Intercettazioni: mancano 64 giorni per, nella sostanza politica, non farsi mettere il bavaglio

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Fino ad ieri (non è proprio così perché ancora la partita non è finita e la speranza è l’ultima a morire ed io, non essendo nessuno mi permetto di semplificare), la legge – definendo i limiti di ammissibilità – stabiliva (stabilisce quindi) che le intercettazioni erano consentite per fare luce su conversazioni che avvenivano, anche per via telefonica o di/con altre forme di telecomunicazione, nei procedimenti relativi ai seguenti reati: delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a cinque anni; delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni; delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope; delitti concernenti le armi e le sostanze esplosive; delitti di contrabbando; reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività finanziaria, molestia o disturbo alle persone col mezzo del telefono; delitti previsti dall’art. 600ter comma 3 del Codice Penale che sarebbero gli orrendi crimini legati alla pedopornografia. Tutti reati gravissimi e di cui spero la legge non entri nel merito. La storia se ho ben capito e non disturbare gli indagati durante le loro vicende giudiziarie. Ci mancherebbe pure.

Non vorrei che dietro a pensieri mammolescamente rispettosi per la privacy si celino altre ben preparate finalità.

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Le intercettazioni erano consentite o, come dice uno come me nella sua passione per il contrasto alle mafie e alla corruzione, necessarie. Temo, viceversa, che con chiacchiere giuridiche sofisticate, invece di aumentare la possibilità/capacità di fare luce e di assicurare alla giustizia i corrotti, gli amici dei corrotti, i complici dei corrotti operanti in quella zona grigia/nera/verdastra/rossa/arcobaleno che si è ormai liquidamente (va di moda il termine) strutturata tra la partitocrazia e la grande criminalità, si dia la stura ad una stagione euforica in cui si ritiene che ormai se non si è Riina (che è morto) o Matteo Messina Denaro (che forse è morto) si può stare tranquilli e pigri: basta avere piccioli sufficienti per pagare gli specialisti in bonifiche ambientali, definizione che non ha nulla a che vedere con l’inquinamento ma, banalmente, con la messa in sicurezza dei luoghi deputati a discutere il malaffare. Fatte le bonifiche, si possono, pagando le parcelle a chi di dovere, dormire sonni rigeneratori durante i quali è giusto e opportuno sognare ogni atto illecito. Direte che così era anche prima. Ed io rispondo alla luce degli anni vissuti in Italia che da, Walter Beneforti/Tom Ponzi a venire in qua, mai era stata data la stura ad una tale liberatoria se interpreto i primi comunicati e i sorrisetti compiaciuti di alcuni. Se così fosse mi sembrerebbe un errore gravissimo tanto da ipotizzare che qualcuno (chi, dove, come, quando e, soprattutto, perché?), con intelligenza raffinatissima, non si sia posto il problema di trarre in inganno politici e criminali per poi, una notte, fare piazza pulita, forte delle prove raccolte. Mi sembra una tale complice decisione quella di allentare le maglie che arrivo, stanco e vecchio come sono, a ipotizzare/sognare che qualcuno, giovane e forte, si prepari alla grande retata. Anzi, ad una serie di retate. 

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Mi sembra comunque che il mercato dei bonificatori si avvantaggerà di questo provvedimento essendo già oggi, ma potrei sbagliarmi e scrivere una cazzarata di cui mi scuso, l’acquisto di radioricevitori, di cui lo scanner (sarebbe, per semplificare, una delle tecnologie per capire se ci sono “cimici” o altro che vi ascoltano) è una applicazione, libero e va semplicemente comunicato il possesso all’autorità di Pubblica Sicurezza, ovvero all’amministrazione delle Poste e telecomunicazioni. Già oggi, fuori da chi è al servizio dello Stato, nessuno è autorizzato all’ascolto di qualunque emissione (se parlate in autobus dei fatti vostri sono fatti vostri) riguardi ciò che dite. Nessuno può ascoltarvi e già oggi è ritenuta intercettazione abusiva e il farlo costituisce un grave reato.  Nessuno oggi se, non per scelta consapevole e concordata tra cittadini, può registrare la conversazione che intercorre con un altro. Io, ad esempio, ho in questi ultimi anni cercato di introdurre il civilissimo metodo di video registrare le conversazioni di lavoro ma ormai mi sono arreso perché i furbi, i raggiratori, quelli che si preparano a rubarti idee e opportunità, detestano tale prova preventiva. Un giorno mi diletterò a raccontarvi come si individua facilmente uno che viene a raccontarvi cazzate col solo fine di rubarvi non l’argenteria ma l’opera del vostro ingegno e come questo tipo di ladro/truffatore detesti essere video registrato durante le fasi di lavoro.

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Tornando alla normativa che si delinea regolare il futuro investigativo, mi sembrava che il Paese fosse già abbastanza nelle mani di collusi con specialisti a procurare danni alla pubblica amministrazione per rendergli la vita più facile. Non parlo quindi solo dei grandi ladri di Stato anche se avevo capito che erano per fatturato e danni indotti una vera e propria piaga nazionale, ma di tutti quei pesci solo apparentemente piccoli che quando, da servi pagati, procurano puttanelle o puttanelli (pari dignità al sesso a pagamento), o sostanze stupefacenti, o teste di legno per vendere o comprare ville, ai mari o ai monti, potranno non essere presi per un orecchio e indotti a raccontare bene come stiano le cose tra x e y che operano ai danni della Repubblica. Bisognava aumentare le opportunità per quelli che tutti i giorni hanno deciso (o lo avevano deciso?) che era cosa buona e giusta contrastare gli scioglitori di bambini nell’acido, quelli che pensano che i bambini possano essere usati per fini sessuali o spaccio di droghe, o come trasferitori di sostanze esplodenti, o portatori di messaggi appositamente scritti tra criminale e criminale, come assassini di avversari negli affari illeciti, e non ridurre queste opportunità. Direte che queste ipotesi che contemplo (riduzione e non allargamento) non hanno a che vedere con i provvedimenti in atto. Forse è così come dite voi o forse no. E quando sarà certo che avevo ragione io, per l’ennesima volta, sarà tardi. Bisognava aumentare le opportunità investigative, bisognava monitorarli momento per momento, facendosi spalleggiare dai cittadini improntati al proverbio “male non fare , paura non avere”. Punto. Anche in questo gli amici a cinque stelle sono stati poco attenti a cosa si preparava a via Arenula. Direte che non ho capito nulla e che la nuova legge è tutta finalizzata a proteggere gli innocenti che accusati ingiustamente potrebbero soffrire fino ad uccidersi. Direte che la legge ha fini alti, altissimi tali da non far trapelare particolari sugli stili di vita di quelli che sono sospettati di rubare i soldi dello Stato, cioè i vostri. La legge ha la finalità di non divulgare dettagli su dove e su come vanno a finire i soldi che rubano, evitando di far capire anche ai cittadini come i criminali si fanno nella sostanza i cazzi propri a spese della collettività così se riescono a corrompere (è successo), coprire (è successo), farsi (è successo) prosciogliere, far scadere i termini (è successo), assolvere nei vari gradi di giudizio (è successo) nulla deve trapelare.  E basta!!!!!!

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L’anno, diciamolo, si chiude male, molto male. L’unica cosa che aumenta sono le tariffe di beni primari come avere la luce in casa o il fuoco per cucinare. I pochi cacciatori (e denunciatori) dei saccheggiatori della cosa pubblica vengono messi alle strette o scoraggiati e, certo, non vedono aumentare le loro opportunità.  Sessantaquattro giorni ci separano dall’ultima spiaggia.Tale per noi ma non certo per chi viveva e tornerà a vivere di corruzione che, viceversa, ha tutti i motivi di brindare.

Oreste Grani/Leo Rugens