Arrivare a non avere pregiudizi, in politica e nella vita, è una scienza

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Arrivare a non avere pregiudizi, in politica e nella vita, è una scienza. Certamente siamo in presenza di materia ardua, sia da studiare che da interiorizzare. Mi riferisco ad una dichiarazione rilasciata qualche ora addietro da Luigi Di Maio, notoriamente leader del M5S. Mi piace che la sua laicità  e l’assenza di pregiudizi (anche quando arriva a baciare l’ampolla del sangue di san Gennaro lo giustifico in nome di questa apertura mentale) lo spinga a dichiarare che non teme di andare a spiegare a nessuno chi sia lui e quale MoVimento politico si prepara a guidare, anche in sede governativa. Se uno sa cosa vuole fare e ritiene, inoltre, di saper fare quel che vuole fare, cioè di avere le competenze necessarie, gli manca solo il saper comunicare il saper fare. Per saper comunicare il saper fare, oltre ad avere talento naturale, ci vuole assenza di pregiudizio nei confronti di se stessi e decidere che è necessario mettere mano all’educazione e alla formazione. Educazione e formazione che non possono essere materia lasciata alla buona volontà dell’autodidatta. Che ci debba mettere dell’amore, passione, lealtà è ovvio ma guai a farsi re in questa materia. Per rispondere ad una società ipercomplessa, che ha nella politica la massima espressione di tale ipercomplessità, bisognerebbe partire dall’inizio ma, come è notorio, essendo questa dei processi formativi uno dei terreni su cui il pregiudizio e gli stereotipi sono massimi proprio nel M5S che, preoccupato giustamente di non dare forma ad un gruppo dirigente politico destinato a prendere la politica come una professione, ora paga lo scotto di questa difesa dei suoi criteri di reclutamento, selezione e formazione del personale. Il terreno su cui mi inoltro non so neanche bene perché abbia deciso di esplorarlo essendo lontana la possibilità di rendermi utile in una materia quale quella di cui stiamo parlando.“Forse perché l’amore per la Patria mi dice che se non suggerisco anch’io la mia, come è giusto che facciano altri mille e mille cittadini, la certezza democratica arretra e ci ritroveremo anche noi che non lo eravamo certo, tra gli apatici e gli indifferenti. Mi piace ad esempio ciò che ho letto, visto ed ascoltato da pochi minuti a proposito della vicenda di Laura e del suo ponte. Del ponte che non può più usare e dei sacrifici che è costretta a fare. Mi piace e mi convince la posizione di Luigi Di Maio sul concetto di manutenzione delle piccole infrastrutture per migliorare la vita dei cittadini, in questo finalmente sovrani e al centro dell’attenzione. Mi convince e mi conferma che ha la stoffa e che deve “banalmente” (si fa per dire) continuare a studiare e a formarsi per essere l’uomo capace di superare e sconfiggere stereotipi, luoghi comuni, intervenendo, con scienza e coscienza, sul mercato della politica e della vita onesta dei cittadini non lasciando queste vite all’autonormatività
della burocrazia  che conosce soltanto la dignità (quando va bene!) delle cose e non una dignità della persona. Mi piace e trovo ben ragionato l’aver evocato il Genio Militare, elemento di vera congiunzione tra il mondo civile e quello militare. Congiunzione e conoscenza contro tutti gli stereotipi che, ad esempio, il futuro Presidente del Consiglio deve saper agevolare. Anzi, promuovere.
Bene, oggi abbiamo fatto tutti un passo in avanti verso una Repubblica più 
giusta ed intelligente.  Grazie Di Maio.

Oreste Grani/Leo Rugens

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