Esce “Il voto di scambio politico-mafioso” di Giarrusso-Leccese e vi invito a comprarlo

   il voto di scambio

Il 16 aprile del 1993 (come vedete siamo nel pieno del biennio ’92-’93, periodo giustamente non solo investigato dalla magistratura ma dagli studiosi competenti in materia) Giuliano Di Bernardo, Gran Maestro da due anni e mezzo, lascia, insieme ad un gruppo di altri Maestri, rappresentanti di varie Logge, il Grande Oriente d’Italia per – si disse – formare una nuova obbedienza massonica. Tutto questo avviene a meno di un mese dalla “resa dei conti” dell’ultima Gran Loggia, quando Di Bernardo sconfisse durante un’infuocata assemblea, la minoranza capeggiata dall’ex capo della massoneria Armando Corona. I motivi che hanno consigliato il Gran Maestro a fare questa clamorosa mossa vanno ricercati da una parte nelle pressioni della casa madre inglese, la massoneria formalmente più potente del mondo, preoccupata del buon nome della fratellanza universale dopo le ultime rivelazioni dei pentiti sui legami tra mafia e massoneria; dall’altra dalle prossime mosse possibili dell’inchiesta calabrese (Mani segrete) condotta dal procuratore capo di Palmi, Agostino Cordova, sulle logge di quella terra. Queste parole servono, con tutti i limiti di linguaggio e di ricostruzioni superficiali di cui mi scuso con chi ne sa centomila volte più di me, ad introdurre il nome di Agostino Cordova, che, valente magistrato, cittadino probo, già un quarto di secolo addietro, aveva capito, in un momento altamente drammatico per la vita della Repubblica, quanto il groviglio bituminoso delle logge inquinate e della criminalità lasciata crescere senza limiti, si stava impadronendo del tessuto connettivo dello Stato divenendo questo groviglio bituminoso lui stesso lo Stato e non genericamente “antistato” come ho sentito ben dire ieri l’altro alla presentazione del libro scritto a quattro mani dal sen. Mario Michele Giarrusso, del M5S, e Andrea Leccese, saggista, esperto di mafie, “Il voto di scambio politico-mafioso” che l’ottima casa “Armando Editore” ha deciso di pubblicare. Il libro è stato presentato, nell’ambito della giornata inaugurale (6 dicembre 2017) della manifestazione Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, “Più libri Più liberi” che si è tenuta presso gli spazi espositivi macroscopici della Nuvola di Fuksas, all’Eur di Roma. Il libro, che ho già letto di un fiato, va comprato e va studiato, pieno come è di pensiero di uno come il senatore Giarrusso che è arrivato alla politica parlamentare, dopo un impegno civile, culturale e professionale di anni, tutto dedicato, senza ombra di dubbio alcuno, alla lotta alle mafie. Per questo impegno certo, il boss Giuseppe Graviano, condannato per le stragi del ’92-’93 e per l’omicidio di Don Pino Puglisi, lo definisce “pericoloso” per Cosa Nostra ovviamente. Pagine preziose quelle di questo libro, arricchito ulteriormente da un’intervista esclusiva ad Agostino Cordova (ormai anziano ma a leggerlo mi sembra lucidissimo nell’analisi sulla pericolosità della sottovalutazione di fenomeni tanto complessi) di cui ho fatto cenno nell’incipit del post. Non mi posso esimere da riprodurre, a conforto delle tesi di Giarrusso e di Leccese, ben rappresentate dall’intervista a Cordova, alcune pagine di un altro libro che andrebbe non solo comprato ma riletto ogni volta che, in altri libri, si fanno riferimenti a quegli anni e a quelle complessità: Il Caso Genchi – Storia di un uomo in balia dello Stato.

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La bibbia di cui parlo (quasi 1.000 pagine) è stata scritta dallo stesso Genchi e da Edoardo Montolli, con prefazione di Marco Travaglio.

Da pag. 166 a pag.169 (che oggi riproduco) non un rigo che non sia di supporto a quanto viene sostenuto, oggi, in tema di “voto di scambio” da Giarrusso e Leccese nel loro sforzo concettuale. Sinergici questi due libri, uno agile per numero di pagine e l’altro mai smentito in una sola riga. E le righe scritte da Genchi, tenetene conto, sono oltre 35.000 mila per complessive almeno 300.000 parole. Una più una meno. Ho detto della snellezza dello sforzo concettuale presente in “Il voto di scambio politico-mafioso” ma raramente mi è capitato di leggere un concentrato di verità tecnico-giuridiche così ben rivolto a tutti. Questo volevano fare gli autori e questo sono riusciti a fare. Comprare (dieci euro) quindi il libro della Armando Editore e metterlo in lettura combinata con il volumone di Genghi. Questo ho fatto e da questo ho tratto giovamento. In ultimo, ma non ultimo: raramente ho letto parole così definitive sul comportamento di Giulio Andreotti come quelle mandate in stampa da Giarrusso e Leccese. Che anche per questo mi sono particolarmente simpatici.

Oreste Grani/Leo Rugens

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