In ode alla luna e all’amica morte

Mircea Eliade

Come molti di voi sono affezionato alla Luna. Sono – anzi – innamorato dell’astro. Quando l’anno convenzionale si approssima alla fine, da anziano malandato, sono raggiunto da pensieri che si abbinano facilmente ad “origine e fine” come ho anticipato in altri post.

Oggi saccheggio, come lo ricordo, un pensiero di Mircea Eliade, insistente su questo tema della Luna e della rigenerazione del tempo. Per un primitivo – diceva il pensatore sofisticato di cose antropologiche – la rigenerazione del tempo si effettua continuamente, cioè anche in quell’intervallo che è l’ “anno”, e questo è provato dall’antichità e dall’universalità delle credenze relative alla Luna. La Luna è il primo morto (se non volete leggere di questa cosa seria, certa, democratica, cliccate e uscite dal blog), ma anche il primo morto che risuscita. Le fasi della Luna – apparizione, crescita, decrescita, scomparsa seguìta da riapparizione alla fine di tre notti di tenebre – hanno avuto una funzione immensa nell’elaborazione delle concezioni cicliche. La “nascita” di una umanità, la sua crescita, la sua decrepitezza (la sua usura è quella che singolarmente solitamente percepiamo quando si è fortunati e non si muore per colpo istantaneo e violento e, in quanto tale, “ingiusto”) e la sua scomparsa sono assimilate al ciclo lunare. E questa assimilazione non è importante soltanto perché ci rivela la struttura “lunare” del divenire universale, ma anche per le sue conseguenze, leggete bene cosa scrivo, ottimistiche: infatti, proprio come la scomparsa della Luna, non è definitiva, poiché è necessariamente seguìta da una Luna. Questo ottimismo si riduce alla coscienza della normalità della catastrofe ciclica, alla certezza che essa ha un significato e soprattutto che non è mai definitiva. La morte dell’uomo (anche la mia/vostra quindi) e quella dell’umanità sono indispensabili per la loro rigenerazione. Il tempo, che appare il dio di questo meccanismo, non fa che rendere possibile la comparsa e l’esistenza delle cose, compresi me e voi, e non ha nessuna influenza decisiva su queste esistenze – poiché anch’esso si rigenera continuamente.

luna

Oggi mi è presa così e, doverosamente, a questo stato d’animo mi ispiro, sperando di fare cosa gradita anche a quelli di voi che non la pensano come Silvio Berlusconi, ritenendosi immortali. Ciclici e in quanto tali certamente immortali, ma niente di più.

Oreste Grani/Leo Rugens in ode alla Luna e all’amica morte.