Cominciamo da piccole cose: chi ha usato soldi dello Stato per formarsi risponde di quel denaro tutta la vita

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Caducità e obsolescenza sono termini che compaiono usati, in queste ore, nel web, in altro post e sotto altra testata telematica (Kami 4.0), sempre a cura del vostro marginale ed ininfluente blogger. Come altre volte ho ricordato, sono stato considerato inaffidabile/impresentabile, da personaggi legati ad ambienti legati di servizi segreti di altri Paesi, in quanto apparivo loro “troppo schierato” con il M5S. Facevano bene a giudicarmi tale (la penso culturalmente e politicamente così da tempo non sospetto) ma è doveroso dire che questo avveniva contestualmente al fatto che, a mia volta, consideravo loro figure “pericolose” (era ed è un mio insindacabile giudizio), in quanto certamente agenti al servizio di Paesi terzi, Paesi che non sempre era (ed è) opportuno considerare amici ed alleati dell’Italia: Francia e Kazakhstan. Per questi fiorellini, andava bene quello che ero stato nel resto della vita “professionale” (non certo un’educanda) ma le mie posizioni politiche “grilline” mi rendevano impresentabile.

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Riuso questi termini (caducità e obsolescenza) legati al tempo che passa, per cominciare da oggi, a dire la mia sul decennale del CIS (2007-2017) a cui, il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha dedicato, proprio oggi, un intervento che mi è dato ora di leggere. Per scrivere questo post (articolato in diverse puntate), uso ricordi che riguardano solo apparentemente alcuni dei personaggi a cui faccio riferimento, per ora generico, ma in realtà per mettere a fuoco un giudizio complessivo su quanto avvenuto in questi dieci anni in termini di Sicurezza nazionale. Ovviamente mi riferisco esclusivamente a ciò che è dato a chiunque di conoscere, considerando le fonti aperte come vero terreno su cui ci si misura, ormai, in tema di intelligence. Il resto sono spesso (non sto scrivendo sempre!) cazzate legate a classificazioni (quelle sì obsolete), a millantatori o violatori sistematici di consegne, aggrappati a ruoli e ambienti privilegiati dove cercare di lucrare quanto più rapidamente possibile, quanto più possibile spesso (non esclusivamente) dove si entra dopo raccomandazioni, spesso (non sempre) politiche o di poteri che in troppi continuano a considerare “forti”.

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Oggi, questo marginale ed ininfluente blogger, inaffidabile/impresentabile in ambienti della sicurezza francese (così affermava, con me, tale Fulvio Guatteri che ritroveremo nel prosieguo della narrazione) in quanto, da anni, lo ripeto, il sottoscritto risultava nettamente schierato a favore dell’irruzione sulla scena politica di questo stanco e vessato Paese, di cittadini fattisi M5s, proverà a indicarvi percorsi di investigazione intellettuale che chiamo, da molti anni, intelligence culturale, ubiqua, partecipata, diffusa. A volte, questo tipo di approccio immateriale potrebbe sembrare poco operativo e di difficile utilizzo per un contrasto efficace ai nemici della Repubblica ma, come da oggi tenterò di dimostrare, è, spesso e volentieri, l’opposto. Anzi, il metodo “intelligence culturale”, si porta dietro la cultura del maiale (non nel senso di erotismo spinto!) ma del fatto che, allevando e coltivando l’animale, quando lo si uccide, non si butta via niente. Per rispetto ai vegani posso usare la metafora del bambù della specie denominata phyllostachys edulis ma anch’esso conosciuto, nel mondo agricolo ed imprenditoriale, come il “maiale verde”, di cui, appunto non si butta via niente.  La verità è che il mio metodo ha un limite oggettivo: ha un senso se esiste una fattoria, un allevamento di maiali o una coltivazione di bambù, un fattore che non pensi solo a rubare per se e che, almeno in parte, faccia gli interessi della proprietà. Come vedremo, all’epoca dei fatti, il Paese era, viceversa, da decenni, senza guida e i vari “fattori” alternatisi alla direzione dei servizi si facevano solo ed esclusivamente i cazzi loro. Se li facevano in modo ancora più sfacciato dal fatidico 1994 quando troppi italiani pensarono che la Repubblica sarebbe stata salvata da Arturo UI/Silvio Berlusconi, e dai suoi accoliti, rivelatisi, successivamente, criminali, mafiosi e fantasiosi corrotti (la casa me l’hanno regalata a mia insaputa disse Claudio Scajola!) mentre il loro capo banda (quello che vorrebbe ora essere nuovamente creduto) li faceva diventare chi Ministro della Difesa, chi dell’Interno, chi dei rapporti con il Parlamento, chi Coordinatore (di fatto) di Forza Italia, partito di maggioranza relativa a cui tutti questi galantuomini appartenevano. 

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Gli avvenimenti che vi faccio mettere in relazione mostrandovi, sia pur a volo d’uccello e per sommi capi, di cosa si tratta, si sono svolti sostanzialmente negli anni che vanno dal fine millennio fino a quando, era il 28 maggio 2010, Marco Mancini, dirigente del Sismi, ed Emanuele Cipriani, già in organico tra gli “invisibili” nei reparti della Squadra Speciale Anticrimine e nell’antiterrorismo voluto da Carlo Alberto Dalla Chiesa, furono prosciolti per i reati di cui capirete la complessità, più avanti nel racconto. In quella fase giudiziaria, Giuliano Tavaroli paga per tutti, patteggiando la pena a quattro anni e sei mesi. I tre “carabinieri invisibili”, nell’Arma di secoli addietro (Tavaroli, Cipriani, Mancini), escono di scena e il processo, importante da tanti punti di vista, si sgonfia d’interesse “gossipparo” e vede avviarsi a soluzione i reati di altri con il solito trucco/opportunità della prescrizione. Noi che invece non facciamo i magistrati ma, metaforicamente, alleviamo/coltiviamo maiali/bambù, cioè la capacità di estrarre dalla realtà ciò che c’è ma non si vede, vi diremo, post dopo post, da cosa siamo ancora attratti in quella vicenda “telefonica”. Per prima cosa l’interesse è narcisistico perché Grani, vero invisibile fino al 14 febbraio 2012, queste storie, le ha seguite “dentro” la Telecom di Marco Tronchetti Provera, di Giuliano Tavaroli, del Tiger Team da un osservatorio privilegiato ideato e strutturato appositamente in Kami Fabbrica di Idee, per di più pagato dalla stessa Telecom, formalmente incaricato della questione del Braccialetto Elettronico e per elaborare una proposta per un Sistema nazionale centralizzato di intercettazioni telefoniche, senza che nessuno di quei super bollati, certificati, guappi della sicurezza nazionale, si accorgesse di nulla.

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E che così fosse ne ho avuta certezza, anni dopo, quando la vita e il caso Shalabayeva, mi ha fatto conoscere, in carne ed ossa, alcuni personaggi di quella vicenda. In particolare Giuliano Tavaroli e il francese Fulvio Guatteri, trovandoli, ancora, tra loro amici e soci professionalmente dopo la disavventura giudiziaria di anni prima. Amicizia e rapporti professionali che, a loro dire, duravano da decine di anni. Su quelle “decine di anni addietro” in cui uno (Guatteri) era operativo nell’Intelligence francese, cioè arruolato ufficialmente tra coloro che, nel bene e nel male, proteggevano, dando asilo, a Parigi, quelli, che, terroristi rossi, avevano ammazzato i colleghi nell’Arma di Giuliano Tavaroli, tornerò, ricordando, sin da ora, che Tavaroli fu formato a spese dello Stato non perché un giorno usasse “privatamente” le stellette, i nastrini e l’investimento che era costato a tutti voi(l’indennità di cravatta compresa), che era costato a tutti voi (non esistono mica solo i costi e i vitalizi della politica partitica), andandosi a fare bello in Telecom o in altre realtà complesse (Finmeccanica, Ferrovie, Alitalia, Poste o, peggio, multinazionali straniere) sempre appartenenti a quella “rete delle reti” che, da queste parti, continuiamo, a considerare infrastrutture critiche che nulla devono avere a che fare con il libero mercato. E poi si parla dei magistrati in politica!

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Direi che un Paese che volesse ricominciare, amici a cinque stelle a voi mi rivolgo, a parlare seriamente di sovranità nazionale e di sicurezza dello Stato, vincoli di questa natura (se sei stato a mie spese nell’Intelligence o nei reparti operativi anti terrorismo, ti devi accontentare della pensione o, se per un qualunque motivo esci dall’Amministrazione prima del tempo, non puoi assumere incarichi, vita natural durante, affini a ciò che hai studiato ed appreso a spese della Repubblica) dovrebbe porsi il problema di saperli elaborare ed attuare. Questo post, che si prospetta lungo e importante, per forma e sostanza, lo spezzo in più puntate. Per tanto, mi fermo su questa ultima indicazione programmatica (l’incompatibilità, durante e dopo il servizio) che spero venga capita, da chi di dovere, nella sua natura primariamente politica, prima ancora che tecnico giuridica.

Continua…

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Oreste Grani/Leo Rugens che, con oggi, su questa questione del non uso privato degli investimenti dello Stato in materia di Intelligence  qualche altro migliaio di nemici se li è certamente fatti.

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