L’Italia dei Marco Carrai e dei Luigi Bisignani

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Su una cosa ha ragione Matteo Renzi alla luce di questa questione delle banche, piccole o grandi che siano: sono stati dispersi nel nulla (questo non è vero, direbbe Razzi/Crozza perché alcuni si sono appropriati di questi denari rapinati ad altri) 44.000 milioni di euro circa e si parla, da settimane, solo delle gravissime responsabilità della coppia alla guida del PD. Mi sembra Bettino Craxi quando provò a dire “siamo tutti ladri e non solo io”. La chiamata di correità andò a finire malissimo per Craxi e per gran parte dei ladri dell’epoca. Dietro al saccheggio dei risparmi di molti italiani creduloni, c’è, sicuramente, un mondo oscuro che andava opportunamente processato con ben altra determinazione e strumenti investigativi ma questo è ciò che negli ultimi cinque anni doveva accadere ma che non è accaduto. Cosa volevate da una commissione, messa in piedi all’ultimo minuto, presieduta da uno come Pier Ferdinando Casini che è stato per anni felice familiare di uno dei maggiori azionisti del MPS (Francesco Gaetano Caltagirone)?  Sempre babbi, nonni, padri, suoceri, mogli, amanti, figlie, padrini in questa Italia di intrecci “visibili”! Nelle rendicontazioni di queste ore, i grandi assenti sono gli italiani gabbati in attesa di risarcimenti che gli verranno eventualmente erogati a danno di altri italiani che dovranno esborsare per loro. Forse, fra quelli che attraverso “visibili” meccanismi fiscali pagheranno pegno, ci saranno loro stessi.

Questi predatori sono dei veri protervi perché sanno che, in un modo o in un altro, la scamperanno. E alcuni lo faranno vivendo una vecchiaia doratissima, senza mai soffrire un giorno. La villa di Galan (quello del Mose) è stata lasciata volutamente andare in rovina perché non sussistesse neanche un bene con cui saldare i conti con la Repubblica e il saccheggio degli arredi, fino ai bidè, ne è la prova. Seguire i soldi, diceva il povero intelligente Giovanni Falcone. Ma il consiglio non è valido solo per la mafia e i semplici criminali. Pensate che, da quando sono sotto attenzione, i Boschi (padre figlia e indotto) vivano in ristrettezze come chiunque abbia avuto un rovescio, finanziario o di immagine? Loro rimarranno sostanzialmente sia pur colpevoli, ricchi fino all’ultimo giorno della loro vita. Pensate, per tornare ad un caso recente, che gli eredi di Camillo Crociani, Edy Vessel per prima, fuggito in Messico e morto colpevole in esilio il loro capo banda, non sappiano come finire la settimana? Nessuno ha la statura politica e morale per ricordargli che le loro ricchezze hanno un’origine illecita. Anzi, gli fanno predisporre trattative milionarie per vendersi la “loro” Vitrociset che dovrebbe, viceversa, essere dello Stato. Cioè vostra. Così come l’ILVA e mille altre realtà produttive che mai sarebbero state tali senza il saccheggio, tramite le banche preposte, dei vostri risparmi. Loro facevano i froci con il vostro culo, prestando, senza garanzie, ai loro complici, il frutto della vostra frugalità, e voi oggi, sderenati, dovete ripianare i loro bagordi e le loro perversioni.

Ma che vi devono fare di più, ho scritto altre volte. E oggi lo ripeto, calmo-calmo: che vi devono fare di più? I primi soldi (quelli onesti) la oggi miliardaria signora Vessel Crociani li ha guadagnati interpretando parti in cinque profetici film: Guardatele ma non toccatele (valido per alcuni); Il raccomandato di ferro (quello sarà il suo Camillo); Un dollaro di fifa (paura passata dopo poco e non certo provata per un solo dollaro); Il Ladro di Bagdad (non sappiamo, ma presumiamo che Camillo Crociani abbia rubato anche da quelle parti) e, soprattutto, Risate di Gioia di Mario Monicelli che ancora si fanno in quella famiglia, alle vostre spalle. Pensate che non andrà a finire così anche con i neoprotagonisti/e delle pellicole in lavorazione? La verità è che quando si è perso l’attimo (ormai sapete quale intendo) per i ladri di stato, le loro fidanzate, i loro figli cretini si mette in discesa e nessuna tardiva vittoria potrà riaprire la partita. L’andata, a vedere ieri, è finita 3 a 0 anche se voi pensate che ora Carrai/Renzi/Boschi siano all’angolo. Uno è all’angolo quando qualcuno ce lo mette per dargli un carico di botte o per consegnarlo ai carabinieri. Non mi sembra che questa sia l’aria. Un po’ di malumore sotto l’albero, ma niente di più. Nessuno chiede veramente conto della complicità tra Carrai e Renzi valutando che i due hanno tentato di impadronirsi di un comparto (la sicurezza cibernetica) su cui si giocherà (così – sbagliando per eccesso di fiducia-sfiducia nella tecnologia – alcuni pensano) la strategia di sicurezza nazionale. L’assalto non era lecito (e questa è la colpa gravissima) ma non esistono le sedi politiche e culturali per dimostrare la gravità di questi comportamenti. Quei due, sodali da sempre, volevano impadronirsi delle vostre identità telematiche, della protezione delle infrastrutture strategiche, delle interazioni tra il mondo civile e quello militare ogni volta che queste due comunità devono vivere in stretto rapporto. Non volevano farlo solo con i soldi delle banche che dovevano essere salvate dopo essere state amiche e a disposizione degli amici, ma lo facevano dopo essersi confidati a chi tutto questo (informatica e potere politico) avrebbe fatto piacere.

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Fuori dai confini della Nazione. Se non sono dei sabotatori al soldo di paesi terzi questi, chi lo è? Avete letto (spero che lo abbiate fatto) un post PAROLE ONESTE E MEMORI DI FRANCO BERNABÈ IN ONORE DI LEONARDO MAUGERI che ho dedicato alla ricostruzione fedele che Franco Bernabè ha fatto delle modalità con cui alcuni massoni/paramassoni/paraculi hanno, per anni, stretto d’assedio e condizionato l’ENI. Quel modello operativo di assalto ha fatto sempre debole il vostro Paese in balia di queste bande di grassatori al soldo, o di se stessi e della propria ambizione e avidità o, spesso, di pupari dislocati nei punti di potere apicale del Pianeta. La cosa gravissima di questa ennesima vicenda grave è il ruolo acclarato di questo Carrai che andrà attenzionato, con il massimo rigore, se mai ci dovesse essere un governo a guida pentastellata. Governo con le stellette, dove, come dice lo scaltrissimo Luigi Bisignani, per continuare ad accreditarsi come sussurratore informato, sarebbe opportuno non lasciare a casa il generale Umberto Rapetto. Che piace a noi e a tutti gli italiani onesti e intelligenti e non certo, in sincerità di intenti, a Giggino Bisignani. Che spera, viceversa, di potersi misurare con altre semplicità e scarse competenze.

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Oreste Grani/Leo Rugens che quel ragazzo (Bisignani), cominciò ad osservarlo, nei suoi disinvolti atteggiamenti, sin da quando, vivendo  lui fresco di arrivo in Italia, nell’albergo Ritz-Sporting di Piazza Euclide-Via Civinini, muoveva i primi passi nel sottobosco, post Olimpiadi 1960, di una Roma che si cominciava a sprovincializzare. Se la memoria non mi inganna, vista la pochezza (e anche la sporcizia) del bar di servizio della Stazione Ferroviaria Roma Nord, il Bisignani, era solito attraversare la strada, recarsi al Bar Euclide di Annibale Olivetti e fare abitualmente colazione. Cominciando ad In-Farinarsi bene. Molto bene, come da quei bignè fritti, con lo zucchero a velo e tanta crema, non ha mai cessato di fare.

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