“Sotto l’attacco del BITCOIN, segnato il destino delle banche!” – dice Netanyahu, uno che se ne dovrebbe intendere

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Nella vita ho avuto l’onore e il piacere di conoscere Don Shiloah, figlio della “leggenda” Reuven Shiloah. Per chi non lo sapesse, stiamo parlando di uno, Reuven, che, con pochi altri, ha fondato il Mossad. Nell’incontro, durato due giorni, Don, a sua volta grande esperto di intelligence e stimatore dell’Italia, Paese in cui aveva soggiornato a lungo per motivi di servizio, mi diede l’idea di un uomo competente, non solo di problematiche geopolitiche ma grande conoscitore di meccanismi legati al potere finanziario. Parlammo, tra l’altro, di autenticità di firme elettroniche e, sia lui che la persona che me lo aveva introdotto, Itzhak Pakin, mi lasciarono l’impressione di capirne come pochi. Io, a mia volta, da alcuni anni mi interessavo di “nomadismo” (è il termine che uso per il navigare di cui tutti parlate) e di cultura antagonista che si stava radicando nel web e di come da quelle parti “oscure”, per definizione e opportunità tecnologiche, si stessero generando dei mostri. Parlammo per ore , nei miei uffici di Palazzo Cenci, di fonti aperte, di intelligence diffusa e partecipata, di reclutamento via web e nelle università e di formazione didattica necessaria al grande cambiamento paradigmatico culturale in essere. Mi accorsi che le due “volpi” sapevano (o così volevano far intendere) di “fine delle banche”, non quanto me ne aspettassi, trovandomi in presenza di due israeliani. Mi feci questa idea quando affrontammo, appunto, il tema del falso, del vero e dell’autentico. Tenete conto che vi indico il retaggio di questi pensieri sull’autentico perché questo è il problema del BITCOIN: chi batte moneta e chi, per tanto, ha l’autorevolezza di definirla autentica o meno. Bolla o meno. Ho già cominciato ad affrontare, alcuni giorni addietro, il tema delle monete elettroniche con il post E SE IL BIT COIN AVESSE UN’ANIMA?.

Oggi mi godo l’intervento di Netanyahu che definisce “segnato il destino delle banche”. E se lo dice lui…

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Questo è il BITCOIN (la leva, di antica memoria, per sollevare il mondo) e leggerlo come bolla o non bolla sarebbe un errore strategico di natura prioritariamente culturale. Cioè tutto. Quello che vedete avvenire è l’espressione, in parte consapevole, di una storia collettiva di un gruppo di pazzi genialoidi e dei loro mirabolanti progetti per il futuro, pensati, utopisticamente (ecco il grande ritorno dell’Utopia da tutti i conservatori/reazionari temuto) per riaprire una partita che sembrava ormai chiusa a vantaggio dei mostri sanguinari, padroni delle banche, periferiche e centrali, delle monete, della vita stessa degli umani.

Netanyahu, a ragion veduta, e per coerenza con il mondo a cui appartiene e risponde, giustamente lancia l’allarme e a la natura del fenomeno: qualcuno si è lanciato alla conquista del cybermondo, per ora sabotando e liberando territori immateriali e per tanto formalmente invisibili e non sono quei quattro sfigati dei soliti terroristi con annessa cintura esplosiva. Stiamo parlando di territori e di comportamenti che prendono forma nell’infosfera ben delineata da Luciano Floridi nella sua lettura della del Pianeta in presenza della Quarta rivoluzione  industriale. Non a caso nel convegno del 23 marzo 2012 (tra pochi mesi faranno sei anni) avevo messo Floridi e Bambara (dei filosofi) e un rabbino, Shalom Babout, al centro del ragionamento sulla vera frontiera dell’Intelligence e della sicurezza nel cybermondo. Bisognava e bisognerà essere filosofi per cogliere i segni del grande cambiamento (si capisce che ancora pochi capiscono di cosa si tratta quando parlano di bolle speculative parlando del BITCOIN) che definiscono un nuovo spazio di relazione tra gli individui, che invece di incontrasi fisicamente, conversano, si scambiano “emozioni”, lavorano in “miniera” simultaneamente a produrre BITCOIN, senza mai incontrasi in realtà, senza respirare veleni, anzi alternando la picconata con la carezza al proprio intelligente felino.

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Tale spazio di scambio e di energie superiori messe al servizio di un disegno rivoluzionario (intendendo di cambiamento senza compromessi), ha generato questo mondo al di la dello schermo, (televisivo, telefonico o di qualunque altra forma dovesse prendere) come sostanzialmente lo scrittore di fantascienza americano William Gibson lo  aveva prefigurato chiamandolo nel romanzo Neuromancer, cyberspace. Per questo e per rispetto a quella formulazione ho continuato a chiamare cybermondo questa terra sconosciuta, solo ora pronto a lasciare il passo alla definizione di Luciano Floridi che chiama tutto questo Infosfera. Aggiungo: nella mia marginalità, anni addietro, ho definito questo processo irreversibile in atto, “progettare l’invisibile”. E a questo pensiero suggestivo ho intitolato la struttura che ho fondato con un manipolo di persone intelligenti e fidate e che ancora, bene o male, dirigo. Dietro la fenomeno BITCOIN, ci sono ormai milioni di donne e uomini, che si sono affiancati, speranzosi e pervasi da sogni utopistici, agli scienziati della prima ora in questo universo dove tra le altre mille e mille meraviglie anche la questione di chi sia la moneta è stata posta e a questa domanda è stata data una prima risposta. Milioni e milioni di turisti stupefatti, avventurieri del sesso, imprenditori, compratori e venditori di tutto, si ritrovano fianco a fianco, nell’invisibilità, con i “fuorilegge fabbricatori di soldi” delle onde lunghe. E invece di essere, come nella vita fino ad oggi reale, legati dalla vicinanza geografica, gli abitanti (e voi che mi state leggendo siete tra questi) gli abitanti di queste “comunità elettroniche” si aggregano secondo affinità elettive di antica memoria o, meglio, per convergenze evolutive, come chiamo, nelle sedi opportune, da molti anni, questi processi invisibili.

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Per anni, in questa cybersocietà, specchio deformante o correggente, della vita reale, si è inventato di tutto. Come potevano pensare che non sarebbe stata inventata una “mossa” elettronica per liberarsi dalla schiavitù del signoraggio imposto da alcuni criminali che, con ogni mezzo sanguinario, si erano fatti re delle monete. Quando è stato certo che l’informatica non sarebbe più stata una questione di calcolatori ma di un modo di vivere, perché non doveva avviarsi la fine di quei luoghi di sopraffazione e paradosso che sono state le banche? Luogo di paradosso dove dei parassiti incapaci nella vita di fare altro, si mettevano dietro ad uno sportello in attesa che quelli che sapevano coltivare la terra, avvitare bulloni, tagliare capelli, cucire abiti, preparare crostate o gelati, fare pompini, guidare camion, gli portassero i soldi. Nicholas Negroponte, un giorno lontanissimo, ebbe a dire: “Stiamo per passare dagli atomi ai bit”. Nella mia semplicità, leggendolo, pensai: dopo le cose, passeremo ai sentimenti (e questo è stato), alla politica (e questo è in essere), al denaro (e questo è ciò che sta accadendo).  Misi il denaro in coda, perché il denaro i potenti se lo tenevano stretto-stretto e andavano, nei miei sogni utopistici, sorpresi nel loro sonno letargico. E così è stato. Non mi interessa se il BITCOIN, comprato da qualcuno a pochi dollari (ne vale oggi 18.000), sia  una bolla o meno che si sgonfierà. Mi interessa di essere in buona compagnia (e in questo Netanyhau lo è) a sostenere che le banche, i banchieri, gli impiegati delle banche, così come li abbiamo conosciuti, non esisteranno più. Mi interessa inoltre aver capito, con anni d’anticipo, che tutto questo sarebbe successo decidendo di non fare il banchiere, il bancario, il titolare di un conto corrente bancario. Le banche andavano trattate come loro pensavano di poter trattare noi/voi (di cosa si parla oltre che delle braccia burrose della bionda Boschi e di suo padre questuante davanti a uno come Flavio Carboni, se non di questa rapina permanente?), senza alcun rimorso o perbenismo. Così andavano e andranno trattati i complici delle banche e di ogni vessazione che avete subito nella vita da una banca. È cominciata la grande avventura della conoscenza diffusa in cui mentre alcuni continuano a voler giocare la partita facendo strage di altri viventi, io, nella mia semplicità e marginalità, vi consiglio di non farvi fuorviare da interpretazioni tradizionali (si gonfia, si sgonfia come se fosse il solito cazzo) ma come il segnale che in molti, moltissimi, un’enormità di persone hanno raccolto il vecchio consiglio di mettersi in cammino portandosi dietro, come arma strategica, il proprio cervello.

va dove ti porta

E nel mio caso anche il cuore, dal momento che, alla mia veneranda età, mi sono innamorato di una bella e rivoluzionaria “minatora”. Ed io ho banalmente deciso di farmi portare “dove mi porta il cuore”. Oltre che il solito noioso cervello.

OresteGrani/Leo Rugens