Ma chi sono in realtà Padoan e Visco?

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Non so se si coglie che la Commissione Parlamentare sulle banche (come altre commissioni) è un luogo atipico (ma un luogo) di investigazione, dove si ipotizza che qualcuno, per i più diversi motivi, abbia commesso degli atti illeciti che, per semplicità e senza voler suggestionare nessuno, chiamerò crimini. Criminetti, criminini, ma sempre crimini. Oppure, semplicemente, la Commissione potrebbe appurare che nessuno, come tutti ci auguriamo, ha violato la legge. Se di crimini si tratta, i commissari-investigatori, dovrebbero saperne di criminologia. E di come si interroga un presunto criminale. La criminologia, ritengo lo sappiate, è lo studio del comportamento del criminale prima, durante e dopo il crimine. Soprattutto la criminologia valuta, studia e interpreta il crimine e il criminale sotto gli aspetti motivazionali, situazionali, psicologici, sociologici, statistici, comportamentali ed esecutivi. In alcuni casi, ma non è questo, medico-legali. Non facile quindi fare domande, cioè investigare, quando ci si trova di fronte a crimini sofisticati come quelli perpetuati o meno nel mondo della finanza o della Pubblica Amministrazione. In questi giorni, comunque, si affrontano ricostruzioni relative a comportamenti tenuti da persone che potrebbero aver loro stesse perpetuato crimini o aver indotto altri ad atti criminali o ad aver determinato, con le loro attività professionali, espletate con diligenza o meno, le condizioni psicologiche, in vittime indirette di tali azioni (la perdita di risparmi) fino a darsi la morte. Che non è un atto lecito. Tantomeno indurre scientemente (o meno) un cittadino a suicidarsi. Direi quindi che la materia investigata non sono solo le bugie di Tizio/a o di Sempronio/a ma ben altri moventi, ben altri legami associativi che potrebbero esistere tra gli investigati/testimoni e che, scoperti o compresi nella loro natura culturale e socio-ambientale, economico-affaristico potrebbe rivelare i moventi di alcuni comportamenti o reticenze o, in alcuni casi, menzogne. Ecco perché l’esame del teste/sospettato di qualche “cosa” attinente al problema che si deve risolvere, avrebbe necessità sempre di approfondita scelta della figura del problem solver di un processo investigativo. Ma chi li ha scelti questi membri della Commissione e con che criterio? Una vicenda che si è articolata in anni, in diverse realtà territoriali, con al centro il dio denaro e il potere che ne deriva, non è vicenda da affidare a chiunque. Gli avvenimenti determinatisi intorno alle banche si devono a scelte e legami di natura rizomica, spesso oscura e, certamente, massonica. Stiamo parlando di territori quasi tutti fortemente “segnati” da logge e da rivalità tra le stesse. Per avvicinarsi a una tale complessità (si chiamano, non a caso, grovigli bituminosi) non credo che possa essere sufficiente una sia pur lunga esperienza nell’uso del metodo analitico cartesiano in quanto questo metodo investigativo si applica quando il quadro globale di riferimento è delineato da un insieme di dati certi e incontrovertibili (e non mi sembra il caso in questione) ed attuato secondo le quattro regole auree di tale metodo: 1) l’evidenza, 2) l’analisi, 3) la sintesi. 4) il controllo.

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Non è la sede per sostenere perché un approccio simile non sarebbe certamente sufficiente di fronte ad un compito di questa dimensione ma certamente Cartesio non è sufficiente, se pure fosse conosciuto dai membri della Commissione. Siamo in presenza (e questi sono i limiti e questa è l’ipocrisia della rappresentazione teatrale in essere) della pretesa di districarsi nel labirinto del potere massonico per eccellenza con quattro domandine e qualche battibecco ad uso e consumo dei telegiornali e dei loro spettatori.  Sono quasi tentato di credere che Maria Teresa Boschi non abbia ancora capito chi sia suo padre e perché dei massoni acclarati lo abbiano portato da uno come Flavio Carboni. L’evidenza cartesiana nel metodo investigativo, ad esempio, aiuta a tenere nella giusta considerazione il fatto che il Boschi da Carboni ci sia andato, ma saper riunire e organizzare le diverse conoscenze per poter operare con efficacia, valutare, decidere ed agire quando occorre collegare tutti i dati a disposizione e tutti i risultati delle altre fasi analitiche operative, è ben altro. Ci vuole almeno, di fronte a questa porzione importante di storia patria (cosa sono altro le banche?), un approccio consapevole mediante il metodo sistemico che, come sa chi sa di cosa stia scrivendo, tiene conto principalmente delle interrelazioni, delle interazioni e delle correlazioni esistenti tra i diversi elementi del sistema di cui è formato il problema da risolvere. Il sistema investigativo necessario per affrontare un groviglio bituminoso come quello di cui si discute in Commissione, è un insieme di elementi di interpretazione dinamica delle parti, dei sottosistemi, delle componenti di cui bisognerebbe almeno conoscerne l’esistenza. Temo, da come si svolgono le sedute, che se anche ci fossero dei “criminali” (tornate alle prime righe di questo atipico post) i commissari non saprebbero investigare un eventuale gruppo di persone che avessero partecipato all’attuazione di un crimine (come volete chiamare la devastazione dei risparmi di centinaia di migliaia di cittadini ingannati?) con regole non scritte ma ferree, dove, se non si sanno rilevare le tracce delle intersecazioni sociali di ognuno, nulla si capisce di chi si ha davanti.

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Il progetto criminale (e potrebbe essere che ci si trovi di fronte ad un progetto criminale se stiamo parlando della movimentazione dei metalli preziosi di tutta Italia!) è un insieme di fasi, di comportamenti e di attività classificabili per qualità, quantità, temporaneità, ranghi, pesi, e modalità esecutive oltre che per fini immediati, a breve e a lungo termine, del tipo logico, finalistico. Faccio solo un esempio: un gruppo criminale (come lo intende questo marginale ed ininfluente blogger non pensando solo al rapinatore in ville), pensa, anni prima, chi mettere alla CONSOB, se per caso le cose si dovessero mettere male. Non sto dicendo che nessuno è un criminale ma semplicemente che per piazzare gente ai posti-hub, in Italia (e non solo) ci si ammazza. E a volte non solo metaforicamente. Come sapete è lo sport nazionale e tutte le intercettazioni effettuate nei decenni danno ragione a questa tesi. Un vero Pool Investigativo (e questo avrebbe dovuto essere, al meno in parte, la Commissione), è un gruppo di specialisti che, utilizzando un sistema noetico e logico, capisce di organizzazioni umane. E la massoneria è un’organizzazione umana. Vengo al punto. Nei prossimi giorni arrivano davanti ai commissari tali Pier Carlo Padoan e Ignazio Visco. Con uno, Visco, ho un conto da regolare in quanto Governatore di quella Banca d’Italia che non mi vuole cambiare, in euro, un milione di vecchie lire che ho trovato appese dietro un pensile durante un trasloco e quindi potrei essere prevenuto, ma con l’altro, Padoan, non dovrei avere niente se non che non capisco chi lo abbia presentato a corte e da dove sia spuntato, come scienziato della materia economico-finanziaria, non avendo trovato, sulla faccia del Pianeta, un solo suo libro, un atto di un convegno, una sua intervista in cui sostenesse la tesi, prima dell’evento catastrofico del 2007-8, che ci sarebbe stata una crisi finanziaria mondiale della dimensione che ancora perdura. Un mediocre qualunque dunque, imposto da non si sa chi. Entrambi comunque indicati da fonti, mai smentite e riprodotte in decine di migliaia di copie, di essere affiliati alla massoneria. Uno (Visco) in una super loggia intitolata a Edmund Burke, che certo non era un pensatore tranquillizzante, e l’altro, Padoan, peggio, perché non ha mai smentito (così risulta) di essere iniziato in più logge e, tra le altre, alle potentissime “Compass Star-Rose” e “Pan-Europa”. Sarebbe significativo e utile alla Repubblica se, in esordio, davanti alla Commissione, prima della deposizione, il presidente Pier Ferdinando Casini, chiedesse, nello spirito investigativo complesso a cui ho fatto riferimento, tanto per capire il grado di affidabilità della testimonianza, se, entrambi, abbiano alcuna affiliazione/iscrizione a queste strutture di potere sovranazionale. Così nel caso negassero e mai venisse fuori prova del contrario, negli Annali della Repubblica rimarrebbe traccia della fedeltà dei due servitori dello Stato (in realtà Visco, con lo Stato, c’entra poco perché la Banca d’Italia, tranne una piccola quota, è di privati). Nel caso invece che, ipotesi improbabile, spuntassero, un giorno lontano, documenti di verbalizzazione di tale affiliazione, sapremmo che tutta questa storia delle banche, delle commissioni, dei signori per bene che sfilavano a giurare che nessuno sapeva niente di niente, era una gran messa in scena finalizzata esclusivamente a non far scoprire chi aveva drenato e per quali fini, il denaro dei risparmiatori italiani. Fini che, se anche un solo centesimo (parlo di percentuale e non di valute) di quanto si dice delle movimentazioni recondite di alcune di queste banche fosse vero, potrebbero essere di natura macrocriminale e moralmente sconvolgente. A cominciare dal giro dell’oro intorno a Banca Etruria.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Non ho soldi in banca. Non avevo soldi in quelle banche. Se oggi ne avessi, non metterei certamente soldi nelle banche. Voglio dire, assumendomene il rischio, che provo veramente schifo (è un reato dire che provo schifo?) per questo arrogante (è un reato dare dell’arrogante a uno che decide l’ultimo giorno di attività in CONSOB per ammettere che si è incontrato tre volte con la Ministra Boschi e mai parlando d’altro se non di Banca Etruria che andava protetta nel suo mercato specifico che era notoriamente far girare l’oro ad Arezzo e dove la speculazione lo richiedesse?) strapagato che, sprezzante come l’ultimo dei furbi, dire che non sta a lui sapere quale sia la preparazione professionale o meno di una ministra. Provo schifo per una tale messa in scena ad opera di questo bullo della finanza. Sperando che sia un reato dare del bullo della finanza a Giuseppe Vegas. In modo da poterlo incontrare nelle sedi giudiziarie che ritenesse di dover scomodare.

Rifirmo, a scanso di equivoci.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S. al P.S.

Ma per capire che dietro a tutto questo bordello ci sono loschi (non boschi) ambienti affaristico-massonici dovremo aspettare anni? Possibile che come già accadeva per la notissima loggia Propaganda 2, nessuno voglia fare le domande giuste al momento giusto? Eppure, perfino territorialmente, siamo da quelle parti. Lo dico con rispetto per tutti quelli che, anni dopo (a buoi fuggiti), scrivono libri e rivelano di tutto. Il problema è la capacità di incidere sulla contemporaneità e non di piangere sul latte versato. Il problema e macroscopicamente politico e, in quanto tale, culturale.  In questo, in cinque lunghi anni, gli amici a cinque stelle, non hanno dato fondo a quanto era possibile, grazie alla forza elettorale che gli era stata affidata, certi tutti i nove milioni di italiani che li avevano votati che nessuno di loro era coinvolto in questo schifo. Non dico che non sia stato denunciato il possibile, dico che bisognava fare di più e di altro per investigare, anche e soprattutto politicamente. Bisognava studiare, metaforicamente, “criminologia evoluta”, essendo in presenza certa di una partitocrazia criminale. E, come vedete, siete in presenza di una partitocrazia massonica che ha occupato, con scaltrezza e lungimiranza, ogni posizione di controllo. Oltre a quelle di potere.