Il Dio Tempo (Cronos) come unica divinità da venerare

Crono

Nel 1973 (avevo 26 anni!) fui trasferito a Napoli come Personal Manager (Direttore del Personale) di una struttura che, tra l’altro, assisteva “tecnologicamente” la VI Flotta Americana, sommergibili atomici compresi (esperienza indimenticabile). La complessità della vita fece coincidere quel trasferimento (doveva essere un premio/encomio per come mi ero comportato fino a quel momento) con un venerdì 17. Arrivai alle 9:00 di quel giorno di settembre in una Napoli con le barricate perché, nel frattempo, era scoppiato il colera e la vendita delle cozze era vietata. Portavo con me un libro che, mi sembra, fosse intitolato “Come non lavoreremo domani”. Da quella lettura in poi ho sempre riflettuto su quanto, con ben altre capacità e sensibilità, decenni dopo Gianroberto Casaleggio ebbe a scrivere: tempo e lavoro. Chi dirige il Blog di Beppe Grillo, ha ritenuto opportuno pubblicare il brano che troverete a seguire, in occasione del Natale. Io, viceversa, lo inserisco tra alcune pagine che vi segnalo in funzione di una riflessione sulla fine ed inizio dell’anno. Ogni giorno proverò, fino al 31 dicembre, a postare brani su questo tema.  In particolare attinenti alla dicotomia inizio-fine.

clessidra

Il Tempo, quindi, come vera ed unica divinità da venerare. Rimango incuriosito dalla scelta di Casaleggio, semantica-concettuale, del termine antico-celtico “Wasteland”, evidentemente fatta per stimolare ulteriori pensieri complessi nei suoi lettori affezionati. Scelta che non può essere casuale come non lo erano le cose che l’intellettuale, offertosi alla politica, faceva. Sempre.

Oreste Grani/Leo Rugens

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