Il futuro del Paese anche nelle mani di Luigi Di Maio 

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Questa cosa di multare con cifre importanti chi volesse fare scientemente il furbo una volta eletto al Parlamento Repubblicano, non mi dispiace per niente. Se ci pensare bene non è solo (e basterebbe!) un problema di coerenza ma anche di credibilità che il MoVimento, sospinto da chi lo ha fondato e sostenuto da quasi nove milioni di italiani che lo hanno votato, vedrebbe messo in discussione. Questo patrimonio valoriale non è di ogni singolo parlamentare che, viceversa, deve operare, sinergicamente e in coerenza con il mandato ricevuto. Se cambia idea, e ne ha diritto, da le dimissioni. Punto. Ora veniamo ad altro tasto dolente. Chi seleziona i candidati capisco che è, da una certa data in poi, Luigi Di Maio. Spero (ne sono certo) che questo sia una dichiarazione che ha sotto intesa l’esistenza di un team che da mesi si allena su criteri di reclutamento, selezione e formazione dei candidati. Diversamente sarebbe una semplificazione e un accentramento bizzarro. Ed è dire poco. Nessuno, anche super dotato, anche con un vissuto diverso da quello formalmente dichiarato da Luigi Di Maio, anche che si fosse sperimentato in altre vite su un terreno di tale complessità avrebbe statura e tempo per risolvere il problema dei problemi che affligge le classi dirigenti dell’intero Pianeta.  Il 15 novembre2017 ho immesso in rete un post particolarmente affettuoso ed accorato, indirizzato ai vertici del M5S, sempre nella speranza che, con metodo automatico di recupero di fatti semanticamente e concettualmente riguardanti le loro attività (che sono anche le nostre) abbiano un qualche interesse a leggermi. Tentare non può nuocere a me certamente che lo faccio con rispetto e in spirito di servizio e a loro che sono liberi di non tener conto dei miei suggerimenti. Il post – preveggente – affrontava il tema del reclutamento e della selezione del ceto politico oggi ufficialmente nelle sole mani di Luigi Di Maio. A me sembra ancora attuale. Vediamo cosa ne pensano gli amici a cinque stelle, ultima speranza democratica per il Paese, viceversa sull’orlo di una crisi di nervi.

Oreste Grani/Leo Rugens


IL CONTRASTO AL VOTO INQUINATO IN SICILIA (E NON SOLO QUELLO) ANDAVA ORGANIZZATO PRIMA E ATTUATO CON BEN ALTRI MEZZI

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Reclutare, selezionare, formare all’arte superiore dell’essere al servizio della comunità civile e politica chiamata Stato repubblicano, è questione di difficile trattazione e soluzione. Aver pensato che lo spontaneismo dei “banchetti”, dell’attivismo territoriale, dell’onesto impegno, risolvesse il problema ipercomplesso di chi e come deve arrivare a saper fare le cose in politica senza il sapere come farle e perché farle, porta a farle, sostanzialmente, come sono sempre state fatte. E questa è, paradossalmente, una forma di conservazione anche da parte di quelli che si erano candidati a fare la “rivoluzione” contro quelli che facevano le cose prima e nel peggiore dei modi. Il non sapere come si fanno le cose porta inevitabilmente alla conservazione o, al massimo, se non peggio, alla restaurazione. Il cambio paradigmatico avviene solo in presenza di fattori culturali e, ai fattori culturali, si mettono le mani con l’educazione e la formazione. Il resto, cioè affidare la speranza allo spontaneismo della rete, è una forma, se attuata in coscienza, di manipolazione gravissima. In questo luogo “mentale e politico” (il MoVimento), lasciato senza istruzione e formazione, si attua il reclutamento e la selezione di bei capolavori che poi si possono chiamare Marra o Fabrizio La Gaipa o altri che, ad oggi, potrebbero essere interrati, pronti smentire, con le loro azioni scellerate, finalità e intendimenti degli onesti fondatori del M5S e di quei milioni di italiani che a loro hanno affidato speranze e futuro. Per non parlare di quelle decine (!) di nullità (e qualche “abbuffino cosciente”) che la lotteria elettorale del 2013, aveva piazzato nel Parlamento. Personaggetti di cui si tace troppo e su cui non sento mai fare la doverosa autocritica. Il Paese, oltre le sceneggiate da bar sulla Nazionale di calcio, espressione di interessi controllati da veri mascalzoni (ma potremmo dire la stessa cosa dei vertici delle Forze Armate, della Consob, del Ministero della Pubblica Istruzione o della pseudo Banca d’Italia, delle Università, degli Ospedali) è stato lasciato troppo solo ed esposto al ritorno dei suoi carnefici partitocratici. Bisognava, assumendo l’onere della guida “rivoluzionaria” del Paese ricordare appunto che ci si trova in una terra dove se uno vi compra una casa a vostra insaputa, vi fanno fare il Ministro dell’Interno, come è accaduto a Claudio Scajola, in modo che possiate, oltre che prendere in giro gli italiani con modalità puerili a giustificazione della corruzione, portarvi via dal Ministero dossier per poi pararvi il culo (il vostro e quello dei vostri accoliti) e ricattare chi di dovere. Chi sia in realtà Claudio Scajola altre vicende di coinvolgimento in atti criminali e i legami comprovati, lo dimostrano senza ombra di dubbio alcuno, primo fra tutti, il triangolo sordido con l’oscuro Amedeo Matacena Jr e la di lui mogliettina Chiara Rizzo.

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Questo è il Paese in cui nessuno ha teso a chiarire l’interesse alla vicenda del trio inquietante di cui sopra, da parte della rivista della Cooperativa 29 giugno, struttura imprenditoriale operativa dedita al malaffare, nelle disponibilità di Buzzi, di quasi tutta la politica romana e, qualche volta, anche di personaggio alla Massimo Carminati. Poi Matacena (uno dei tre) viene cercato, viene trovato, non estradato (perché quel Parlamento inutilmente “conquistato”, in realtà, è filodiretto da tutti meno che dai “rivoluzionari” apritori di scatolette) e chi lo cerca, lo trova o investiga il groviglio bituminoso che lo circonda, si suicida (il bravo colonnello Pace) senza un movente convincente. Così, ad altra latitudine, si suicida David Rossi, sempre circondato da un similare groviglio bituminoso di cui, senza sapienza e esperienze specifiche, si può solo genericamente dire che si sente odore di massoneria. Per inoltrasi nella “giungla”, non dico un corso di ardimento e di sopravvivenza ma una passeggiata per il Sentiero Italia, gliela vogliamo far fare alle creature prima di buttarle nell’Arena?   

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Da quando questa giustificazione (non lo sapevo) ha semi-funzionato per uno come Scajola, gli avvocati dei politici delinquenti, inventano – sistematicamente – di qualcuno che, a loro insaputa (poverini!), li benefica. Il siciliano Edmondo Edy Tamajo ha beccato tonnellate di preferenze, a sua insaputa, appunto, grazie a gente che pagava, per lui, 25 euro a voto. Se fosse vero che questa è la quotazione per vendere il proprio sentire politico, gli italiani/i siciliani si meritano di essere trattati come veri pezzenti della democrazia. A sentire gli avvocati difensori (le prove devono essere ineccepibili) questa storia è vera ma accaduta non consapevole il loro assistito. Fate voi e spingetevi fino a dove volete essere sodomizzati intellettualmente da queste bande di ladri di verità e di prove logiche.

Direi di partire dalla cifra: 25 euro! In queste stesse sere ho visto una trasmissione, sul canale 26, dove una ragazza che si prostituisce, intervistata, senza pudore, rispondeva che lei “faceva pompini per 25 euro”. Per la penetrazione, voleva 50 euro. Rimango sul prezzo del pompino che viene, nei fatti, equiparato da altri al proprio pensiero politico, alla propria libertà, alla propria dignità. Almeno la ragazza, sciacquata la bocca con il colluttorio, può serializzare l’atto e l’incasso. Non so (in realtà lo so) chi abbia ridotto l’Italia mia in queste condizioni, ma certamente non i cittadini organizzati nel M5S. Il resto sono chiacchiere. Vorrei rimanere sul prezzo del “pompino” elettorale.  Comunque c’è qualcosa che non è andato in Sicilia se alcuni hanno una idea delle elezioni equivalente alle “case chiuse” tanto care a Tinto Brass.

La difesa dei valori della democrazia, come si vede, andava organizzata “prima”, con un po’ meno di ingenuità e purezza di mezzi da parte dello staff di Giancarlo Cancelleri: si sapeva che si sarebbe dovuto cercare di far trionfare la verità, il giusto e il dettame costituzionale in una arena dove le scorrettezze sono tutte considerate lecite dai mafiosi, dai politici locali e dove, nei decenni, si è deciso, non poche volte, che il tale aveva scassato la minchia e quindi andava tolto di mezzo.

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Comunque, a cose accadute (come fu distraendosi per Marra/Scarpellini a Roma), sarà difficile ripristinare la legalità. La Regione Sicilia prima che riuscirai a farla sciogliere per voto condizionato dalla Mafia, ti ci fai vecchio. Così come non è sufficiente andare per la seconda volta nella terra delle maggiori Logge massoniche (gli USA), senza aver dimostrato che si sa e si è capito che quel 53% degli indifferenti/apatici che hanno concorso a sconfiggerti in Sicilia, non è frutto di nessuna deriva spontanea ma figlia certa delle attività antidemocratiche, elitarie, massoniche studiate a suo tempo (siamo negli anni Settanta) e attuate perché le persone nel Mondo, progressivamente, si disgustassero delle oscene attività pubbliche delle classi dirigenti e decidessero, non essendoci più speranza, di lasciare campo libero ai criminali sanguinari. I mutamenti dei paradigmi culturali nelle società complesse (e nella terra dei Gattopardi forse bisognava capire che senza tali mutamenti si sarebbe perso), avvengono attraverso l’instaurazione di ambienti sociali perturbati, o peggio, attraverso la manipolazione delle dinamiche occulte dei gruppi. Gli atti (sapete cosa sono gli atti?) di queste conferenze/convegni tenuti sul ruolo delle organizzazioni non governative nell’indebolimento degli Stati nazionali, esistono e non sono fake news eversive. Il Tavistock è un luogo fisico e se uno non sa che negli USA, che va a visitare, il referente di tale luogo di elaborazione strategica è lo Stanford Research Institute, fondato non a caso nell’immediato dopo guerra (1946), e che lo stesso Istituto è consulente dei Rothschild, della Bank of America, della Bechtel Corporation e, soprattutto, della Associazione nazionale per l’Istruzione degli Stati Uniti e meglio che non passa l’Atlantico. Se uno non sa cosa sia stato il Tavistock e che tra i suoi allievi “meglio riusciti” c’è un tale che ancora non muore e che si chiama Heinz (Henry) Alfred Kissinger, difficilmente capirà cosa gli dicono gli americani del Dipartimento di Stato quando e se gli dicono qualcosa. Anche perché, prima di andare negli USA, uno dovrebbe provare a capire perché mai un vecchio cattivo e immortale come il Kissinger di sopra, si possa permettere di dare consigli (se non ordini) a Giorgio Napolitano che, altrettanto vecchio e cattivo, indiscutibilmente tanto ha determinato in Italia perché il cambiamento auspicato dal M5S non avvenisse. Se uno vuole misurarsi con questi giganti del Male, almeno dovrebbe sapere chi sono e cosa si prefiggono.

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Come si vede, ricordando che “Tutte le cose dritte mentono”, “Ogni verità è ricurva” e che “Il tempo stesso e ricurvo” (chi si ricorda chi lo disse?), vediamo di non pensare di poter sconfiggere gente che per arrivare ad attuare manipolazioni occulte di gruppo (o pensate che gli aventi diritto al voto in tutte le democrazie si stanno chiamando fuori nella più assoluta spontaneità?) fonda, decenni prima, disponendo di immensi capitali, luoghi di pensiero e di formazione per provocare quei mutamenti dei paradigmi culturali senza i quali la loro egemonia non sarebbe possibile. Gli oligarchi credono loro stessi per primi nella cultura. Se pensiamo che li si possa sconfiggere con dei “post-ini” e meglio arrendersi subito e farsi dare 25 euro per un voto o per un bocchino, a seconda dei propri gusti personali.   

Oreste Grani/Leo Rugens