Attacco in Libia ad un oleodotto o a non si sa cosa: siamo rovinatiiiiiiiii!

Recently attacked fuel depot in Libya continues to burn

Ma la Libia (che non è mai esistita) non era monitorata/controllata non si sa da chi, alleato a sua volta di non si sa chi, pronto – per soldi – a fare da tappo per l’Europa xenofoba e in particolare perché il Ministro degli Esteri italiano si potesse vantare di essere meno discutibile e macchiettistico di come lo interpreta Maurizio Crozza? Ma andate a farvi fottere! Ricordatevi che qualcuno, in Italia, in sede governativa, per alcuni giorni, ha parlato di occupazione della Libia con 5.000 uomini.  Nel frattempo è successo di tutto, compreso l’assassinio del sindaco di Misurata, cittadina dove, tra l’altro, abbiamo costruito una base militare. Un giorno si sfascia in Austria un hub di un gasdotto e qualcuno ci vuol far credere che i prezzi si innalzeranno per il danno provocato per le poche ore della durata del guasto. Oggi, non si è finito di comporre il primo lancio sulle reti della notizia dell’attacco che qualcun vi dice che il prezzo del greggio si impennerà. Ma questi terroristi stessero a stecca con chi lucra sul prezzo dei carburanti e sulle modalità con cui una classe dirigente di seghe ci ha portato negli ultimi quarant’anni ad una totale dipendenza con queste situazioni di precarietà vera o artificiosamente determinata?

Tra pochi giorni perfezioniamo la missione militare in Niger e da quelle parti cominciano a fare scongiuri. Torno alla Libia come la chiamano questi incompetenti in geografia e geopolitica. Negli anni trenta i fascisti erano abituati a prendere per il culo gli italiani e gli raccontavano che la Libia era povera ma era la naturale prosecuzione dell’Italia in Africa in quanto soli 400 chilometri separavano Tripoli dalla Sicilia. La costa, poco ricca di baie, facile da difendere, ha tre buoni porti: Tobruk bel porto naturale a 500 chilometri da Alessandria d’Egitto e dalla solita Sicilia. Tripoli, nel golfo di Gabes, e Bengasi. Tobruk, eccellente base strategica, soffre della mancanza dei pozzi. Ma che dicevano questi strateghi fascisti e i loro scribacchini? Di quale strategia parlavano, negli anni Trenta? Di quale strategia parlano oggi? Di quale litoranea parlavano per unire Tunisi al Cairo? Quelle berlusconiane di Silvio il genio e di suo fratello Paolo? Tobruk base aerea per l’aviazione littoria.  Oggi Tobruk cosa è e a chi fa gioco. La Libia è povera, rincaravano le trombette di regime, ma si trova in una delle più importanti zone strategiche del Mediterraneo ed è stata sede per molti secoli dei pirati nord-africani e giù cazzate su cazzate per giustificare l’assenza di visione. Mi sembrano le stesse cazzarate, un giorno una, un giorno un’altra, che abbiamo sentito dire in questi anni dopo la morte di Gheddafi. Ho fatto una scelta di massima volgarità lessicale perché non so come trattare questi cazzari che continuano a fare gli strateghi con le orecchie e gli altri orifizi ma sempre rigorosamente degli altri.

Vediamo domani mattina che cosa si inventeranno per spiegarci che la Libia di cui parlano non è più quella dei bei tempi andati in cui la famiglia più potente da quelle parti si chiamava Caramanli, quella del famoso principe che mosse alla guida di duecento nobili (si fa per dire) libici e gli fece omaggio della Spada dell’Islam, ovvero il simbolo della spada di Sidna Alì che, secondo un’antica legenda, cade ciclicamente dal cielo in periodi di calamità, e falciando la terra, decapita tutti i nemici dell’Islam. Come tutti dovrebbero sapere, Mussolini entusiasta rispose che lui era amico di tutti i musulmani del mondo (chissà che cosa ne pensa di questa fratellanza la Giorgia Meloni e tutti i mussoliniani che la affiancano oggi, viceversa tragicamente xenofobi e nemici dell’Islam) e questo secondo me perché si avvicinavano le leggi razziali che dovevano servire anche a far fuori gli ebrei e non i musulmani. Ma questa come si dice è un’altra storia.

Oreste Grani/Leo Rugens che questa sera si sfoga soltanto, sapendo che, viceversa, negli anni passati quello che dovevo dire, di serio, su questo argomento, l’ho già detto.