A giorni si scioglierà la Commissione Moro: peccato!

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Oggi, in un lancio ANSA, esce un pezzo che non va sottovalutato. Intanto perché il professionista che nell’Agenzia cura questi argomenti complessi è Paolo Cucchiarelli, fuori classe dell’investigazione giornalistica. Ieri, tra l’altro, era l’anniversario di Piazza Fontana e pochi hanno saputo fare luce su quella strage come Cucchiarelli. Il pezzo riporta questioni intorno a nuovi elementi che starebbero emergendo. Mi sembrano cose serie, dette da persone serie, da parlamentari seri. Voglio dire lo stesso cosa non mi convince di quanto da settimane esce, riprendendo il senso dei lavori, ad esempio su Formiche di Paolo Messa. Escono articoli ben fatti e come al solito ben informati. Certamente De Vuono era in via Fani. Certamente la fonte ultra attendibile Mino Pecorelli in quel abbinamento De (Vuono) Buffoni ci voleva dire qualcosa secondo la sua tecnica a sciarada. Certamente ci possono essere state sciatterie investigative e qualche scaltrezza opportunistica di appartenenti alle forze dell’ordine/servizi che pensavano di mettere da parte “qualcosa” per fare implicitamente un favore a non si sa ben chi e che poi non hanno saputo come uscirne. Al tempo io non devo rimuovere che nei gli ultimi quaranta anni le guerre per bande intorno ai servizi (e non solo) sono state di natura cruenta e se ci fossero stati elementi di compromissione di alcuni con altri, sarebbero usciti non fosse altro per fottere quello nei confronti di altri. In questo Paese tenere un segreto è veramente difficile e non riesco a convincermi che proprio questo è rimasto così ben sepolto. Certo c’è l’ergastolo intorno a questa cosa è c’è l’onta di essere stati dei burattini. Ma coprire la presenza di undici estranei mi sembra quasi impossibile. Vi devo dire che sono scosso, anche personalmente visto gli spunti investigativi, che emergono. Non quelli relativi a Giorgio Conforto perché solo gli scemi non avevano capito di cosa si trattava. Veniamo al lancio di oggi.

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Secret Team non potrebbe essere certamente un nome di copertura per nessuno! Lo penso e lo dico. Vuol dire infatti, in una semplice traduzione, Gruppo segreto o, al massimo, Squadra segreta. Eppure, in queste ore, emerge, per volontà del deputato Marco Carra (uno per bene nel variegato mondo del PD), che questa sigla è stata messa a fuoco durante il lavoro indefesso della Commissione Moro, che, dopo solo 39  anni, scopre continuamente cose importanti intorno quell’importantissimo sequestro e omicidio. Tra le cose più inquietanti c’è quella che la capacità di centrare i corpi, quasi inermi, dei militari a scorta del leader della DC, è esclusivo merito (mi scuso per l’espressione irriguardosa) di un tiratore scelto dell’esercito ‘ndranghetista presente a dare una mano. Io mi fermo, attonito, a quel che sapevo di quella realtà semplice/complessa detta Brigate Rosse dove anche un criminale dell’epoca come Valerio Morucci o Adriana Faranda, sua compagna, o il loro complice Lanfranco Pace, se ci fosse stata una presenza ingombrante di tale natura, snaturante la “purezza brigatista”, durante quell’operazione apicale, mezza parola l’avrebbero lasciata intendere ed io, tramite Lucio Castellano (ora è deceduto e lo posso dire) ed altri appartenenti alla limitrofa Autonomia lo avrei saputo. Io, come decine e decine, di altre persone. A cominciare da Claudio Signorile che non si deve stupire che Francesco Cossiga lo avesse mandato a chiamare proprio la mattina del 9 maggio perché ritengo che sapesse che Signorile si vedeva per giocare a poker (tra l’altro) con Lanfranco Pace e con Paolo Virno (era come dire che si vedesse/sentisse con Piperno/Morucci/Faranda). Le rivalità tra sigle eversive erano di natura complessa e mezza parola sarebbe uscita se le BR erano inquinate. Stiamo pertanto dicendo che tutto è stato filo diretto, per mesi e mesi, in funzione della botta a Moro e alla politica estera che rappresentava. Certo un’operazione così segreta è possibile ma essendo uscito di tutto in questi 40 anni, non vedo perché proprio questa storia dovrebbe essere così tabù.

i 4 del poker

Pronto a mangiarmi, con un sugo ben fatto, un vecchio maglione tagliato a fettuccine se, invece, si viene a sapere che è tutta una storia di calabresi, intellettuali e non, che hanno ordito il tutto. Non dico che non fosse questione da tenere così segreta ma ritengo che le maglie di tale segreto si sarebbero dovute allentare durante questi decenni. Sapere come era andata la cosa valeva un patrimonio e non parlo di denaro ma di baratti di legge. Stiamo dicendo che nell’operazione più complessa mai osata, in fase di attuazione, il gruppo di fuoco si sarebbe ritrovato degli estranei (almeno 11!!!!!) e quegli estranei sarebbero stati accettati in fase operativa dai nove certamente brigatisti. Stiamo dicendo che negli anni successivi, quando volavano gli ergastoli, nessuno dei nove certamente presenti e altre centinaia di dissociati/pentiti ha detto nulla degli undici in più!!!!! Non mi sembra che stiamo parlando del’Italia e di quei chiacchieroni che ho conosciuto 40 anni addietro. Non funziona come non funziona questa cosa che il bar Olivetti fosse in funzione: basterebbe vedere come erano secche le siepi nelle fioriere la mattina dell’attacco. Altrimenti mi dite (e i golf a fettuccine diventano due) che il vero coordinamento di tutta l’operazione è avvenuto nel bar di cui si parla, attività commerciale che era stata mal condotta, fino a fallire/chiudere, come copertura dell’operazione che poi un giorno doveva accadere. Che tipo fosse il nipote dell’onesto Annibale Olivetti (il fondatore del BAR Euclide dell’omonima piazza) era notorio, ma che fosse riconducibile ad intrighi di questa delicatezza e riservatezza, è da escludere. Basterebbe chiederlo, con serietà, ad Andrea (il fotografo), se è ancora vivo, figlio di Annibale, cugino primo di Tullio Olivetti, il sospettato di essere non so cosa. Tullio era un mascalzone e questo si diceva in famiglia (la mia fonte era un cugino primo ma per conto della moglie di Annibale). Era un tipo che “usava il cassetto del bar” (di quello e di un’altro a via Salaria a fianco del cinema Rouge e Noir, mi sembra si chiamasse) e basta: Un tipo mi diceva il cugino in combutta con gli ambienti che tramite alcuni ragazzotti di Piazza Euclide (potrebbe essere stato Beppe Scimone, ad esempio, fratello di Carlo, alto dirigente della Farnesina e amico intimo di Giacomo Mondello, fratello, a sua volta, di Andrea) erano realmente, a loro volta, in contatto con la Banda della Magliana e con i servizi. Ma i servizi erano banalmente altri mascalzoni che agivano con l’arroganza di chi, per storia familiare o altro, si trovavano piazzati (il vizio c’era sin dall’ora) al caldo. Dicono che non sono del tutto rincoglionito ancora oggi. All’epoca, dicono che fossi molto, molto veloce di cervello e sufficientemente coraggioso quando, se si veniva beccati, si finiva uccisi. Io di questi altri 11 non ne ho mai sentito parlare. Undici sono un’infinità. Bene tutto e l’ho detto sono scosso ma su questa cosa degli altri non brigatisti rimango scettico. Uno/due, ma undici, non posso crederci. Si sta per fare un vero ammischione. Mi concentrerei su cose molto più attuali e volgari: perché il generale Mario Mori non prova orrore a farsela con Valerio Morucci a cui addirittura ha affidato la cura promozionale del suo libro “Servizi Segreti”, edito da G-Risk, realtà per cui lavora/lavorava proprio uno degli assassini di Aldo Moro?  Perché non si insiste su Antonio Cornacchia (all’epoca colonnello dei cc), lui certamente piduista e con le mani in pasta su tutto quello che accadeva nella capitale da decenni? Perché Giletti, nella sua Arena, non invita il collega Lanfranco Pace e gli chiede se è vero che, all’epoca della sua militanza brigatista fosse un assiduo giocatore di poker e che questa passione la espletava mentre Moro era prigioniero e che al suo tavolino si sedevano il ministro Claudio Signorile (ecco, lo ripeto, perché Cossiga lo manda a chiamare la mattina del 9 maggio), l’attore Renato Salvatori e Paolo Virno, in un paradossale rituale gioco di ruoli? Il potere politico e i terroristi. Forse se Signorile non muore prima, potrebbe raccontarci cosa si dicevano mentre giocavano e forse, sia pure pugliese, lui si figura double cross, ci potrebbe parlare di Calabria e di massoni calabresi.

Oreste Grani che vista l’aria comincia a scegliere il maglione da fare a fettuccine

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