Più del 50% degli italiani aventi diritto al voto propende, ad oggi, per non votare

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L’operazione “Apatia” che mi è stata, in esclusiva mondiale, illustrata dall’intelligente Tera Patrick, continua a dare frutti ai suoi ideatori. L’ISTAT conferma infatti che gli italiani leggono sempre di meno libri. I giornali cartacei, con l’eccezione del Il Fatto Quotidiano che comincia a soffrire,  sono finiti. Girano solo i settimanali di Cairo, venduti ad un euro.

Senza libri da bruciare perfino i nazisti organizzatisi nell’asse Lega Nazionale (ex Lega Nord) – Casa Pound, si troveranno in difficoltà.

Fuori dagli scherzi, questa storia del calo, ulteriore, dei lettori e dei libri venduti, ci deve spaventare e ci deve riportare alle parole messe a suo tempo in bocca, da questo impertinente blogger, sia a Valentina Nappi (che si incazzò minacciandomi di querela perché gli facevo artatamente dire cose troppo intelligenti) che a Tera Patrick che accetto evidentemente lo scherzo e il ruolo di donna “schermo”. L’apatia ideata a suo tempo per tutto l’occidente democratico con modalità che accenno nei post che oggi ripubblico, comunque, si è diffusa particolarmente in Italia e, con l’apatia, anche la disaffezione al voto e alla partecipazione democratica alla vita pubblica.

TERA PATRICK, CON UN CORAGGIO UNICO E TANTO AMORE PER L’ITALIA, CI MANDA A DIRE

CALERÀ L’ASSENTEISMO GRAZIE A VALENTINA NAPPI, TERA PATRICK E A QUESTO ININFLUENTE BLOG? COSÌ, ALMENO, AUSPICO!

TERA PATRICK: “QUALCUNO, NEGLI USA, DECISE CHE GLI ITALIANI NON DOVESSERO, PER QUALCHE ANNO, ANDARE A VOTARE.”

I danni nel nostro Paese che si è anche dovuto beccare venti anni di berlusconismo mediatico sono evidenti e si sono progressivamente consolidati. A questa mattina, la previsione – per quello che vale – ve la faccio io: siamo oltre il 50% degli aventi diritto al voto che non andranno a votare; all’estero, per fortuna, oltre il 70%. Ho scritto “per fortuna” perché questa legge del voto degli italiani all’estero sta mostrando tutti i limiti. E per ora mi limito nella critica.

Il nemico da battere non è genericamente quindi l’assenteismo ma l’astensione dal voto anche di una parte di quei cittadini che 24 e 25 febbraio 2013 ebbero l’audacia di votare M5S. Motivi complessi stanno creando disaffezione anche tra quelli (8.689.168) che avevano entusiasticamente affidato al coraggioso Giuseppe Grillo da Genova e al suo MoVimento l’attacco alla dittatura partitocratica. L’assalto non riuscì pienamente e questo va onestamente ammesso. Il cambio paradigmatico, dopo il successo a cinque stelle, non si è perfezionato e non per colpa di quei  italiani che si erano fidati/affidati. E’ l’uso che si è fatto di quei voti che ha lasciato insoddisfatti almeno 2,5 milioni di cittadini che entusiasticamente erano pronti a seguire Grillo e Casaleggio fin sulla Luna e ritorno. Questi sono i numeri che oggi sembrano essere in libera uscita: oltre 2 milioni e mezzo di elettori, non compensati dai nuovi che, raggiunta l’età di legge, dovrebbero banalmente pareggiare il naturale turnover dei decessi. Sono elaborazioni di flussi statistici che mi sto inventando di sana pianta e che non devono minimamente preoccupare la dirigenza del M5S che, sicuramente, forte dell’esperienza fino ad oggi mostrata in materia, starà spendendo bene i soldi che, in qualche modo, gli pervengono, sempre dagli italiani, per commissionare sondaggi e rilevamenti di opinione. Tornando con i piedi per terra: dobbiamo vincere il 4 marzo 2018 (o altra data) riportando a votare “tutti” gli 8.689.168 milioni di italiani che hanno investito, a suo tempo, con onestà intellettuale e amor di Patria, su di voi.

Questo farebbe la differenza. Anzi, questa è la sola speranza. Anzi, questo è il punto dolente o vincente. Terzo non è dato.

Quel 100% (parlo degli 8.689.168) corrisponderebbe, sui soli 25 milioni di voti che potrebbero, per protesta, esprimersi, ad un sonoro 35%-36%.

Che i nuovi astenuti, quindi, siano esclusivamente quelli che non se la sentono più di votare la partitocrazia, nelle sue variegate ingannevoli formulazioni. Che a non votare si decidano quelli che prima, turandosi il naso, uscivano di casa e pensavano di essere di sinistra se votavano PD o, di destra, se votavano Forza Italia. Tutti i nostri, viceversa, devono alzarsi e ripetere il gesto del 24-25 febbraio 2013.   

Dovete/dobbiamo ri-creare un clima di vera “nostalgia” per quella speranza, in parte, disattesa; dobbiamo/dovete evocare quel legame di fiducia sui futuri possibili grazie nuovamente a tutti quegli italiani che quel giorno trovarono il piacere/coraggio di apporre il proprio segno sul simbolo pentastellato. Dobbiamo dare nuovamente un movente a quei milioni di italiani, o sarà “recessione” e, con essa, “restaurazione”.

Oreste Grani/Leo Rugens che, ovviamente, non ha mai conosciuto Tera Patrick. Tantomeno, Valentina Nappi ma che, oggi stesso, ha individuato un cittadino che non aveva votato M5S e che, viceversa, convinto dal Leone Ruggente, si recherà alle urne, il 4 marzo 2018, con questa volontà di vittoria.