Obama da dell’Hitler a Trump. Siamo ad un cambio di passo? Viceversa, vediamo di darci una mossa!

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Vi dispiace se oggi scrivo di cose più grandi di me e, soprattutto, se lo faccio in forma diversa?

Quando sento citare Ezra Pound (e ormai la citazione è quotidiana!) a causa delle scelleratezze di quelle ragazzotte e ragazzotti,  violenti prevaricatori, organizzatisi in Casa Pound, mi viene in mente non tanto il valente (a me personalmente comunque antipatico) poeta di per se, ma William Butler Yeats, a cui l’opera di Pound (mi sembra che addirittura Pound gli fece da segretario) diede elementi di suggestione e stimoli di maturazione intellettuale sin dal 1908, anno in cui i due si conobbero. Questo perché mi interessano sempre le interazioni e le contaminazioni culturali che descrivono ciò che non è più uno o l’altro ma che diventa un elemento terzo che li include. Così come mi interessano le associazioni, i club, i cenacoli, i gruppi di intellettuali che si vedono nei bar, nei ristoranti, nei salotti e che un tempo, mi dicono, si incontrassero anche nelle Logge. Mi interessa ciò che assume forma evolutiva (le chiamo convergenze evolutive) dopo processi alchemici e dialogici. Certamente non si può dire che il poeta irlandese W.B.Yeats si sia fatto mancare qualcosa in tema di associazioni, segrete e non, circoli massonici, iniziazioni misteriose.

Fu membro della Golden Dawn, l’Ordine Ermetico dell’Alba Dorata, ad esempio, realtà a cui si ispira, ancora oggi, il partito greco “Alba Dorata”, appunto. Yeats non si fece mancare nulla anche da senatore  irlandese preferendo posizioni parlamentari conservatrici al massimo tanto da farlo essere sostanzialmente ammiratore, in politica estera, del Fascismo italiano, di Hitler visto come vessillifero della lotta al terrorismo sovietico e delle Camice Blu irlandesi, in politica interna. Mi raccomando, quando si è semi-tolleranti nei confronti di Casa Pound ritenendo che ci siano elementi culturali dietro alla scelta di quei giovani, questi ci sono ma sono del tipo che ora mi sono permesso di ricordare. Esistono da secoli massoni e massoni, poeti e poeti, maghi e maghi, politici e politici. Non c’è nulla di più alchemico di un incontro fra intelligenze curiose e audaci come sono, a volte, quelle dei poeti. Ma non nel caso di Pound e Yeats. Nero più nero. Punto. Ogni mente umana che si offre, senza gelosie e chiusure fobiche, pronta a sommare la propria memoria con quelle di altri, in teoria, mi emoziona e mi seduce. In teoria ma non in pratica. Mi attirano gli artisti-maghi, i pittori-maghi, i poeti-maghi, i politici-maghi che ci insegnano a leggere nel libro del passato e del futuro. In particolare mi attirano i maghi-poeti capaci di mediare, a noi uomini semplici, il Mago Supremo.

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Ma guai a non saper discernere il grano dal loglio, chi suggerisce di amare la guerra che dovrebbe vivificare rispetto a chi spera ed opera per la pace. Il tutto vivendo in precario equilibrio tra sonno e veglia, suprema dicotomia di cui, se non si apprende il superamento, si può rimane prigionieri nevrotici di un sonno malato. In realtà questa del superamento dell’innaturale schema dicotomico, di ogni schema dicotomico, è una delle mie “fisse”, tanto da essere arrivato a credere che sia necessario avviare un percorso iniziatico/formativo per potersi liberare delle semplificazioni mortifere del vivere, o nel sogno o nella veglia, nel conscio o nell’inconscio, per arrivare ad inoltrarsi nel regno dei simboli, riportandoli, uno ad uno, o tutti insieme, alla chiara luce della coscienza. Andare oltre la fredda dicotomia è inoltrarsi sul terreno che conduce all’emozione universale e concreta (cum-creta, come mi piace dire), lasciando alle spalle l’astrazione e lo scientismo sterile. L’arte, la poesia, la cultura devono ricevere il compito di trovare la soluzione salvifica per sfuggire alla povertà di un orientamento troppo cosciente perché i popoli non vengano schiacciati e le città non vengano distrutte.

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Yeats, cantore della mitica Irlanda, scrisse con-fondendo a volte Giocacchino da Fiore e il suo Monastero di Cortale, l’Urbino del Cortegiano, il Giappone dei samurai e, nel farlo, cantò un’aristocrazia che difende la cerimonia, la ritualità ma che nulla a che vedere con quanto, in altra sede, nella mia semplicità, ho definito l’arte del sapersi ritrarre, del saper dire di no, del saper servire sottraendosi alle lusinghe delle cose e del soldo che regolasse esclusivamente la missione del “soldato”. Mi attrae l’arte del vivere per se ma a difesa prioritariamente della Comunità. L’arte/pensiero di Gioacchino da Fiore, per bocca e mani di Yeats che lo studiò e “artisticamente” lo usò nel suo “Le Tavole della Legge”, pochi la conoscono. Questa superficiale o strabica (nessuno si offenda) conoscenza potrebbe aver indotto in errore studiosi quando, eletto il presidente Obama, con troppa semplicità alcuni avvallarono l’idea che Obama fosse un massone consolidato, affiliato nel nome e secondo pensieri complessi riconducibili alla profezia per cui Gioacchino è noto, lo ripeto, a studiosi di tali mondi esoterici e, diciamo, non per questo massonici. Esoterico infatti è, a prescindere dalla cultura e dal linguaggio massonico, ciò che è più interno, intimo, segreto, sostanziale e, in quanto tale, esoterikòs, in greco antico. Quando ci si trova di fronte, viceversa, al termine essoterico (exotericok) è ciò che è più esterno, scoperto, palese, fenomenico e contingente. Solo in questo senso, “esoterico” può essere usato come sinonimo di “iniziatico”, in quanto gli iniziati pretendono di avere accesso a una comprensione più autentica e profonda della realtà sia materiale che spirituale; approdo invece impossibile per dei profani.

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Obama, sia pur istruito di cose latomistiche (era affiliato, sin dal 2005, alla Ur-Lodge “Maat” e questo avveniva in funzione della sua concordata elezione alla Casa Bianca nel tentativo “democratico” di contrastare la sanguinaria “Hathor Pentalpha” della famiglia Bush), non ha incarnato, durante gli otto anni dei suoi mandati, quella qualità di pensiero massonico di “mediazione” tra fratelli che lo scontro mortale in essere tra ur-lodges divise tra antidemocratiche, oligarchiche e il fronte dei libertari e democratici che non trovano modo di reagire a tanta dissennata violenza, necessitava. Se fosse stato formato qualitativamente e nel tempo (le colonne che consacrano la fondazione della “Maat” vengono innalzate solo nel 2004 e già l’anno dopo si dice che Barack Obama ne venga affiliato per volontà di personaggi ormai scomparsi come Ted Kennedy o come il sempre in piedi Bill Clinton, anch’esso, per un momento, pronto alla posizione di mediazione per cui era stata concepita la nuova super loggia), lo avremmo visto più energico nel non consentire l’orrore in essere. Solo l’uscita di ieri (Trump è un Hitler!), espressione durissima ed estrema, gli ridà statura, evocando, come se si fosse risvegliato da un sonno, lo schieramento che vedemmo storicamente organizzarsi intorno a Winston Churchill, Franklin Delano ed Eleanor Roosevelt, quando ormai i mostri nazionalsocialisti avevano scatenato la sanguinaria Seconda Guerra Mondiale e la caccia agli ebrei. Obama doveva, negli intendimenti dei fratelli fondatori della Maat, assumere, grazie ad un suo presunto bagaglio filosofico-spirituale (ecco i riferimenti che sono stati fatti filtrare a Gioacchino da Fiore e alla complessità di tale eventuale processo formativo e quanto, ritengo con altre chiavi interpretative, ebbe a sostenere, prima nel web, l’Emanuela Bambara che altre volte e per altri motivi è stata citata in questo blog), quel ruolo di mediazione culturale che l’aver letto un testo (ma lo aveva mai letto?) come “Expositio in Apocalypsin”, libro profetico secondo cui il Regno del Padre era finito, il Regno del Figlio era in corso, il Regno dello Spirito di là da venire, gli avrebbe dovuto consentire. Se Obama doveva essere l’argine a quanto stiamo assistendo, fuori da ogni semplificazione dei soliti quattro politologi d’accatto italioti, si può certo dire che ha fallito lasciando il posto ad uno come Donald Trump, dopo non aver in alcun modo preparato continuità con il ruolo assegnatogli perché l’Apocalisse non prendesse corpo.

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Perché, se uno ha pensato che una come Hillary Clinton poteva essere la diga alla carneficina montante, non merita alcuna elevazione a nessuna responsabilità di comando e guida. Oggi l’Umanità (e questa è la mia tesi marginale ed ininfluente) è sull’orlo dell’Apocalisse, inutilmente alla ricerca del Regno dello Spirito, perché molti dei furbacchioni che si spacciano per massoni sono in realtà degli stracciaculi del pensiero latomistico, mistico, iniziatico, esoterico, filosofico-sapenziale  che, a mala pena, sanno perché gli esseri defecano, pisciano, spargono sperma, ben rappresentati dai palpatori di culi femminili e di aste maschili che oggi sembrano avere il sopravvento sotto tutti i cieli. La massoneria, nel suo trecentesimo anniversario londinese (ma è mai stata quella la massoneria?) ha fallito nella sua funzione di elevazione dell’uomo. Assistiamo solo (ditemi cosa altro appare) alle conseguenze dell’impazzimento di donnette e di omuncoli che sognano di farsi imperatrici e imperatori del Pianeta. Furia e amarezza crescono ovunque, mentre bande di squinternati-alcolizzati-cocainomani-infoiati cercano di sapere dove siano le “stanze dei bottoni” mentre ormai ignorano perfino dove sia dislocate le asole delle loro giacchette striminzite. Fisiche e metaforiche. Si fa nascere l’ISIS, si fanno tagliare un po’ di teste, si mostrano al Mondo inorridito, si azzera l’Isis. Ma che cazzo state combinando, nel vostro back office da dove pensavate di guidare i popoli? Siete (e certamente stiamo offendendo i barbari con la loro storica salvifica azione iconoclastica) i nuovi barbari, in cerca permanente di atti sempre più sanguinari, brutali, tragici appaganti le vostre disumane ambizioni e i vostri più segreti (questi sono gli ultimi segreti che vi sono rimasti) vizi. Come dobbiamo diversamente definire ciò che, diciamolo senza tema di smentita alcuna, la massoneria, nelle sue forme degenerate dilaganti dopo gli anni ’70, ha generato sulla faccia del Pianeta?

L’involuzione oligarchica, esclusivamente tecnocratico-finanziaria, concepita nelle logge più reazionarie, neo aristocratiche, antidemocratiche (ormai non si trovano termini opportuni per definire questo schifo bituminoso di merda e sangue che siete voi stessi e che generate ogni giorno in ogni angolo del Pianeta) per essere contrastata prima e sconfitta poi, avrebbe bisogno di un sogno che, elaborato durante l’ormai troppo lungo sonno, porti i sopravvissuti ancora animati da idee e coraggio innanzi al Cancello di Mardor per affrontare gli orchi e tutte le creature malvagie che si sono autoproclamate “fratelli massoni”. Viceversa, Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien rimarrà una paracula operazione editoriale come “Massoni società a responsabilità limitata” di Giole Magaldi. Con le dovute proporzioni.

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Se così fosse e fossimo destinati a sentir parlare ancora della centralità di Gerusalemme, di come Putin abbia puntato su Trump, di come la Russia sostenga il M5S, la pallina super affollata ruotante nello spazio, chiamata Terra, nonostante gli impressionanti sviluppi scientifici e tecnologici che sembrano conferire sempre più potere alla specie umana, è meglio che venga disintegrata da un intelligente asteroide, grande a sufficienza per polverizzarla.

Anzi, direi al Grande Architetto, se mi legge, di sbrigarsi. O di darci una chance.

Oreste Grani/Leo Rugens