È ora di fare i conti con le mafie e con quelli che se la ridono con loro

elio-Vittorini-

   “Molto, molto offeso è il mondo,

           molto offeso, molto offeso,

più che noi stessi non sappiamo”

                   Ed egli disse: – Bene,

      al nostro amico puoi dirglielo.

Digli che come un eremita antico

         io trascorro qui i miei giorni

                           su queste carte

                                e che scrivo,

          la storia del mondo offeso.

    Digli che soffro ma che scrivo,

      e che scrivo di tutte le offese

                                una per una,

e anche di tutte le facce offensive

che ridono per le offese compiute

                              e da compiere.

                                  Elio Vittorini

              (Conversazioni in Sicilia)

 

Chi mi conosce sa che non butto là niente per niente. Non l’ho mai fatto e, tanto meno, lo faccio ora che il tempo che mi è concesso di vivere e di operare si va rapidamente a restringere. Se quindi ho espresso parole che sentivo doverose nei confronti del lavoro politico e culturale del senatore Mario Michele Giarrusso e di Andrea Leccese, intellettuale e servitore dello Stato, dedicato al tema del voto di scambio, mi sembra chiaro che mi stavo per avvicinare al grande tema irrisolto delle mafie e dei politici mafiosi o dei semplici cittadini/professionisti che scelgono di vivere la tragedia assumendo i connotati di chi se la ride, in combutta con quelli “che (se la) ridono per le offese compiute e da compiere”. Se non sei mafioso o complice dei mafiosi e in quanto tale mafioso, non ti può capitare di avvalerti dei servizi dei mafiosi. I casi, viceversa, sono rari e di facile individuazione. Ma sono le famose eccezioni che confermano la regola. Vedremo, anche in questo post, che non butto là niente per niente. L’altro tema a cui sono affezionato è il Tempo, Cronos per intendersi, non solo come “dio” avvolgente e condizionante tutto, ma come elemento di verifica e garanzia degli intenti degli uomini e delle donne a cui è dato di vedere trascorre il Tempo. 

 

Mafia e magistratura, nel tempo, ad esempio, è un tema che in molti hanno trattato. Sul dilemma (così dovrebbe essere) dicotomico (o si è magistrati o si è mafiosi!), molti hanno assunto più facce e, in sostanza, possono aver “riso”, anche non visti, con chi compiva le offese. Alcuni dei “ridenti”, sono stati individuati. Politici certamente, pubblici amministratori molti, investigatori qualcuno, imprenditori troppi, giornalisti troppissimi, magistrati rari, ma alcuni. Gli avvocati vivono ai limiti e li lascio volutamente fuori categoria. Per tutte queste “corporazioni” e ai nomi delle pecore nere, mele marce, utili idioti, complici consapevoli vi rimando, fiducioso di non potermi sbagliare, ad alcune fonti aperte (non la Rete quindi in quanto tale) che vi consiglio di consultare, vista lo complessità del tema e dei ricordi personali necessari per non sbagliare le frequentazioni. Per le citazioni inoppugnabili, figlie del prodotto (i tabulati/prestazioni obbligatorie) delle macchine intelligenti ed autoapprendenti di Giocchino Genchi e l’utilizzo delle carte processuali, direi di non inoltrarsi in questa giungla criminale senza avere, come altre volte ho affermato, in biblioteca Il Caso Genchi – storia di un uomo in balia dello Stato – Aliberti editore, stampato nel dicembre del 2009. Ma, alcuni anni prima, il 5 dicembre 1992, gratuitamente, a cura di quelle che in quel momento erano le Librerie associate, fu ideato, stampato, distribuito, in 40.000 copie, un libro da cui oggi riproduco (con qualche difficoltà visti i caratteri scelti quando si andò in stampa) l’intervista raccolta da Pantaleone Sergi (uno dei coautori dell’iniziativa) al magistrato Agostino Cordova. Ecco il denominatore comune tra le tre iniziative che, scelte tra le tante possibili, in questo post vengono citate: in 25 anni, l’appassionato agire in difesa della verità e del dettame costituzionale di Agostino Cordova, calabrese, viene testimoniato da libri che a vario titolo (due interviste e decine di citazioni relative al suo operato) ce lo descrivono come chi, prima di altri, ha provato ad aprire gli occhi, ad un intere Paese, su cosa era già accaduto, continuava ad accadere relativamente all’intreccio certo tra massoneria e criminalità, soprattutto nel nostro Meridione. “Mafia Anatomia di un Regime” va in stampa, lo ripeto, il 5 Dicembre 1992 e contiene l’intervista che oggi pubblico di Sergi a Cordova; il 20 novembre 2009 è il turno del Il Caso Genchi con decine di citazioni relative alle attività di Cordova; novembre 2017, viene stampato “Il Voto di scambio politico-mafioso” di Mario Michele Giarrusso e Andrea Leccese, con una illuminante, dopo 25 anni ancora coerente, intervista a Cordova. Questo mi interessava lasciare in un ideale quadro sinottico di oltre 25 anni del pensiero e dell’agire di Agostino Cordova, che in troppi decisero che non doveva avere ragione. Quando, viceversa, ne aveva da vendere.

Oreste Grani/Leo Rugens

63- Dott. Pantaleone Sergi - giornalista, storico

P.S. Pantaleone Sergi, è personaggio che mi è caro (lui non sa neanche chi io sia) in quanto del mio millesimo :1947.  Ma questo non dovrebbe bastare. E così infatti è. Mi piace come prolifico e raffinato scrittore, appassionato di storia e vicende meridionali, sempre studiate in stretto rapporto con la cronaca della lotta alla criminalità. Importante la sua intervista ad Agostino Cordova raccolta in quel lontanissimo 1992. Anno determinante per capire il biennio (’92-’93) e il ventennio successivo. Sorgi è un esponente del nostro sud di qualità a prescindere dallo stomaco che ebbe nel fare il portavoce, per cinque anni, di Agazio Loiero, personaggio del mondo politico calabrese, non losco (una vera eccezione) ma a me personalmente antipatico. Un blog serve anche adire cose di questa natura.

Cito Sorgi e lo ricordo sperando di fare cosa gradita.

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