Russiagate ovvero che sta succedendo nello scontro tra alcuni potenti della Terra ed altri

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E tra i potenti della terra non annovero Donald Trump ma chi ha brigato per piazzarlo alla Casa Bianca, consapevole della inadeguatezza del personaggio, di una sua pigrizia di fondo e dei legami che ora vengono a galla con il “nemico” Putin: il suo capo della comunicazione si è consegnato all’FBI e sono scattati non pochi arresti, sia pur ai “domiciliari”. Che, negli USA, non è come dire “andare al parco a fare una passeggiata”. Perché, a voglia a gridare alla caccia alle streghe, i contatti non solo ci sono stati ma potrebbero essere anche stati organizzati con qualche ingenuità di troppo, da entrambe le parti come ormai sostiene uno specialista di cose complesse come James R. Clapper, già Ex Direttore dell’Intelligence Nazionale. Contatti forse determinanti per l’elezione del presidente americano. Ma più che parlare di oggi o meglio del futuro prossimo in USA, sono tentato di andarmene indietro nel tempo a quando, tra l’agosto del 1991 e il gennaio ’92, nel giro di pochi mesi, come sostiene Demetrio Volcic nel suo “Mosca – I giorni della fine” della Nuova ERI, un impero è crollato, un mondo è scomparso, non meno improvvisamente di come, cento anni addietro, nell’ottobre/novembre del 1917, era venuto alla luce. Di quel libro, che vi consiglio di procurarvi e di leggere se non lo aveste già fatto, colpisce, come si legge in quarta di copertina, la descrizione del “grande crollo” dell’impero sovietico e del socialismo scientifico, pietre angolari dell’ordine mondiale per decine di anni e presenze costanti e quasi familiari nella nostra vita. Crollo in poche battute. Crollo che spiana la strada a Putin, aggiungo io. Finché dura.

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Riporto queste valutazioni perché nulla deve essere dato per impossibile e la complessità del Mondo contemporaneo non deve far escludere nulla. Sotto, sopra, dietro gli avvenimenti come ci appaiono, le cose sono talmente interdipendenti che sarebbe ingenuo escludere il crollo repentino dei castelli di carta quali spesso appaiono ormai i governi e le classi dirigenti che le esprimono. Cento anni addietro toccò alla Russia zarista, venticinque anni fa fu l’URSS a svanire come neve al sole. Oggi, chi può dire cosa succederebbe in USA se si scoprissero le innervature rizomiche di un complotto ordito tra alcuni politici americani e Mosca? Gente legata da giuramenti segreti (mi autorizzo a definirli massonici) potrebbe aver commesso qualche leggerezza nell’immaginare giunto il tempo del governo del Pianeta, ritenendo di poter svelare alle proprie popolazioni il disegno visionario mondialista basato su un’asse USA – Russia e i loro rispettivi territori/paesi di influenza, compresa mezza/tutta l’Europa. Un’asse che sapesse prendere d’anticipo la strategia ormai in atto a Pechino per contrastarne la volontà di dominio indirizzata verso, a sua volta, il Mondo intero. Farneticazioni? Forse. Ma quello che vediamo è meno farneticante? Non a caso Papa Francesco, l’11 di novembre p.v., ci prova a dire la sua per fare rinsavire i “grandi terribilmente piccoli della Terra” avviatisi verso l’Apocalisse nucleare. Se non fossimo a rischio, non ci sarebbero tanti allarmi e tanta attività di contrasto a questa somma di idiozie spacciate per politiche e diplomazia.

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Oreste Grani/Leo Rugens

P. S. Direi quindi che, per circoscrivere il territorio, negli USA, si addensano nubi. Nel resto del Mondo, vediamo a breve.