Arresto cardiaco 2°: è morto Alessandro Pansa

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È morto giovane (55 anni) il figlio dello scrittore Giampaolo Pansa che seppe raccogliere e riscrivere in “Sconosciuto 1945”, espressioni del tipo: “Quando ero piccola avevo un incubo notturno: vedevo papà senza testa decapitato dai partigiani”, oppure “Mio fratello scomparve e il suo corpo non l’abbiamo mai ritrovato”; ancora: “La mamma è stata uccisa perché aveva un figlio nella Repubblica sociale”, “Quei due giustiziati erano i miei nonni”, “Del corpo di mio padre erano rimaste intatte soltanto le mani: le bellissime mani di un poeta”. Spesso parole dedicate a ricordi tra figli e parenti (fratelli, padri, madri, nonni), falciati dall’odio che le guerre civili si portano dietro. Anzi, tutte le guerre, e questo, in questo post amarissimo, lo dico non a caso.

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Infarto o arresto cardiaco, per me, pari sono. In tutte e due i casi il cuore si ferma e tu non esisti più. Qualche giorno addietro è morto a 70 anni l’avvocato Madia per arresto cardiaco; qualche giorno addietro, a 55 anni, se ne andato Alessandro Pansa. Di Madia ho detto in altro post che lo avevo conosciuto superficialmente ma che avevo letto molto di suo nonno e cose scritte da suo nonno. Anche del “giovane Pansa” ho letto cose scritte da un parente, questa volta il padre Giampaolo. Di Pansa Alessandro (quello importante in Finmeccanica) avevo sempre pensato che un tipo come lui, umanista e filosofo, oltre che uomo di amministrazione, c’entrasse come i cavoli a merenda con l’ambiente rude e spregiudicato della galassia Finmeccanica dove, tra le altre attività, si amministrano sistemi d’arma con cui si fa la guerra e si toglie la vita alle persone prima che qualcuno la tolga a te. La guerra ha esclusivamente dinamiche come questa: Mors tua,vita mea. Comunque si trattano rapporti strettamente legati alla geopolitica ed a complessità che bisogna saper gestire. Nei giorni che precedono il prematuro lasciarci (si può dire che se uno ha un arresto cardiaco a 55 anni l’evento è pre-maturo, soprattutto se, fino a quel momento, era di sana e robusta costituzione?) il premier Gentiloni si era recato in India a fare business con quel grande Paese, a ricordare imminenti anniversari (l’anno prossimo, mi sembra, sia il 70°) dell’apertura delle relazioni diplomatiche tra l’Italia e l’India e a cercare di sistemare pendenze dando risposte a quesiti mai risolti intorno alla vicenda marò/elicotteri/determinazione indiana “a non venirci incontro”. Immagino io, senza avere la sfera di cristallo o chi sa quali fonti in loco, che le autorità indiane avessero chiesto soddisfazione sulla “piccola Lockeed” che ci legava. Immagino che ci fossero state richieste di nomi e, lo ipotizzo, su vecchie mai chiarite dinamiche corruttive. Mi sembra che, all’epoca delle leggerezze operative, si parlò di fatti di questa natura che potevano stare alla base della rigidità indiana. Devo dire che mi ha colpito l’assenza nei comunicati ufficiali di un felice esito della vertenza marò. Se si escludono semplici allusioni verbali al ritorno del Premier, ex Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, silenzio. Come se ci fosse ancora qualcosa da chiarire o da negoziare.

circolazione

Pansa aveva lasciato Finmeccanica (che immagino parte dei ragionamenti “indiani” del felpato Gentiloni) nel 2014, a caso affaristico/diplomatico scoppiato ma non risolto. Mi immagino, da tipo senza pelo sullo stomaco sufficiente per l’ambientaccio frequentato a suo tempo, come, il “Giovane Pansa” possa aver vissuto male la coda delle eventuali conversazioni/richieste di chiarimenti attinenti a quegli anni innescatesi al ritorno dall’India del Premier. Immagino, senza avere ovviamente riscontri certi, la delicatezza e la tensione emotiva intorno a tali colloqui necessari per coincidenze di date e per ruoli ricoperti. Senza causa/effetto, ovviamente, ma l’imperscrutabile animo umano di una persona per bene, fuori contesto, potrebbe aver generato una pressione sanguigna che potrebbe essere alla base di una “prematura” (si può ribadire prematura?) dipartita. Una incazzatura di troppo, in poche parole, per il figlio di Giampaolo l’Eretico, autore di una commovente lettera pubblica, certamente finalizzata ad omaggiare un figlio perduto innaturalmente (lui anziano e l’altro troppo giovane). La riproduco anche se certamente l’avete letta grazie ad altre fonti aperte.  Non avete invece, ne sono certo, letto il comunicatino che si riferisce a quanto Pansa il Giovane, nel ruolo di Direttore Generale di Finmeccanica ebbe a dire a proposito del primo bilancio di sostenibilità del Gruppo che dirigeva. “Il 5 luglio (2011 ndr) presso il Museo dell’Ara Pacis (che sensibilità intellettuale questi organizzatori di eventi nello scegliere le location evocative valori!) a Roma è stato presentato il primo Bilancio di Sostenibilità del gruppo Finmeccanica. L’altare dedicato alla pace dall’imperatore Augusto non poteva essere luogo più rappresentativo per questo evento aperto dall’intervento del Presidente Pier Francesco Guarguaglini. Il Cardinale Ravasi, nelle vesti di Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha inaugurato la tavola rotonda alla quale hanno partecipato anche Corrado Clini, Direttore Generale del Ministero dell’Ambiente del Territorio e del Mare, e Alessandro Pansa, Direttore Generale di Finmeccanica. Anche il Sindaco di Roma Gianni Alemanno ha voluto – con un breve intervento – congratularsi per i risultati che il Gruppo ha riportato nel Bilancio, mentre Giuseppe Orsi, Amministratore Delegato di Finmeccanica, ne ha illustrato, nel discorso conclusivo, i prossimi sfidanti obiettivi “. Giornata infausta quella del 5 luglio 2011, direbbero quelli che si intendono di allineamenti astrali, dal momento che Pier Francesco Guarguaglini è stato arrestato, Corrado Clini è stato arrestato, Giuseppe Orsi è stato arrestato, Gianni Alemanno è stato “quasi” arrestato ma certamente “defenestrato”. Da tale carneficina erano rimasti fuori Alessandro Pansa che se ne andato giovanissimo e il Cardinal Ravasi (che certo non merita alcuna sfortuna) se non un piccolo rimbrotto da parte di un laico mangiapreti sul fatto che andare a legittimare un bilancio che oggettivamente si può far quadrare solo costruendo efficienti macchine da guerra non è il massimo per un uomo di Chiesa, colto e stimato da papa Francesco. “Bilanci di sostenibilità” testimoniati da una banda di catturandi non erano proprio le attività pubbliche confacenti ad un “bravo ragazzo” che, evidentemente, distrattosi il padre, bisognava che qualcuno (la moglie?) evitasse che si inoltrasse in ambienti tanto complessi e generanti forti emozioni e conflitti dicotomici. E mi mordo la lingua nel definirli semplicemente tali. Mi direte: per questi mari vai, questi pesci prendi. Per quello ribadisco che il padre (oggi evidentemente turbato dalla prematura scomparsa) e la moglie che, se ricordo, è una signora sensibile culturalmente (sempre se non mi sono rincoglionito), proveniente dalla politica ex PCI (era vicina a Fassino quando era Ministro di Giustizia), gli avrebbero dovuto ricordare che non era per lui la giungla Finmeccanica, oggi Leonardo.

Strano post, ora che lo rileggo, ma ormai è scritto e sarebbe vile non pubblicarlo.

Oreste Grani/Leo Rugens turbato da questa morte, dalla lettera di un padre, dalla non chiarezza del Governo Gentiloni sulla sorte dei Marò di cui a nessuno interessa più un cazzo. Ma non a noi.   


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