Siamo all’ennesima “resa dei conti” nei Servizi segreti?

Compaiono articoli pieni di notizie che devono, se ce ne fosse bisogno, ancora una volta, far riflettere (ma decidere qualcosa) sui Servizi segreti.

Schermata 2017-11-19 a 09.18.51Schermata 2017-11-19 a 09.19.07Schermata 2017-11-19 a 09.19.24Schermata 2017-11-19 a 09.19.37Schermata 2017-11-19 a 09.19.51Schermata 2017-11-19 a 09.20.07

Chi comandasse, come direttori e come “padrini” politici e non, sull’AISE, in quegli anni, è di facile ricostruzione. Nel farlo va anche premesso che un vero servizio segreto dovrebbe avere dei conti segreti in cui nessuno, non autorizzato, dovrebbe poter mettere gli occhi e il naso per sentire se c’è odore di abbuffinaggio illecito o tradimento della Nazione. Questo è, senza dubbio alcuno, uno dei compiti del COPASIR per cui ritengo che, sin dal marzo 2013 (direi di guardare, in un quadro sinottico dedicato, date e nomi), ci fu battaglia ben orchestrata (Lamberto Dini fu uno di questi fieri oppositori!) perché a presiedere questa struttura delicatissima non andasse un pentastellato (Angelo Tofalo ad esempio?). Ma, come si sa per detto popolare non è mai troppo tardi per capire, oltre che a pagare gli stipendi ad un esercito di travet, a cosa siano serviti i soldi dello Stato (mai come in questo caso di “tutti voi”) come vanno doverosamente chiamati.

Gli anni di cui si parla in questi articoli sono gli anni in cui, grazie a un decreto del 2009, le procedure per la stipula di contratti di appalti di lavori e forniture di beni e servizi del DIS (che a sua volta controlla e coordina le strutture di “campo”), dell’AISE e dell’AISI possono essere effettuati in economia o a trattativa privata sino alla soglia di un milione di euro. Ed è proprio grazie a queste deroghe che i servizi segreti sono a rischio truffa e corruzione. Non quindi uno dei soliti comuni della Locride, delle Madonie, o limitrofi alla Terra dei fuochi. E questo lo affermò, mai smentito, Piero Messina, giornalista e scrittore, dopo che si era incontrato più volte con funzionari, dirigenti, agenti operativi che in servizio c’erano stati decenni e che, in alcuni casi, quando raccontavano, ancora “servivano nei servizi”. Se il decreto è del 2009, ha creato una situazione successiva alla variazione normativa del 2007. Anni determinanti per capire cosa voglia dire che oggi escono tabulati di facile interpretazione se si ricorda che addirittura, udite-udite (attenti quindi a chi dice che si deve agire con discrezione su questo terreno giustamente delicatissimo, e noi saremmo, in presenza di un Paese serio, più che d’accordo), l’allora direttore dei servizi civili, Franco Gabrielli, si era presentato alla Procura della Repubblica di Roma per denunciare il cassiere di una divisione dell’Intelligence che lui era chiamato a guidare. Cosa grave quindi e non ad opera di un “sabotatore-populista-forcaiolo” qualunque. Gabrielli si presenta in Procura (presumiamo con delle carte) e denuncia il così detto “metodo del dottor Giulini”, dal nome del dirigente dell’allora SISDE di cui vi abbiamo già parlato nel nostro post del (CORRUZIONE! “L’INFALLIBILE METODO DEL DOTTOR GIULINI” OVVERO PERCHÉ INSISTO CHE AL COPASIR VADA UN ONESTO ESPONENTE DEL M5S).

Ubiquità2

La storia viene ricostruita da Carlo Bonini, super specialista in materia, per Repubblica, nel luglio 2007. Gabrielli era stato nominato, poco prima di Natale del 2006, e aveva preso il posto di Mario Mori (il carabiniere che ha dovuto rispondere di non poche questioni complesse siciliane fino a finire la carriera guardando le spalle a Gianni Alemanno, quando faceva il sindaco di Roma e l’amministratore della Capitale, politico distratto da mille affari con i troppi ex compagni di militanza violenta, non si accorgeva di cosa stesse montando tra Buzzi e Carminati) che, a sua vota, era stato al SISDE non meno di cinque anni. Un mare di volte (almeno 60!) Mori aveva ricevuto un super stipendio e, a fine carriera, potete immaginare la liquidazione.  E, fino ad oggi, la pensione. Immaginando la congruità di queste cifre, mi chiedo perché uno debba scendere a servire, non la Repubblica, ma uno come Gianni Alemanno, oltre a tutto senza neanche accorgersi, mentre si assolveva l’incarico delicato, che si strutturava a Roma un’asse criminale della robustezza di quello rappresentato da Buzzi-Carminati o, ad Ostia, dalla Famiglia Spada. Tutti personaggi non certo “funghi porcini”, miracolosamente spuntati. Alcuni, gli Spada, provenienti da quella Sicilia che Mori avrebbe dovuto ben conoscere nelle sue variegate e complesse evoluzioni mafiose. Chissà se esistono degli appunti in cui Mori, delinea ipotesi che poi si sono verificate nella Capitale? Si potrebbero leggere perché non rappresentano certo “segreto di stato” visto quanto accaduto in Mafia capitale. Nei Paesi seri (gli USA tra i primi) queste carte qualora esistessero, sarebbero di dominio pubblico. Ma io penso che non esistano queste note esplicite che avvertivano Alemanno delle cattive frequentazioni, perché nessuno faceva attività di contrasto a quel livello. Di ottimo livello per questa gente ci sono solo le retribuzioni. Per cui nessuno si accorgeva di quegli esponenti della mala pianta criminale che, per avere così forti ramificazioni, devono aver preso sostanza negli anni in cui faceva, come ho detto, Mori il responsabile della sicurezza nella Capitale. Lui o altri, sempre cresciuti nei Servizi come l’ormai anziano Alfredo Mantica. Chiudo questa parte del post con una domanda platealmente retorica: ma questi, mentre i criminali, anche in modo plateale, si impadronivano di Roma centro, periferica o litoranea che fosse, che cazzo facevano?  Non dico che ci fosse alcun atteggiamento di connivenza, per carità e lungi da me pensarlo (capito?), ma che fossero delle pippe è certo e pensarlo, alla luce degli avvenimenti, non è reato. Neanche d’opinione! Come non è reato pensare che accogliere in G-RISK/LOOKOUT l’assassino di carabinieri Valerio Morucci sia stato un comportamento amorale da parte di un ufficiale dell’Arma.

Ubiquità3

Torniamo a Gabrielli che, secondo il puntuale racconto del giornalista Carlo Bonini, “comincia a ficcare il naso nelle routine mummificate (ma che prosa irriguardosa! ndr) di ogni ufficio. Impone, nello stupore generale, la regola  per la quale le “missioni” come anche il denaro erogato per ogni voce di spesa (dai compensi alle “fonti”, alle “trasferte”, all’acquisto di materiali) non solo vengano giustificati, ma abbiano anche un budget iniziale, sottoposto alla sua firma. Gabrielli cancella, giustamente e doverosamente, dico io nella mia semplicità ed ininfluenza, trasferte senza nullaosta preventivo e rimorsi “a piè di lista”. Gabrielli, e ne terrei giusto conto nel leggere le indiscrezioni che escono parallelamente a questi tabulati della Popolare di Vicenza, ritengo, di facile lettura, squarcia il velo di un segreto furbo che con la sicurezza nazionale ha pochissimo a che vedere, ma molto ha a che fare con la rapacità di qualche funzionario”.

Troppo forte questa parte ultima del racconto e delle deduzioni che tornano ad essere anche in parte mie o da me fortemente condivise. Anche i conti dell’Ufficio diretto da Giulini, responsabile amministrativo del ROC, reparto dedicato alle attività di informazione sul crimine organizzato (capite la mia polemica di qualche riga precedente su cosa cazzo facessero questi, da mane a sera?) creato, nel 2002, proprio da Mori durante il periodo in cui era direttore del SISDE, sula falsariga del ROS (il reparto operativo speciale dell’Arma dei Carabinieri) vengono passati al setaccio. A febbraio del 2007 (riforma varata pochi giorni prima) avvia l’indagine interna e Giulini viene rimosso dall’incarico. Giulini è uno di cinque che vengono sottoposti a procedimento. Oltre a loro finisce sotto inchiesta interna anche Giuseppe De Donno, certamente ufficiale dei carabinieri che si può definire fedelissimo di Mario Mori. Al momento della nomina a Direttore del SISDE, giustamsnte Mori si è portato qualcuno dei “suoi” e gli attribuisce il ruolo di capo di gabinetto. Come lavorasse Giulini l’ho già spiegato, in altro post (vedi DALL’UOMO (FRANCO GABRIELLI) CHE FECE FUORI, AL SISDE, IL DOTTOR GIULINI, CI ASPETTIAMO QUALCOSA ALL’ALTEZZA DELLA SUA FAMA). Il responsabile Giulini, comunque, è certo avesse la cassa riservata del reparto appositamente creato per intellegere la grande criminalità organizzata: un milione di euro l’anno, da spendere in tranche trimestrali, da 250 mila euro. Giulini, dopo aver capito l’aria, perché finisce alla Procura della Repubblica di Roma nel registro degli indagati, restituisce, in contanti, 170 mila euro e si impegna a restituire, a stretto giro e a rate, una cifra complessiva che sarebbe interessante finalmente conoscere. Ma a Giulini (e implicitamente ai suoi eventuali complici) i magistrati poterono contestare soltanto le ruberie dell’ultimo anno. Ogni fine anno, infatti, la contabilità, delle casse dei vari servizi, dell’anno precedente, finisce nel tritacarte. Come prevede la legge.

Ubiquità4

Come ormai è pubblico una parte rilevantissima dei budget va in stipendi. Per alcune posizioni, rilevantissimi. Sarebbe interessante far uscire, a cura del COPASIR, queste cifre e lasciare in eredità al Paese, che tira la cinghia, almeno le cifre che molti eroi beccano, senza mai correre rischi. Non parlo di alcune decine (forse un centinaio) di veri operativi che sono in pericolo di vita ma di quelle figure che tanto hanno sgomitato per andare al caldo. Uno di questi (per fortuna senza riuscirci) era il buon Vincenzo Marra che tanti guai ha procurato alla sindaca di Roma, Virginia Raggi. Comunque, alla luce di quanto si legge, e a rigor di logica, mi sembra che si possa parlare, in tutti i sensi, di una “resa dei conti”.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

L’ennesima scaramuccia intestina scoppia mentre scoppiano nel Mondo ben altre guerre e si giocano altre partite: in Libia, dove abbiamo preso solo calci in culo e ora ci stiamo anche facendo complici di nefandezze; in Siria, dove non abbiamo balbettato un pensiero geopolitico degno di questo nome; in Egitto, dove pur di metterci in un angolo alcuni hanno ucciso barbaramente (o si è suicidato anche lui?) il vostro giovanissimo compatriota Giulio Regeni; in Libano, dove si muove solo la Francia. Noi diamo la caccia, con le trasmissioni televisive, a latitanti complici di ex Ministri degli Esteri (Tulliani – Fini) e complici di criminali internazionali; quando qualcuno prova a beccare qualcuno (Matacena, Battisti) si fanno solo figure di merda in fase di estradizione; in Nigeria, è triste dirlo ricordando la morte di Franco Lamolinara, non contiamo un cazzo se non sotto forma di tangenti che dobbiamo provvedere ad erogare sotto indicazione di affaristi radicati intorno al business del petrolio (Volpi-Scaroni-Bisignani); in Somalia, ani addietro, pesavamo solo per fare cose tanto illecite che quando qualcuno se ne accorto è stato trucidato (Ilaria Alpi). Questi successi giustificano questi budget macroscopici? Come si calcola la performance di un servizio segreto? Quali sono i parametri (e chi li valuta se non il COPASIR) per non dover solo pagare i conti? Tra i parametri possiamo mettere i risultati in politica estera? O volete continuare a spacciare per vostri meriti la protezione alla grandine jhiadista che i tre ombrelli (Eni, Vaticano, Criminalità) rappresentano? Mi sembra un po’ poco per le tonnellate di soldi che costate.

P. S. al P. S.

Con oggi aumenta il rischio per questo marginale e ininfluente blog. Ma questo pensavamo e questo oggi, 19 novembre 2017, abbiamo sentito il dovere di scrivere. Anche ricordando il sacrificio del Gen. Nicola Calipari, ucciso, il 4 marzo 2005, dal fuoco amico, nell’inutile, ad oggi, per il nostro Paese, IRAQ, mentre altri, nelle stesse ore, nell’ambiente dei servizi, al caldo, vedevano di organizzare l’abbuffinaggio di cui sopra. Sacrificio, quello di Calipari, da troppi ormai dimenticato. Ma come si fa a ipotizzare in un Paese con un po’ di dignità e di memoria che gentaccia come il Profumiere Gianni Letta possa tornare a disporre delle cosa pubblica a rimorchio del berlusconismo di ritorno, quando fu proprio Gianni Letta (lui responsabile politico dei rapporti con il Sismi) a tradire l’onore del nostro generale scegliendo il basso profilo nei confronti degli americani. Lo fece con la complicità di quello che sempre di più si vedrà essere un pusillanime (forse anche delinquente) come Gianfranco Fini, in quel momento Ministro degli Esteri. Lo fece con la complicità di Niccolò Pollari di cui sapete quasi tutto. Traditori dell’Italia (primo fra tutti Silvio Berlusconi che diede, su consiglio di Gianni Letta, l’ordine di fare pippa con gli americani, il tutto davanti all’Ambasciatore Mel Sembler che esigeva che venissero disinnescati i magistrati che banalmente volevano chiamare assassinio un assassinio) e dell’eroico Calipari che ancora si aggirano, prendono pensioni, presentano libri, partecipano a serate nei circoli canottieri e ci raccontano come si deve agire nell’Interesse della Patria. La verità che avete anche il culo che non esiste un aldilà in cui Calipari vi possa aspettare per sputarvi in faccia. Guardate le date, guardate le cifre, guardate che schifo di Paese gli amici pentastellati non sono, in cinque anni, riusciti a cambiare come avrebbero dovuto e come quei nove milioni di elettori si aspettavano.