L’indifferenza alla morte dell’altro è il concime per la diffusione della guerra tra la gente

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Dov’è “siamo tutti sufi“? Dov’è l’immedesimarsi nel dolore delle 300/400 famiglie di egiziani in lutto come avviene quando i morti sono francesi, tedeschi, inglesi, belgi, canadesi, argentini, statunitensi? Dove sono, questa volta, le migliaia di lumini portati davanti alla sede dell’Ambasciata d’Egitto o i mazzolini di fiori, o i biglietti di conforto e solidarietà a quelle persone sofferenti? La verità è che i credenti egiziani sono considerati di Serie C da parte della maggioranza di un Paese che non è riuscito neanche ad onorare e a difendere la memoria di uno dei suoi figli migliori quale certamente era l’intelligente e sensibile Giulio Regeni. I morti egiziani sono centinaia di persone che tiravano la vita, con maggiore fatica della nostra, che andavano onorate e che, viceversa, stiamo già per dimenticare. La guerra tra la gente cresce di ora in ora; la peste bubbonica del terrorismo insorgente si diffonde di città in città, ma, fino a quando non toccherà a noi, penseremo che l’abbiamo scampata.

Stolti gli italiani ciechi, muti, sordi convinti di essere immuni.

Oreste Grani/Leo Rugens

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