Mafia Padrona: Grasso, sin dal 19 maggio 2002, lanciava l’allarme

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Il 19 maggio 2002 andava in edicola il numero 20 di Famiglia Cristiana, settimanale di attualità, informazione e cultura. In copertina, come vedete, compare il Procuratore di Palermo, Pietro Grasso, oggi non più magistrato in prima fila nella lotta alla Mafia Padrona (così recitava il titolone) ma leader dell’unico partito di sinistra rimasto in Italia, che, da oggi, si chiama “Liberi e Uguali”. Il nome non mi dispiace, evocandomi quel “Liberi e Forti” che, comunque, a livello valoriale, partiva meglio. Il nuovo partito, vediamo di non dimenticarlo, è figlio di troppa gente che, quando poteva, ha fatto poco o niente per l’Italia. Anzi, alcuni di loro, ne hanno fatto terra di personali conquiste e di esercizio di potere. Qualcuno anche di illeciti arricchimenti. Ma torniamo a Grasso, oggi leader unificante. L’intervista contenuta nel settimanale va letta e apprezzata ricordando che era il decennale della morte di Borsellino e Falcone e che, da allora, sono passati altri 15 anni. Contestualizzate, ringraziate Leo Rugens e la sua memoria d’acciaio, quasi fosse quella di un elefante più che di un leone ruggente.

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Per il resto, se qualcuno mi spiega questo 10% elettorale che viene attribuito a “Liberi e Uguali” su quale numeri assoluti di votanti viene calcolato, evitiamo di prendere per il culo, per l’ennesima volta, i nostri compatrioti. Il 10% di quanto? Perché, giudice Grasso, questo è il problema: se va a votare il 36% degli aventi diritto al voto, il vostro eventuale 10% equivarrebbe al 3,6% degli elettori. Sempre di niente stiamo parlando e sempre di gente che vuole governare senza più averne la legittimità.

Oreste Grani/Leo Rugens

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