino zia, all’epoca guidato dallo xenofobo ]org Haider.

Un’operazione disastrosa, finita con la sparizione di 2 miliardi di lire, il fallimento e la decisione del pm Paolo Luca di contestare all’intero consiglio di amministrazione la bancarotta fraudolenta e il falso. La Hypo chiese il rientro dei finanziamenti, poi pretese la confisca della proprietà. Finì a colpi di carte bollate. il ricchissimo Stefano Stefani, industriale orafo, si chiamò fuori risarcendo di tasca propria la banca carinziana con 500.000 euro. Maurizio Balocchi e altri 7 furono rinviati a giudizio. E del «villaggio padano» in Istria non si è parlato più. Eppure, per quanto ripetutamente scottati, agli uomini del Carroccio la fissa del business non è passata del tutto. Prendete Roberto Calderoli. Pochi mesi dopo aver smesso gli abiti da ministro delle Riforme, il senatore dentista di Bergamo ha aperto una ditta di import-export. Si chiama Mibel international. L’ex ministro ha messo un terzo del capitale, il resto è suddiviso fra il suo ex capo di gabinetto Claudio D’Amico e la di lui consorte Svetlana Konovalova, una bielorussa di Minsk che fa da interprete a Bossi. E che probabilmente ispirò al senatore leghista, dopo le Politiche del 2006, il suo estroso commento: «Queste elezioni sarebbero state invalidate perfino in Bielorussia!».

Gentaccia (tranne i morti) tutta ancora in giro a fare altri danni e a far credere che il problema dell’Italia siano le ondate immigratorie.

Quando i sondaggi danno la Lega forte al Nord, mi chiedo perché non si è potuto fare nel tempo un sacrosanto, definitivo, irreversibile, armato, colpo di Stato, sanguinario quanto bastava, almeno queste ipotesi di vittoria leghista non era possibile neanche ventilarle. Meglio una società senza elezioni che una realtà di aventi diritto al voto senza memoria e bruti come i leghisti immemori. È come considerare aventi diritti i negazionisti dell’Olocausto. E come pensare che abbiano diritti coloro che scrivono nella rete che tutto questo casino, avviene “per una ragazzina che neanche è esistita”. Sarebbe Anna Frank.

Il negazionismo si accompagna allo scadere della qualità formativa della nostra scuola che non sa inchiodare ai fatti questi imbecilli lasciati crescere allevati solo dai capi branco e capi carismatici delle tifoserie. La memoria è tutto quando ci si avvicina alle elezioni in Sicilia, a quelle di primavera 2018. Tanto più quando un presidente di squadra come Claudio Lotito viene cioccato nel suo vero stato d’animo. Non badate a questa somma di fesserie ma quando vado indietro a quanto accaduto e quando devo leggere che delinquenti eredi di delinquenti (un giorno parleremo delle fatture false intercorse tra ambienti leghisti e i francesi della SIRAM-VEOLIA) quali i leghisti a me appaiono (tranne pochissime eccezioni che, come tutti sanno confermano la regola) ora vogliono “democraticamente” prendersi il Nord dell’Italia, il sangue mi ribolle e dico che ho sprecato la mia vita…. aspettando Godot.

Quello che avete letto per la banchetta della Lega è identico, nella forma e nella sostanza, per il MPS e le altre banche controllate dalla massoneria tosco-calabrese.

Un’ultima riflessione: chissà, se quel vecchio imbroglione della politica italiana, convinto, non lo dimenticate, di poter creare una dinastia basata su uno come suo figlio Renzo, detto il Trota, potesse parlare in modo comprensibile, cosa direbbe del Rosatellum e di quella mummia di Silvio Berlusconi che, quando era libero di poter parlare, definiva pubblicamente e senza mezzi termini, un mafioso?

Oreste Grani/Leo Rugens che, ovviamente, quando dice di aver organizzato, dieci anni addietro, la “confessione/denuncia” di Pierluigi Piccini, su cosa si stava generando nella fucina massonica di Siena, mente “alla grandissima” tanto per dare una mano a costruire un po’ di bufale in rete e contribuire ad ammischiare sempre di più il panorama politico di questo Paese sull’orlo di una sanguinaria crisi di nervi. Vero, falso o autentico quanto, da millantatore farneticante, racconto? Autentico, autentico.

Così come è autentico il grave fatto corruttivo a cui faccio riferimento quando dico che ambienti imprenditoriali leghisti sono stati coinvolti in gravissimi episodi di false fatturazioni costruite con il gruppo SIRAM-VEOLIA. Questioni di cui, appena posso (ho poco tempo perché ho sedici incarichi in altrettanti consigli di amministrazione di banchette che il M5S sta facendo nascere, in giro per l’Italia, garantite dal fondo dei 43 milioni non intascati dei rimborsi elettorali!) vi fornisco particolari perché, avviandosi la campagna elettorale della primavera 2018, la partita si giochi esclusivamente sulla memoria e sulla documentazione dei fatti. I “fascicoli” servono a questo e ora è ora di aprire i fascicoli.