La viltà di Alfano ci ha privato di un ottimo servitore dello Stato: Giuseppe Procaccini. Vediamo di rimediare!

L'abaco dei sentimenti confusi

Proviamo a chiamare nemesi il lunghissimo applauso – testimonianza di stima, rispetto, affetto – che ha accolto il Prefetto Giuseppe Procaccini, ieri mattina, alle ore 11:00, alla manifestazione “Più libri più liberi”, durante la quale veniva presentato il suo “L’abaco dei sentimenti confusi“, edito da Gaffi, a sua volta, come mi è apparso in una rapida conversazione intercorsa, appassionato e sensibile operatore culturale. Non entro nel merito del volume, pur avendo ascoltato quelli che lo presentavano (Gianni Letta e Anna Maria Cancellieri che, ovviamente, lo avevano letto) e ne parlavano con grande entusiasmo, ma mi limito al significato forte di quei prolungati applausi (minuti e minuti!) a sottolineare da che parte stavano, nella vergognosa vicenda Shalabayeva-Ablyazov-Kassen-Alfano, ancora oggi, più di ieri, colleghi prefetti, collaboratori, semplici dipendenti del Ministero, cittadini che, numerosissimi e appassionati, si sono presentati all’appuntamento. È ora di mettere insieme le informazioni certe e di non sottrarsi al dovere delle valutazioni degli uomini e delle loro azioni. La neutralità è altra cosa e lasciamola alla geopolitica e alla diplomazia. Già è troppo che ad un personaggio come Angelino Alfano, finalmente obbligato dagli avvenimenti storici alla auto-evaporazione umana e politica, sia stato concesso nella vita di usufruire di un quarto d’ora di celebrità accogliendo le dimissioni di Giuseppe Procaccini, obbligato alle stesse quasi fosse stato lui, viceversa, gran servitore della Repubblica, ad ordire l’oscena messa in scena dell’irruzione nella villetta di Casal Palocco, comandando personale della DIGOS alla caccia (inutile!) di Ablyazov, latitante kazako, non criminale comune ma oppositore politico del Presidente Nazarbayev.  Come è notorio, il Caso Shalabayeva ancora non è chiuso. Tantomeno lo scontro tra Ablyazov e Nazarbayev ha trovato soluzione.

procaccini

L’Italietta, senza una politica estera elaborata in sicurezza e vigilata da agenzie all’altezza, ha pagato un alto prezzo anche in quel caso, lasciando sul campo della Pubblica amministrazione la defezione forzata di Procaccini che, viceversa, si avviava a divenire un ottimo, fidatissimo alle Istituzioni repubblicane, Capo della Polizia. Si è chiusa una porta e si è aperto un portone, si potrebbe dire nella semplicità e ascoltando gli interventi elogiativi di ieri: abbiamo perso un vero fuori classe della Pubblica amministrazione, potremmo aver trovato un valente scrittore. Io, nella mia marginalità ed ininfluenza, oso e arrivo a dire: perché non anche la figura di riferimento di quella Fondazione che alcuni giorni addietro, durante il decennale della riforma dei servizi (2007-2017), il Capo del governo, Paolo Gentiloni, delineava a raccordo, tra il mondo “civile” e quello “militare” (noi da queste parti così ci esprimiamo), necessario al dialogo e alla compenetrazione tra pensiero tecnologico e umanistico, sola soluzione alla sfida implicita nella frattura che non va ampliata tra il mondo umano e tecnologico. Chi meglio di Giuseppe Procaccini, un patriota, colto e competente, stimato da tanti, potrebbe presiedere la Fondazione necessaria a fare da intelligente cuscinetto tra questi mondi che vanno sempre più integrati? Sarebbe anche un segnale di apertura verso quel dialogo politico-culturale che, liberatosi delle figure alla Alfano, va avviato a conferma di una vera volontà di riforma che consenta di coniugare, anche nel mondo della Sicurezza e dell’Intelligence, etica e responsabilità, il cui onesto connubio, fondato sulla reciproca conoscenza, appare come l’argine più efficace a fronteggiare i problemi della ipercomplessità emergente nel mondo contemporaneo e in quello che sarà.

Se fosse anche solo una candidatura, sarebbe il segnale di capacità di dare un contributo in una materia, la scelta delle donne e degli uomini, terreno dove la partita del Governo del Paese, a mesi, si giocherà.

Oreste Grani/Leo Rugens