È tempo di unire le cinque stelle del MoVimento con numerose stellette militari

     Le casette di legno consegnate a Norcia - ANSA (2)

Gentarella che non sa costruire delle casette nelle zone terremotate perché continua a spacciarsi per capace di guidare un Paese? E voi perché, complici silenti o al massimo mugugnatori da bar, la sopportate questa gentarella? Ancor una volta, nella migliore tradizione di inefficienza e malaffare inaugurata dopo il terremoto di Messina del 1908, passando per “l’addizionale calabra” del 1949, facendo sparire tonnellate di denaro per la ricostruzione (si fa per dire) del Belice, dell’Irpinia, fino ai danni ad Amatrice, non siamo stati capaci di ricostruire un bel niente, anche questa volta certi tutti che così sarebbe successo. Mi dite perché in una democrazia il demos non conta niente e non siamo stati capaci di imporre, dico una cosa tanto per dire, che i lavori, nelle terre ultimamente terremotate, li facesse il Genio Militare prendendo, e non solo metaforicamente, a calci in culo imprenditori e amministratori, centrali e non, dando, in pochi mesi una soluzione dignitosa ai nostri onesti compatrioti?

Direte che non si possono far fare i lavori ai militari. Ma chi lo dice? Non solo si potevano fare (o far dirigere, a stretta sorveglianza, i lavori) ma, oltre tutto, si sarebbero fatti in economia controllata e con soluzioni tecnologiche avanzatissime ed assolutamente sicure. Se pensate che stia leggendo un “libro dei sogni” che non corrisponde a capacità oggettive di coordinamento e supervisione da parte di ambienti militari di comprovata lealtà alla Repubblica, è arrivato il tempo di dire che, invece, so cosa dico e perché faccio affermazioni di tale impegnativa portata. È ora di dire, perché in troppi tacciono, che i nostri militari devono servire anche a questo. Anzi, sono certo, gli italiani onesti e ancora lucidi, vorrebbero constatare risposte rapide ed efficienti non solo quando si tratta di ragionare della nostra indispensabilità in Afghanistan, Iraq, Somalia, Libano, Libia, ora Niger ma quando la capacità organizzativa e di disciplina consapevole consentirebbe di risolvere problemi e rafforzare il legame “civile-militare” a suo tempo delineato nel COCIM e oggi, viceversa, circoscritta a dove la geopolitica, pensata e imposta da altri, ci obbliga.

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Il 28 maggio 1983, a firma del Gen. C. A. Vittorio Santini, in veste di Capo di SM della Difesa, fu approvata la pubblicazione “La cooperazione civile-militare” e distribuita, secondo una procedura burocraticamente controllata, in migliaia di copie a cominciare dalla Presidenza della Repubblica (quattro copie) finendo con il Centro Applicazioni Militari di Energia Nucleare dove furono inviate due copie del volume. 107 copie, giustamente conoscendo i nostri polli, furono fatte pervenire al Ministero di Grazia e Giustizia. Vi risparmio il resto dell’elenco e le considerazioni. La pubblicazione delineava gli aspetti dottrinali e strutturali della “Cooperazione civile-militare”, denominata COCIM. Illustrava l’organizzazione in quel momento esistente e ne individuava i prevedibili sviluppi. Fissava le procedure operative atte a realizzare, in caso di emergenza, detta Cooperazione. Per essere infine una raccolta di norme che, in attesa di una codificazione ufficiale, potevano essere proficuamente utilizzate sia nel corso di esercitazioni del tipo HILEX, WINTEX, DITEX (così erano classificate) che per pubbliche calamità. È esistita quindi una normativa (e si è anche da quel momento evoluta/involuta) che consente di fare fronte contro le calamità ma non solo per incolonnare i mezzi ma per cominciare a non fare più accadere le cose che sempre di più accadono. Oggi con questo post impertinente aggiungo detrattori a detrattori di questo blog e della mia semplice persona: la verità è che i militari, in questo Paese senza tradizione e onore, non contano niente. E non che non stiano piazzati, prima e dopo il servizio, in posti di potere ma il potere è circoscritto ai fatti propri e, al massimo, a quelli della propria famiglia. Da oggi agli insulti che mi rifilano a mezza bocca o nell’ombra internettiana, aggiungerò anche quello del golpista! E chi se ne frega! Tanto dal golpismo dicevano che venivo, in quanto pacciardiano, e al golpismo me ne ritorno. Non possiamo continuare a ritenere che i militari debbano essere comandati solo per scelte geopolitiche (spesso incomprensibili) senza poter invece predisporre, dopo averle pre-pensate ma non solo in chiave organizzativa, soluzioni per fronteggiare emergenze determinate da un evento naturale, un incidente involontario o casuale oppure da un fatto calamitoso intenzionalmente provocato dall’uomo. Io sogno/voglio delle forze armate pilastro organizzativo del Paese e in quanto tale voglio che rappresentino il più significativo e, diciamolo, “temuto” deterrente per i nemici, non solo esterni alla Patria ma, alla luce di quanto ciclicamente accade, soprattutto i nemici interni ai confini. Sogno un Paese che si stringa intorno alle sue Forze Armate non solo quando il 2 di giugno sfilano i reparti, ma sempre riconoscendole caratterizzate dalla “prontezza”, dalla “quantità”, dalla “qualità”  rispetto a questi mascalzoni lenti, troppi e di scarsa qualità. Vogliamo gente che venga stimata per l’efficienza delle “operazioni di ripristino”. Alcuni che mi leggono cominceranno a capire dalla terminologia (prontezza, quantità, qualità, operazioni di ripristino) dove vado a parare e dove ormai non si può più sopportare la rappresentazione plateale della corruzione e dell’inefficienza senza reagire. Ma è mai possibile che si debba leggere che la persona che sarebbe più votata alle elezioni regionali del Lazio sarebbe Sergio Pirozzi, sindaco del comune di Amatrice, persona vitale e coraggiosa, solo perché è incazzato nero per quello che le autorità centrali repubblicane stanno facendo/non facendo ai suoi concittadini dopo il terremoto? Vi sembrano criteri di reclutamento, selezione e formazione di una classe dirigente? Il Lazio è uno Stato per estensione, popolazione, PIL, presenza della Capitale e dello Stato Vaticano e noi vogliamo farlo guidare da uno solo perché c’è stato il terremoto ad Amatrice e i soliti inadeguati pretendono di fare loro (e i loro amici) la ricostruzione? Ma non vedete la gravità di una tale situazione? Sarebbe stato più grave passare la mano ad un “governatorato militare”? Ma la volete smettere di raccontare stupidaggini sul dogma egualitario e sulla democrazia? Questa è una dittatura e come tali i tiranni vanno trattati. Manu Militari. Direte che decenni di partitocrazia hanno allevati vertici delle Forze Armate a loro immagine e somiglianza. In parte anche questo è vero. In parte è un rischio che si deve correre. I vertici sono quelli che sono ma dopo Caporetto, cento anni addietro, c’è stato il Piave. La politica va riabilitata in occasione delle elezioni prossime del 4 marzo 2018, eleggendo quanti più cittadini, con i loro limiti ma onesti di fondo, al Parlamento, scegliendoli nelle file del M5S o, con la massima attenzione, negli altri schieramenti. Contestualmente deve crescere nel Paese, da subito, la consapevolezza che se qualcuno volesse conservare l’attuale stato di cose (partitocrazia, inefficienza, corruzione, vincoli politici e amministrativi dettati dalla criminalità organizzata come anche recentemente è successo proditoriamente in Sicilia), a prescindere dalla volontà popolare manifesta (tenete conto che la legge elettorale costruita ad hoc tende a questo come già accaduto nel 2013), nel Paese si dovranno ergere, con passi sostanziali, baluardi a difesa della Costituzione, pro Patria contra omnia.

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È tempo che chi già si addestra e sa operare secondo la consapevolezza del cosa si debba fare, perché, come, con chi, quando, dove e quanto, prenda in mano la situazione emergente che, in quanto emergente, non debba divenire per forza “emergenza” come siete abituati a dover constatare.  La presenza dei militari, in un governo fortemente civile-militare (a cominciare dal generale Umberto Rapetto) è auspicabile ma non come battute elettoralistiche di un vecchio criminale all’angolo come Silvio Berlusconi che vuole usare l’autorevolezza di generali dell’Arma per continuare a farsi i fatti propri, potrebbe essere la soluzione del M5S. Nessuno della vecchia partitocrazia cooptato (quindi nessun accordo con i partiti ma massima vigilanza su chi si imbarca) ma una compagine di governo basata su una organizzazione che preveda, nei vari dicasteri e nel loro stesso evolversi, una forte presenza di giovani militari (e dico giovani!!!) a garanzia di una necessaria tempestività senza la quale l’effetto Roma in caso di vittoria a cinque a stelle, sarebbe moltiplicato all’ennesima potenza. La possibile cooperazione civile-militare che sogno (non è un reato sognare in presenza di questo schifo) consentirebbe di avvalersi di una corretta tecnica organizzativa basata su una struttura centrale, ovviamente politica, ma che utilizzi in sede periferica (questo è il tema, “Centro-Periferia”, che aspetta gli amici a cinque stelle se dovessero vincere) la tempestività di esecuzione delle attività necessarie secondo le decisioni centralmente elaborate. La precipua esigenza del dopo “Primavera 2018” (sempre se, nonostante questa legge, il M5S dovesse ricevere l’incarico dal Presidente della Repubblica) sarà quella di avvalersi, in seno agli organi delle varie amministrazioni territoriali, di una corretta tecnica organizzativa che si basi certamente sulla struttura centrale ma su strutture periferiche che non possano fare come vogliono loro. I prefetti, quando sono di statura intellettuale, saranno degli alleati preziosissimi. E tanto perché siamo in tema ve lo do io un nome di un possibile ministro dell’Interno che spiazzerebbe tutti e chiuderebbe in modo tombale l’era degli Angelino Alfano: Giuseppe Procaccini, servitore dello Stato, conoscitore della macchina ministeriale come pochi, cittadino colto e moralmente ineccepibile. Comunque, se lui lo volesse, se fossi Luigi Di Maio, me lo chiamerei vicino-vicino, a prescindere da con chi ha servito.

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Quando dico civile-militare intendo una compenetrazione di culture che mirino ad una popolazione (è populista un tale pensiero?) informata e ben preparata ad affrontare i pericoli derivanti da qualsiasi emergenza. Questo è il dettame costituzionale e questo – oggi ha settanta anni la promulgazione –  sarebbe il giusto modo di onorare tale anniversario. La prima vera emergenza è data dal passaggio da una banda di cialtroni/iene che hanno sbrindellato il tessuto connettivo della Nazione per decenni a proprio esclusivo uso personale, a dei bravi ragazzi e ragazze a cinque stelle che potrebbero (vedi i mille Marra/Scarpellini pronti ad ingannare le Virginia Raggi di turno) essere travolti dalla complessità degli avvenimenti, quelli in essere e quelli geopolitici in divenire. Sarà una storia di sincronismo senza il quale tutto si affastellerà, cento volte di più di come è successo a Roma.

Loretta-Napoleoni

Quando (era il 6 luglio 2016 – IL NOSTRO CANDIDATO A ZAR DELLA CYBER SECURITY: GEN. UMBERTO RAPETTO) ho indicato in Umberto Rapetto una risorsa, stavo dicendo una cosa scontata. Mi fa onore averlo detto in quella data. Oggi, faccio un’altro nome: Giuseppe Procaccini, l’uomo che ha pagato nel Caso Shalabayeva, per conto di quel verme innominabile (si può dare del verme ad uno e non dover essere condannato?) ma che, chiamato nuovamente a servire la Repubblica, sarebbe una certezza di ottimo funzionamento e di lealtà repubblicana. Non mi dimenticherei di Loretta Napoleoni, duttile, competente, internazionale che avrebbe anche, novella Nathan in gonnella, saputo fare bene la sindaca di Roma. Ma non si può avere tutto.

Oreste Grani/Leo Rugens